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Simonetta Buttò: il filo del sapere si è spezzato ma il web salverà le biblioteche

È da poco più di una settimana alla guida della Biblioteca nazionale di Napoli e ha una mission: far avanzare l’istituto intitolato a Vittorio Emanuele III, terzo in Italia per importanza e prestigio dei volumi che vi si conservano, nell’era della tecnologia digitale

Per la gran parte dei giornalisti napoletani è “la direttrice”, la responsabile dell’ufficio stampa della biblioteca nazionale di Napoli la presenta anche al maschile, per lo staff della segreteria della biblioteca di storia contemporanea di Roma è sempre “il direttore”.

Per lei, Simonetta Buttò non è un problema. “Io rispondo in entrambi i casi – dice a Donneuropa – Capisco che in altri ambienti, più legati all’ideologia o alla politica, può essere una questione significativa. Ma per me è indifferente, non è un nervo scoperto”.

Da poco più di una settimana alla guida della Biblioteca nazionale di Napoli, Buttò è concentrata su una mission precisa: far avanzare l’istituto intitolato a Vittorio Emanuele III, terzo in Italia per importanza e prestigio dei volumi che vi si conservano, nell’era della tecnologia digitale, archiviare definitivamente attese e lunghe file e carte e cartuscelle per richiedere questo o quel tomo.

Più che una scommessa per la cinquantasettenne romana, già a capo della biblioteca universitaria di Genova e oggi di quella di storia contemporanea di Roma, e, tra molti incarichi, anche componente del comitato scientifico di DigItalia: rivista del digitale nei beni culturali.

Non a caso, poco dopo l’ufficializzazione del nuovo incarico, annunciava l’impegno per rendere la biblioteca napoletana “un luogo sempre più aperto a tutti, in grado di garantire ai cittadini e agli studiosi, con il fondamentale apporto delle tecnologie digitali, servizi innovativi di accesso al sapere, alla conoscenza e all’informazione”.

Come intende farlo? “La tecnologia digitale viene in soccorso al mondo delle biblioteche aiutando a fornire un servizio di base, nel caso in cui, ad esempio, si fornisce una versione digitale dei volumi, rendendoli consultabili via computer anche da casa – spiega – ma è utile anche a organizzare contenuti culturali più complessi. Se utilizzando le risorse digitali a mia disposizione costruisco una banca dati su un determinato argomento, con spunti e approfondimenti specifici, la biblioteca diventa laboratorio di cultura”.

Un progetto preciso, dunque, anche se Buttò preferisce definirla “un’idea guida”. Per realizzarla, si chiami progetto o idea, servono fondi e quelli, purtroppo, sono in costante diminuzione. Una situazione con cui tutti i direttori devono fare i conti.

“I salti mortali, siamo costretti a fare”, sospira Buttò, che sottolinea anche un altro aspetto negativo della situazione in cui versano le biblioteche italiane: la carenza di forze nuove. “Bloccando le assunzioni per molti anni si è creato un buco generazionale, che ha determinato la rottura del know how, per cui attorno a me non ho persone giovani, 35enni, ma neanche 45enni, ai quali trasmettere quel che ho imparato facendo questo lavoro e non c’è nessun giovane che possa scambiare le sue conoscenze, raccontarmi le sue intuizioni, le sue idee. Il filo del sapere si è spezzato, manca lo scambio generazionale e questo è più grave di qualunque spending review”.

La carenza di fondi rende difficili tante cose “a cominciare dall’organizzazione delle mostre. Acquistare i pannelli e i materiali necessari costa”, dice Buttò ma, ancora una volta, ci si può aiutare puntando sul web. “Consorziandoci tra biblioteche per avere accesso a banche dati selezionate in base ai nostri interessi e alle materie cui facciamo maggiormente riferimento si può far fronte alla progressiva diminuzione di risorse”, puntualizza.

Del rischio che le biblioteche restino deserte, neanche a parlarne. “Non è vero, se si offre un servizio non si perde il pubblico. Anzi. È la legge della domanda e dell’offerta”.

Eppure le statistiche rilevano uno spopolamento. “Se si considerano gli ingressi fisici allora il decremento c’è stato, ma se si contano gli accessi digitali la situazione cambia. D’altra parte, la mia esigenza in quanto direttore di biblioteca non è scaldare le sedie. Oggi si parla di lettura ibrida, il metodo di consultazione ha subito modifiche sostanziali. Noi che veniamo destinati a certi incarichi – conclude Buttò – abbiamo il dovere di saperlo di tenere sott’occhio i cambiamenti determinati dall’uso delle tecnologie digitali”.