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“Italicum”: così non si cambia davvero. Soprattutto per le donne

Il testo base di legge elettorale presentato nella serata di ieri, da cui partirà il confronto parlamentare, è del tutto deludente per quel che riguarda l’equità della rappresentanza di genere.

La questione è molto semplice: la bozza si limita a sancire una parità di presenza femminile e maschile nelle liste, ma non incide su una effettiva parità di elette ed eletti. Così non si cambia davvero, si rischia anzi una sterile e improduttiva operazione di facciata, che non serve al paese.

Nel testo, infatti, non c’è quell’avanzamento necessario per riaffermare e rendere vivo il principio antidiscriminatorio previsto dagli art.3 e 51 della Costituzione, che sanciscono la pari dignità sociale dei cittadini e condizioni di eguaglianza nell’accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive.

Certo la novità che l’articolato del cosiddetto “Italicum” introduce all’art.1, comma 9, ovvero l’inammissibilità delle liste che violano il principio di pari opportunità, con l’obbligo di garantire una rappresentanza 50% e 50%, è un passo importante. Ma la anomala indicazione di un’alternanza di genere da garantire due a due nega poi nella sostanza quello stesso principio.

Dire che nelle liste non possono esserci più di due candidati di fila dello stesso sesso significa annullare ogni possibile effetto positivo della nuova legge in termini di equità di rappresentanza, e accettare che in futuro il Parlamento possa continuare a funzionare con una discriminazione di genere.Non è quello che chiedono le donne, ma soprattutto non è quello che serve al paese e ad un processo di cambiamento che vogliamo netto e reale.

Per rendere realmente efficace il principio di pari opportunità nella rappresentanza elettiva è necessario introdurre un vincolo all’alternanza di genere uno a uno nelle liste e la medesima alternanza nei capilista. Solo così riusciremo a garantire una effettiva parità, evitando che giochi di posizionamento nelle liste – legati alla stima di quanti parlamentari possano effettivamente essere eletti in ogni collegio plurinominale – possano rispettare una formale parità ma poi essere usati per privilegiare un genere rispetto all’altro.

Quello che serve all’Italia è invece una vera parità, non per bilanciare qualche statistica, ma per permettere al paese di costruire le prospettive future potendo contare sul pieno contributo di tutte e tutti, nell’ottica di una reale democrazia paritaria.Occorre allora lavorare per modificare il testo, introducendo la semplice alternanza una donna – un uomo e la parità 50-50 rispetto ai capilista. Così davvero introdurremo una novità storica e contribuiremo a rispettare la Costituzione e rendere più giusto e più efficace il funzionamento del Parlamento.

Per ottenere questa modifica occorre un impegno forte e trasversale, con un’alleanza larga che parta – come già sta accadendo in queste ore – dalle donne di tutti i gruppi parlamentari. Un’alleanza che sappia però superare i tradizionali limiti delle questioni considerate femminili e diventi, per tutte le donne e per tutti gli uomini, una priorità forte quanto le altre su cui è stato trovato l’accordo sul testo.