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La microfinanza di Fondazione Pangea per donne che ripartono da sé

Il rapporto “Donne: ripartire da sé. La microfinanza di Fondazione Pangea come strumento per uscire dalla povertà attraverso un processo di empowerment è il frutto di 12 anni di attività internazionale durante i quali oltre 40mila donne hanno potuto cogliere un’opportunità di empowerment economico e sociale, favorito da Fondazione Pangea Onlus attraverso programmi di microcredito e microfinanza in Afghanistan, Nepal, India e, in fase sperimentale, con progetti pilota anche in Italia.

Perché questo nostro lavoro? Le donne sono il 52% degli esseri umani che abitano questo pianeta.  Non una categoria, ma la maggioranza della popolazione e non solo della popolazione, anche dei poveri. Secondo le ultime stime dell’agenzia delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) pubblicate nel luglio 2014 la povertà è una realtà per 6 donne su 10 persone considerate tali. Per la Banca Mondiale sono il 40% della forza lavoro, ma detengono solo l’1% della ricchezza. Sono il 65% degli analfabeti del pianeta. Se impiegate, la retribuzione è più bassa rispetto ad un uomo.  Se chiedono credito, avendo minori garanzie, quindi proprietà e redditi inferiori, e mettiamoci anche l’appartenenza al gentil sesso, difficilmente vi accedono. Creano welfare con il lavoro di cura in famiglia, ma senza alcun riconoscimento.

Ecco perché la povertà non può essere considerata solo come il frutto della mancanza di cibo, acqua, alloggio, ma soprattutto come conseguenza di quell’insieme di ostacoli ed ineguaglianze tra donne e uomini presenti nelle diverse società. Disegualianza che diminuisce la partecipazione e l’apporto femminile a livello economico, finanziario, sociale, culturale e politico; che limita la trasformazione delle idee in azioni e in risultati desiderati.

Fondazione Pangea ha scommesso sulla microfinanza e il microcredito per permettere alle donne di essere potenti volani di sviluppo e generare un impatto al di là dei numeri di una crescita economica sostenibile: parliamo di povertà che diminuisce, di diritti umani che si realizzano, di processi che generano la moltiplicazione del benessere qualitativo nella vita di molte persone in maniera molto concreta, parliamo di economia locale a filiera corta e di finanza non speculativa. La capacità di portare avanti un cambiamento economico individuale che genera empowerment.

Il lavoro si è sviluppato da pochi anni anche in Italia. Nel 2012-2013 abbiamo lavorato su “Futura”,  un progetto pilota di microcredito per l’avvio all’impresa per donne residenti in Italia.  La necessità di misurarci anche nel nostro Paese sull’avvio d’impresa è nata per venire incontro alle sempre più crescenti richieste che abbiamo incrociato nel nostro fare. Dal 2008, la congiuntura economica e finanziaria ha reso sempre più difficile accedere a un prestito per avviare attività produttive anche a persone che, sino a poco tempo fa, avevano un profilo bancabile.

Le donne che si sono rivolte a Pangea, di estrazione economica, educativa e sociale molto diverse da caso a caso, avevano esigenze differenti: emergere da situazioni di occupazione “in nero” o precaria; uscire da un lavoro ripetitivo e sottopagato; donne over 45 che avevano perso il lavoro; rientrare in ambito lavorativo dopo la maternità; oppure con idee troppo innovative perché le banche si assumessero il rischio di un credito. Tutte volevano scommettere su se stesse, sulle loro esperienze, capacità, oltre che motivazioni, ma che erano per vari motivi considerate “non bancabili”.

Abbiamo attivato un percorso di ascolto, selezione, formazione e accompagnamento per l’avvio d’impresa, rendendoci conto che troppo spesso coloro che vogliono ripartire da sé sono lasciate sole ad affrontare tutto, dai tecnicismi alle incertezze. Si dà per scontato che aver raggiunto già molti traguardi di benessere equivalga ad avere le capacità e competenze per avviare un’impresa. La nostra esperienza ha evidenziato invece che ci vuole sì una formazione sui temi dell’impresa, ma anche un approccio di genere che tenga conto della specificità che comporta l’apertura di un’attività di una donna.

Ci vuole un assiduo accompagnamento, di gruppo e personalizzato, senza correre, nel rispetto dei tempi, fatto di sostegno nei momenti di incertezza, di tecnicismi nei momenti di necessità. Questo servizio di accompagnamento in Italia però stenta a essere riconosciuto e troppo spesso non si tiene in considerazione il costo che comporta.

Eppure, oggi più che mai, il microcredito per l’impresa alle donne deve essere concepito in un’ottica di rete fatta di diversi attori intorno a una persona che vuole uscire dall’esclusione economica e finanziaria nella quale si trova, per recuperare la dignità di azione e proiettarsi in ambiti e settori dove la propria valorizzazione possa esprimersi al meglio. Un microcredito concepito per offrire qualità e non marginalità.

Piccole dosi di economia sana per restituire benessere in una società che guarda al futuro con incertezza.