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Sabrina Toscani: organizzo le vite degli altri ma l’ordine non mi interessa

La figura del Professional Organizer è riconosciuta in America dagli anni Ottanta ma in Italia è ancora poco diffusa, la fondatrice di APOI (Associazione Professional Organizers Italia) nel nostro paese è una pioniera e oggi vive "mettendo a posto" la realtà – mentale e materiale – altrui

“Mi dicevano che ero troppo precisa e rompiscatole. Poi ho scoperto che era un lavoro!” racconta ridendo Sabrina Toscani, fondatrice e presidente della neonata Associazione Professional Organizers Italia (APOI). Una ragazza ha appena perso il lavoro e presa dallo sconforto e dell’ansia non riesce a gestire la ricerca di un nuovo impiego. Una donna accumula oggetti in casa senza rendersene conto, un impiegato non sa mettere ordine sulla scrivania o nel suo pc.

Che si tratti di armadi, desktop del computer, interi uffici, case o garage, il Professional Organizer è una nuova figura professionale che aiuta a ritrovare l’ordine materiale e mentale nella propria vita. Un lavoro agli inizi in Italia, ma riconosciuto fin dagli anni Ottanta in America.

Sabrina Toscani, 43enne di Ravenna, ha girato il mondo: ha vissuto in Germania, Olanda, Messico, Inghilterra. E pur vedendo i limiti del nostro paese ha deciso di tornare per amore della vita, delle persone, della diversa socialità italiana e per portare un po’ d’ordine con la sua nuova professione.

“In realtà – racconta – studi americani dimostrano che solo il 10-12 per cento della popolazione è naturalmente organizzato. Questo in tutto il mondo, quindi l’Italia non fa eccezione, non è né meglio né peggio. Si tratta di imparare a coltivare un’abilità che non è innata”.

APOI con i suoi 45 soci punta a questo: inserirsi in una fetta di mercato e di lavoro ancora sconosciuta e aiutare chi, ad essere ordinato, proprio non ce la fa. I Professional Organizers in Italia stanno aumentando e si stanno formando. Gli uomini iscritti all’associazione sono una decina, circa il 25 per cento.

Una professione per lo più femminile? “Non direi – commenta Toscani – si deve avere l’attitudine all’organizzazione ma è una cosa che può riguardare sia uomini che donne. Certo si lavora molto a contatto con la persona, si pensa a migliorare la vita quotidiana e si deve creare una forte empatia. Forse in questo le donne sono più portate”.

Circa quattro anni fa Sabrina torna in Italia dopo anni di lavoro all’estero come consulente aziendale e decide di concretizzare una sua idea imprenditoriale. Stufa del lavoro da dipendente si guarda attorno e nota che molto spesso le persone non riescono a portare a termine attività semplici e banali.

Cerca su internet e scopre che, a parte alcuni casi isolati, in Italia gli organizzatori di professione non esistono: “Non mi sembrava vero. All’estero è una figura riconosciuta. Ho iniziato una lunga ricerca per trovare persone che si occupassero a diverso titolo di questi aspetti e mi sono messa in contatto con loro”.

L’embrione dell’associazione APOI nasce così, grazie alla rete.

Ora i Professional Organizers hanno la sede nazionale a Ravenna e sono presenti in tutta Italia, da Torino a Faenza passando per Genova e Roma. Nel 2014 è stato organizzato il primo raduno annuale, il prossimo sarà nella capitale nel 2015.

L’associazione ha inoltre messo a punto corsi di formazione per far fronte alle diverse esigenze: “Abbiamo un codice etico di riservatezza perché entriamo in contatto con la sfera privata dei nostri clienti. E poi ci sono diversi casi a cui prepararsi e sui quali specializzarsi. Non ci interessa la bellezza dell’ordine ma il benessere e il nuovo spazio vitale che può dare”.

Sabrina dopo tre anni riesce a vivere del suo nuovo lavoro ma sono molti i colleghi che lo praticano come seconda attività. Non è facile in questo momento lanciarsi del tutto in un mestiere ancora poco conosciuto e capito: “Ci vuole molta intraprendenza ma le persone che iniziano spesso, inconsapevolmente, già hanno l’attitudine ad aiutare a organizzare. Bisogna essere coraggiosi in Italia per buttarsi e fare quello che piace ma è una scelta che ripaga”.