Politica ed Economia
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La Fondazione Silvia Ruotolo contro la sub-cultura delle mafie

Alessandra Clemente, Assessore ai Giovani del Comune di Napoli, era una bambina di dieci anni quando ha visto la mamma cadere sotto i colpi d’arma da fuoco. Oggi attraverso la fondazione dedicata a sua madre lavora per promuovere l’integrazione sociale dei ragazzi

C’è sempre un ‘prima’ e un ‘dopo’ nella vita di chi viene colpito precocemente da grandi tragedie e sicuramente la morte di un genitore e, in particolare, la perdita della madre, è l’esperienza più dolorosa e grave che un bambino possa incontrare. Alessandra Clemente, Presidente della Fondazione Silvia Ruotolo e Assessore ai Giovani del Comune di Napoli, era una bambina di dieci anni quando, dal terrazzo del suo appartamento, ha visto la mamma cadere sotto i colpi d’arma da fuoco mentre rincasava tenendo per mano Francesco, il suo fratellino minore. Silvia Ruotolo aveva 39 anni quando è stata assassinata “per caso” durante un regolamento di conti tra camorristi.

“Si dice che una ferita sia anche una feritoia, un varco che consente il passaggio, non solo del dolore ma anche di esperienze che arricchiscono, che fanno crescere” racconta Alessandra. “Uno dei regali che ho ricevuto dopo tanta sofferenza è stato l’incontro con Don Ciotti e con Libera, l’associazione da lui creata per combattere le mafie. Poco tempo dopo la tragedia si presentò a casa per dirci ‘Se vorrete, noi saremo al vostro fianco’, facendoci subito sentire meno soli”.

La storia giudiziaria del caso Ruotolo è una storia che racconta di uno Stato che funziona. C’è sempre stata massima collaborazione tra forze dell’ordine, prefettura e magistrati, e man mano i colpevoli sono stati assicurati alla giustizia.

“Mio padre ci teneva sempre aggiornati sullo svolgimento delle indagini e dei processi, con parole che potessero essere comprensibili per dei bambini della nostra età, ma mi rendevo conto che le emozioni che queste notizie mi davano non erano capaci di restituirmi il ricordo di mia madre. Io volevo continuare a sentirla vicina, farlo con la dolcezza che era parte di lei, con qualcosa che le assomigliasse per davvero. E così è nata l’idea di creare una Fondazione a suo nome, che potesse fare qualcosa per i giovani, visto che lei era una insegnante”.

Alessandra e la sua famiglia cominciano a partecipare alle iniziative del Coordinamento Campano dei familiari delle vittime innocenti di criminalità, nato su iniziativa di Libera e animato da Don Tonino Palmese. Si impegnano a sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere la giustizia insieme a tutte le altre unità di base, scuole, associazioni che lavorano sul territorio per diffondere la cultura della legalità. Finalmente, nel luglio del 2007 la 12esima sezione del Tribunale di Napoli decreta un “significativo risarcimento” per l’omicidio di Silvia Ruotolo. Una sentenza importante, con la quale per la prima volta si risarcisce il danno non patrimoniale, ma la perdita del legame parentale. Ed è così che, grazie all’intermediazione del Fondo di solidarietà dello Stato, nel 2011 quel risarcimento consente la nascita della Fondazione Silvia Ruotolo dedicata ai ragazzi a rischio.

“Lavoriamo per contrastare la devianza della sub-cultura mafiosa partendo dall’infanzia, promuovendo l’integrazione sociale di ragazzi e ragazze per superare le marginalità, sviluppando l’educazione alla cittadinanza e la cultura della legalità. Chi quel giorno ha sparato era molto giovane ma già aveva fatto della criminalità una scelta di vita. Ecco perché la Fondazione promuove iniziative specifiche rivolte a scuole carcerarie, a centri di giustizia minorile e ai servizi sociali connessi, nel tentativo di dare una alternativa a questi ragazzi, quando finalmente avranno terminato il percorso di riabilitazione e saranno pronti per un reinserimento nella società”.

Il 2011 è un anno importante per la famiglia Clemente anche perché è l’anno della laurea in Legge di Alessandra e della maturità di Francesco. La Fondazione è finalmente costituita a ha nel suo direttivo persone come Don Ciotti, Rita Borsellino, Tano Grasso, Sandro Ruotolo. Alessandra pensa a quel ‘prima’ e quel ‘dopo’. A chi sarebbe diventata se non ci fosse stato quel terribile passaggio nella sua vita, quella feritoia. Una domanda alle quale non c’è risposta. Decide di partire per proseguire gli studi negli Stati Uniti ed è lì quando arriva la chiamata di Luigi De Magistris, Sindaco di Napoli, che le offre di entrare a far parte della giunta.

“Assessore ai Giovani con delega a politiche giovanili, creatività e innovazione: non poteva esserci proposta più entusiasmante. Una responsabilità enorme ma anche la possibilità di portare un messaggio di cambiamento al maggior numero di persone possibile, di riabilitare i ruoli democratici e combattere quell’impoverimento della governance che si crea quando le persone perdono fiducia nelle istituzioni. Ho capito che il mio posto è ancora a Napoli e sono tornata”.