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Mo’ne Davis: a tredici anni è già campionessa di baseball

La ragazza prodigio americana è protagonista delle Little League World Series, le finali del campionato giovanile del Paese dove questo sport è una religione. Un fenomeno di atleta: a calcio e a basket pare riesca ad ottenere risultati ancor più strabilianti

È stato un first pitch davvero speciale. Perché lo ha effettuato, nella gara della Major League tra i Dodgers di Los Angeles e i Nationals di Washington, Mo’ne Davis: tredici anni e clamorosa protagonista delle Little League World Series di baseball, le finali del campionato giovanile del Paese dove questo sport è una religione, come ci hanno raccontato gli scrittori più importanti, a cominciare da Philip Roth, Don DeLillo e Philip Auster.

Nata a Philadelphia, Mo’ne è la diciottesima ragazza a giocare nel torneo più importante al mondo per la categoria ed è già nella storia: è stata la prima a lanciare superando le 70 miglia (ossia 110 chilometri all’ora, mentre la velocità media nella sua categoria è di 80 chilometri all’ora), con due sole valide e otto battitori eliminati. Insomma, un fenomeno. Un fenomeno di atleta, visto che il baseball non è la sua unica passione: a calcio e a basket pare riesca a ottenere risultati ancor più strabilianti.

Di certo, nonostante la giovane età, la determinazione non le manca: era sufficiente vederla quando è salita sul monte di lancio del Dodger Stadium per un perfetto strike a Drew Butera. Trovarsi di fronte a tanti campioni e la presenza di un foltissimo pubblico, letteralmente in estasi, non hanno minato la sua concentrazione.

Del resto, la ragazza prodigio si sta abituando a vivere esperienze uniche: la sua storia ha catturato subito l’attenzione dei giornalisti di ogni tipo di media, che hanno contribuito non poco alla nascita del personaggio. Tant’è che Mo’ne non solo è apparsa per cinque giorni di fila sulla prima pagina del Philadelphia Inquirer, ma è finita addirittura sulla copertina di agosto di Sports Illustrated, il più importante giornale sportivo americano: una sorte che a tredici anni è capitata solo alle tenniste Tracy Austin e Jennifer Capriati.

E se perfino Yasiel Pulg, l’esterno cubano dei Dodgers, dopo la partita non ha voluto lasciarsi sfuggire l’occasione di avere un suo autografo, su e-bay sono centinaia gli oggetti che la riguardano: oltre alle copie firmate di Sports Illustrated (all’asta a partire da 349.99 dollari) ci sono anche alcune palle da lei utilizzate nelle Little League World Series e autografate (con un prezzo base di 450 dollari). Negli States la definiscono “il giocatore di baseball più chiacchierato sulla terra”; e via Twitter ha ricevuto centinaia di elogi di personaggi famosissimi come Michelle Obama, Billie Jean King ed Ellen DeGeneres.

E se già chi giustamente si preoccupa affinché venga evitato lo “sfruttamento”, data la giovane età, delle sue eccezionali doti, resta il fatto di trovarsi davanti ad un talento naturale, destinato a lasciare un’impronta speciale nel mondo dello sport. Molto, in ogni caso, conterà l’atteggiamento dei genitori – la madre Lakeisha McLean ha sposato in seconde nozze Mark Williams – perché è già accaduto troppe volte di vedere delle “stelline” perdersi negli eccessi dello sport-business: come, per l’appunto, la Capriati, che ai risultati eccezionali sui campo da tennis ha affiancato gravi difficoltà psicologiche sfociate nella depressione e nella dipendenza da farmaci.