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L’orgoglio del tennis sono due donne, Errani e Vinci sul tetto del Mondo

Il trionfo delle tenniste a Wimbledon, il più prestigioso dei tornei di tennis. Una vittoria tripla: italiane, donne, coppia di amiche. La parte più bella di questa storia è l'unione che fa la forza, come tra sorelle, per alzare la coppa più grande

“Cichi”, così si chiamano a vicenda, e ora l’Italia intera le chiama così. Nessuno sa cosa significhi, neppure loro. Un nomignolo come tanti, che adesso è diventato il simbolo del tennis femminile: di più, del tennis italiano. Il trionfo di Wimbledon completa un percorso già di per sé straordinario, ma la vera eccezionalità è ancora più raffinata: sta nella capacità di aver creato una coppia unica nell’ambito di uno sport individuale per definizione, una coppia che ha saputo andare oltre qualsiasi rischio di rivalità, e sta nell’aver trasformato una specialità – il doppio, per l’appunto – mai a sufficienza apprezzata, nonostante sappia essere spesso spettacolare.

Le Cichi, dunque: Sara Errani, ventisettenne bolognese, e Roberta Vinci, tarantina di quattro anni più grande. Hanno vinto tutti i tornei del Grande Slam (gli Australian Open due volte, Roland Garros, Wimbledon, Us Open) e tre edizioni della Federation Cup, la Coppa Davis delle donne. Come spesso succede, la loro storia insieme è nata per caso, nel 2009, a Orleans, in Francia. A risultato acquisito per l’Italia, era stato dato spazio alle riserve, perché quella era la Nazionale di Flavia Pennetta e Francesca Schiavone. Naturalmente avevano vinto, Sara e Roberta: batterono Séverine Beltrame e Natalie Dechy, ma questo è davvero un dettaglio insignificante. Ciò che accadde quel pomeriggio nella città di Giovanna d’Arco, è l’inizio di un’avventura straordinaria, “il cui valore probabilmente capirò soltanto quando smetterò di giocare”, racconta la Errani durante le interviste.

Di sicuro non potevano immaginare quanto sarebbe avvenuto. Dopo alcune vittorie la coppia decide di diventare tale nel 2011, al termine di una finale persa a Marbella: “Eravamo un set e 3-0 per noi, eppure fummo battute dalle spagnole Llagostera Vives e Parra Santonja. Ebbene, lì, in quel preciso istante, capimmo che insieme saremmo potute andare lontano”. A spiegarlo è la Vinci, ma le stesse precise parole verrebbero pronunciate dalla Errani, perché la loro è un’amicizia che va al di là di qualsiasi retorica e che anzi è perfino difficile celebrare senza scivolare nella retorica. “Con un solo termine è impossibile definire il nostro rapporto” spiega per l’appunto Sara. “Al massimo posso riconoscere d’essere più permalosa”, aggiunge Roberta. Ci sono alchimie la cui essenza non è sintetizzabile o descrivibile con esattezza. Ci provarono, a novembre, ospiti di Fabio Fazio, quando la Vinci definì l’amica “cocciuta, tecnicamente rognosa, una che non molla mai. Il suo colpo migliore? Il diritto”. E la Errani ricambiò così: “A lei non manca niente: servizio, diritto, volée, pallonetto. Io sto dietro e lei copre la rete”.

A Wimbledon, dopo avere superato l’ungherese Timea Babos e la francese Kristina Mladenovic con un inequivocabile 6-1, 6-3, si sono sdraiate sull’erba e strette in un lungo abbraccio. Non ricordano che cosa si sono dette, le Cichi, e la magia è anche in questo: nell’oblio che consegna alla definitiva memoria un’impresa leggendaria, perché mai un italiano aveva vinto il torneo più prestigioso del mondo, una delle poche istituzioni capace di sopravvivere all’usura del tempo.