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Campionissimissime, Ormezzano racconta le donne che hanno lottato nello sport. A teatro

"Nei Giochi Olimpici antichi le donne non erano ammesse neanche tra il pubblico e sono state tenute a lungo lontano dal programma di quelli moderni", l'ex direttore di Tuttosport racconta con le attrici Marlene Pietropaoli, Valeria Francese e Chiara Pautasso sei atlete che hanno lasciato il segno

Uno spettacolo teatrale interamente dedicato alle donne che hanno lottato nello sport. Grazie alla bravura di tre ottime interpreti, bellissime immagini d’archivio e musiche celebri, con Campionissimissime il giornalista Gian Paolo Ormezzano – ventiquattro Olimpiadi raccontate, ex direttore di Tuttosport e editorialista del quotidiano La Stampa – ha voluto raccontare sei ritratti di atlete che hanno lasciato un segno indelebile. Una sorta di rivincita “perché per diverso tempo lo sport ha rappresentato un luogo in cui la donna rincorreva i primati dell’uomo. Nei Giochi Olimpici antichi, d’altra parte, non erano ammesse neanche tra il pubblico, mentre sono state tenute a lungo lontano dal programma di quelli moderni”, spiega l’autore.

Le contadine etiopi costrette a percorrere una distanza equivalente a due maratone al giorno portando sul capo pesantissime brocche di acqua sono il punto di partenza di Marlene Pietropaoli, Valeria Francese e Chiara Pautasso, le attrici che mettono in scena le sofferenze e la determinazione di altre donne. La prima protagonista della pièce è Callipatera, la mamma ateniese che nelle Olimpiadi del 776 a.C. decise di travestirsi da uomo e fingersi allenatore per assistere al trionfo del figlio nella corsa. L’inganno venne però scoperto: il vestito rimase impigliato mentre scavalcava una barriera e, da allora, fu adottato il provvedimento di far denudare all’ingresso non solo gli atleti, ma anche gli spettatori.

Un alone di mistero aleggia tuttora attorno alla figura di Stella Walsh, campionessa olimpica dei 100 piani a Los Angeles nel 1932. Polacca naturalizzata statunitense (il vero cognome era Walasiewicz), venne accusata di essere in realtà un uomo. Quando fu uccisa a 69 anni da una pallottola vagante in un supermercato durante una rapina, l’autopsia rivelò la presenza di caratteristiche genetiche di entrambi i sessi. Della stessa epoca era Josephine McKim, campionessa di nuoto (vinse l’oro nella staffetta sempre a Los Angeles), diventata famosa soprattutto per essere stata la controfigura di Maureen O’Sullivan – interprete di Jane e in seguito, tra l’altro, madre di Mia Farrow – nel film Tarzan e la compagna del 1934.

Campionissimissime racconta anche la storia della norvegese Sonja Henie, bambina prodigio del pattinaggio su ghiaccio, vincitrice di tre ori olimpici e dieci titoli mondiali negli anni Venti e Trenta. Al termine dell’attività sportiva, divenne attrice a Hollywood meritandosi la celebre stella della Walk of Fame, e, successivamente, una delle più celebri collezioniste europee d’arte contemporanea. Del razzismo fu paradossalmente vittima, nonostante la pelle bianca, Karen Muir, la più giovane atleta ad aver battuto un primato mondiale. Ne aveva dodici quando stabilì il primo di una lunga serie di record nel nuoto. Ma non riuscì a partecipare alle Olimpiadi perché nel 1976, quand’era al top della carriera, il suo paese, il Sud Africa, era stato escluso dalle competizioni internazionali come reazione all’apartheid.

Tragica, infine, è la storia di Florence Griffith, la sprinter statunitense che nel 1988 a Seul vinse tre medaglie d’oro nell’atletica leggera (100, 200 e la staffetta 4X100). Morì a neppure 39 anni soffocata da una crisi epilettica nel sonno e con l’accusa di aver assunto sostanze dopanti, accusa tuttavia mai provata.

La capacità di scrittura di Ormezzano, l’abile regia di Adriana Zamboni, l’intensità della recitazione, la profondità e la modernità del testo rendono Campionissimissime uno spettacolo originale e avvincente, tanto da essere replicato con regolarità in giro per l’Italia.