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Cliché contro cliché: il femminismo e Jennifer Lopez

Partendo dal video di J.Lo I Luh Ya Papi ci si chiede: qual è il sistema di significati e significanti che può essere impugnato da una donna, oggi, per combattere una mentalità ancora spostata verso l'universo maschile? E siamo sicuri che la via più corretta sia quella del ribaltamento di ruoli (riduttivi) a 360°?

Si torna a parlare della battaglia che alcune grandi popstar stanno combattendo più strenuamente da qualche tempo, quella riguardante la parità dei generi e l’abbattimento di stereotipi e canoni nello showbusiness. Se ne torna a parlare perché ultimamente sembra arrivata ad un punto sensibile: da che alcune di loro – vedi Lily Allen con il suo video Hard Out Here o l’intera operazione legata all’ultimo album di Beyoncé, che conteneva brandelli di TED talk di attiviste femministe e inni alla bellezza naturale – accennavano ora con delicatezza ora con ironia alla questione, poco meno di un mese fa è intervenuta nel discorso la regina del pop angloportoricano, Jennifer Lopez.

L’ultimo video della Lopez, infatti, che fa da contorno al suo singolo I Luh Ya Papi, non gioca più sulla intellettualizzazione della parità dei sessi, né fa dell’ironia sottile, ma ribalta al 100% gli schemi mettendo letteralmente la donna nei panni dell’uomo e viceversa.

Così il video inizia con una brillante Jennifer Lopez circondata dalle amiche del cuore, mentre un uomo tenta di proporre loro varie idee su come potrebbe essere strutturato il video. Siamo nell’ambito della meta-narrazione, dato che, dopo aver bocciato tutte le proposte, che ritenevano cheesy (o all’acqua di rose, se preferite), le tre ragazze immaginano di girare il proprio video, e di farlo secondo le proprie regole.

Ciò che non andava nelle proposte del regista era abbastanza evidente: perpetrava il pregiudizio per cui una donna dev’essere ritratta entro i termini preconfezionati delle “cose da donne”, quindi la fiera del paese, il lunapark, situazioni innocue in cui una popstar è libera di ancheggiare. Invece le tre signorine hanno ben altro in mente, e la loro fantasia sfida decisamente questi schemi, dato che la meta-narrazione ci mostra il video esattamente come se lo sono immaginate: Jennifer e le sue scagnozze hanno in mano le redini della situazione, e attorno a loro ballano, sculettano e ancheggiano sinuosi branchi di uomini seminudi, apparentemente asserviti e sottomessi all’occhio deliziato della donna-padrona.

Certo, non si tratta di cinema d’essai e nessuno si sarebbe aspettato che una dichiarazione di guerra alla discriminazione da parte di Jennifer, la quale sappiamo avere un codice abbastanza eloquente, ai limiti del pacchiano, per schematizzare i propri valori (ricordiamo per esempio quanto ci teneva a sottolineare di essere ancora Jenny from the block, da donna “arrivata” che non dimentica le proprie origini, o a spogliarsi dei propri ori per segnalare che il suo amore non si compra). Anche in questo caso, il ribaltamento operato dall’immaginario di J.Lo sfiora un linguaggio trash che perlopiù si limita a sfoderare il nucleo del problema così come i palestrati nel video sfoderano i propri addominali.

La questione, però, solleva domande un po’ più sostanziali: qual è il sistema di significati e significanti che può essere impugnato da una donna, oggi, per combattere una mentalità ancora più o meno palesemente spostata verso l’universo maschile? E ancora, siamo sicuri che la via più corretta sia quella che percorre le stesse orme di quel mondo di apparenze e sensualità scoperchiata che si vuole negare?

L’impressione che si ha, dopo aver visto il ribaltamento di ruoli nel video di Jenny, è esattamente la stessa che si ottiene con una doppia negazione: se tutto ruota di 360 gradi, rimane sostanzialmente immutato. La donna guarda l’uomo come se guardasse un oggetto, se ne appropria partendo da una posizione di superiorità, e la divisione di ruoli è ancora determinata dal sesso.

Forse, ci si chiede, è proprio il fatto in sé di lasciare che il ruolo di un individuo all’interno della società sia determinato da una caratteristica come il sesso, a portare al cul de sac della costante e reiterata divisione di generi. Ricorrere a quelle che Aristotele chiamava qualità primarie, sostanzialmente immutabili (a meno che non si ricorra a terapie ormonali e chirurgia, ma questa è un’altra storia), come criteri di demarcazione, è un rischio che si porta sempre dietro il peso della discriminazione. Un individuo, al contrario, dovrebbe trovare il proprio posto in base alle proprie qualità secondarie, ai propri talenti e alle proprie peculiarità, ovvero in base a caratteristiche determinabili attraverso una scelta.

Sarebbe da sciocchi, però, pensare che non vi sia alcuna distinzione fra la sostanza del femminile e quella del maschile, perché è palese che i due mondi si compensano in una complementarietà dinamica, complessa ma innegabile. E ogni figura di donna forte è tale perché, appunto, non rinnega la propria femminilità, ma vi fa leva sottolineandone i lati più potenti e le potenzialità più stravolgenti.

“I for once would like to be a fella”, recita uno splendido monologo di Steven Berkhoff, in cui realmente il gioco di ribaltamento dei ruoli si accende nella sua capacità di mostrare i lati più degradati del paradosso: un uomo, la sua potenza, la sua virilità, messe in ridicolo e sminuite dall’ambizione di eguaglianza di una donna, che viene fuori da questo dialogo come colei che ha la potenza di contenere, creare e deridere la piccolezza degli standard fallocentrici dai quali è schiacciata.

In questo caso, la forza del ribaltamento ironico sta proprio nel fatto che lo scambio di ruoli non è desiderato che per scherno, non è attuato perché non ce n’è necessità, lo si distrugge perché ci si rifiuta di calarcisi, anche solo per paradosso.

La stessa derisione degli standard, forse, ha animato la fantasia di J.Lo, quando ha deciso di proporci un videoclip che, giocando con il paradosso, riesce a scoperchiare l’elemento peggiore della visione attuale del sesso, cioè la sua evidente pacchianità (per l’idea precisa di pacchianità si veda l’ultimo video di Enrique Iglesias, uscito poco prima di quello di Jennifer).

Forse, invece, stiamo dando troppa fiducia agli intenti di Jennifer, e le ragazze volevano soltanto divertirsi.