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Marcella Panseri scrittrice di fiabe (a lieto fine) su richiesta

Faceva la copywriter, tre anni fa arriva la svolta. Si licenzia e inizia a scrivere fiabe su commissione. Finora ne ha scritte una cinquantina l'anno, prima col passaparola poi tramite un sito web. E così è entrata nelle vite di tante persone scoprendo storie vere

Il suo fiabicio casalingo lo ha cercato e pensato a lungo. Marcella Panseri, copywriter di Bergamo era stanca di “scrivere per far guadagnare quella marca di pasta o quella casa di automobili”. E allora si è inventata un lavoro, “poco moderno ma che regala tante soddisfazioni”: scrivere fiabe su commissione. Sono fiabe d’amore, fiabe per chiedere perdono o per mandare messaggi alla persona amata, a un amico.

“Non sono una lettrice di fiabe, mi piace scrivere storie ma mi ero stancata di usare le parole per vendere prodotti. Poi, per fare la copywriter devi lavorare per forza a Milano e io volevo un lavoro che mi permettesse di girare, di viaggiare di essere libera geograficamente. Di essere un giorno a Roma, un giorno a Venezia”. A questo punto, scatta la molla. Ma perché non scrivere una storia, un romanzo? “Non ho mai pensato di avere una scrittura pazzesca, ho scritto sceneggiature per film e ce le ho nel cassetto. Ma scrivere un romanzo è un’altra cosa, leggevo Calvino e capivo che non potevo farlo”. Alle fiabe, in realtà ci era già arrivata tempo prima, quasi per gioco: “Se un amico si era mollato con la fidanzata, io gli scrivevo una fiaba: di certo non risolveva il problema ma magari per qualche giorno risollevava il morale”.

Tre anni fa arriva la svolta. Dice basta al lavoro, si licenzia e inizia a scrivere fiabe su commissione. Finora ne ha scritte una cinquantina l’anno, prima col passaparola poi tramite un sito dove si può contattare (fiabeperdire.com).

“La prima fase è quella più difficile, si tratta della chiacchierata al telefono, durante la quale devo conoscere la persona, la sua storia, prendere elementi per poi costruire la fiaba”. Le è capitato di scrivere per una nonna e per farlo ha dovuto parlare con tutti e sei figli. “Uno di loro, però, era talmente riservato che mi ha fatto parlare con la moglie”. La telefonata dura un’ora circa: “Dopo questo tempo, cerco di fermare la conversazione, anche se qualche volta mi capitano persone molto riservate che devo tempestare di domande, altre invece persone logorroiche che lasciano poco spazio alla conversazione”. Tra le persone che cercano Marcella c’è anche chi le dà la responsabilità di scrivere il finale della propria storia: “Cerco di lasciare sempre un finale aperto”, spiega, “provando a immaginare in base a quello che le persone mi raccontano”.

“In ogni fiaba c’è tanta vita vera, le persone che le ricevono si emozionano, piangono anche di gioia e questo e il più bel ritorno del mio lavoro. Un lavorone, a dire la verità, per una copia soltanto ma che contiene in tutto e per tutto la persona che la riceve”.

I protagonisti vengono ovviamente cambiati, diventano altro, ma chi le chiede di scrivere trova sempre se stesso tra le righe, tanto che non le è mai capitato che qualcuno le dicesse: riscrivi da capo. “Ho scritto fiabe per amanti, sposi e figli”, ricorda. Le è capitata l’amante di uno psichiatra famoso, c’è stata la mamma malata di cancro che ha cercato di spiegare ai figli quello che stava accadendo con una fiaba, oppure quella che con un racconto ha tentato di consolare i suoi bambini per la morte dell’adorato cane. “Una volta mi ha chiamato una signora che per il 40mo anniversario di matrimonio voleva regalare una fiaba al marito per dirgli che aveva deciso di dormire in un’altra stanza perché non ce la faceva più a sentirlo russare, ma non sapeva come dirglielo per non offenderlo”. Oppure un signore le ha chiesto di scrivere per la morte del suo gatto: voleva poi leggere la fiaba pubblicamente in piazza per celebrarlo.

Ci sono temi forti come la morte o la malattia (“Mi è capitato di scrivere una fiaba per una ragazza che voleva dire alla sorella in chemioterapia che ce l’avrebbe fatta e che ci sarebbe stata sempre per i suoi figli qualunque cosa fosse successo”) che altrimenti non potrebbero essere affrontati. Con un racconto di fantasia si possono leggere. “A volte le persone si sfogano con me, come se fossi un telefono amico, mentre raccontano cose molto private”. Per questo, Marcella sta iniziando una collaborazione con alcune psicologhe per riuscire a interpretare meglio la storia delle persone. “Ho scritto fiabe per tante donne incinte che volevano lasciare un ricordo ai loro bambini dell’attesa, perché crescendo alcuni momenti si possono perdere o dimenticare. In questo modo i loro figli da grandi avranno un regalo prezioso di quando le loro mamme li aspettavano”.

Oggi Marcella per essere felice scrive bei finali per gli altri, e mentre lo fa tesse la tela della sua nuova vita piena – oggi sì – di parole e sorrisi.