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Mondiali per signorine #4. Contropiede ai tropici, aspettando Italia-Costarica

Ancora un pizzico di fondamentali prima di entrare nel vivissimo delle partite. Dopo fuorigioco e punizione, oggi spieghiamo contropiede, marcamento e modulo. Pronte e erudite, stasera alla 18 aspettiamo la nazionale a Recife

Ecco la seconda partita dell’Italia in questo girone di qualificazione: stavolta avremo di fronte la Costarica. Quest’ultima a sorpresa si presenta con una vittoria sull’Uruguay, squadra che ieri sera ha rispedito a casa l’Inghilterra e che ci aspetta pericolosa martedì prossimo a Natal. A quanto pare dovremmo recuperare gli infortunati Buffon e Barzagli (portierone e difensore, entrambi compagni di squadra alla Juventus), quindi più scelta per il CT Prandelli. A Recife il clima è tropicale autunnale, temperature medio alte con frequenti acquazzoni soprattutto nel pomeriggio. Giocheremo quando lì sarà l’una, per cui sarebbe quasi auspicabile che piova piuttosto che dover giocare con il sole a picco a quelle temperature e con quell’umidità. In questo caso, gli azzurri si augurano che l’arbitro voglia utilizzare l’altra grande novità di questi Mondiali, ovvero i time-out, cioè brevi sospensioni del gioco (come nel basket) per consentire ai giocatori di recuperare un po’ di forze e idratarsi per contrastare gli effetti del caldo. Se necessario, ci si fermerà al 30′ del primo tempo e della ripresa, per tre o quattro minuti.

Visto il discreto successo della puntata precedente, oggi vorrei aggiungere un altro mattoncino alla vostra conoscenza dei fondamentali del calcio: spesso sentite i telecronisti che annunciano un contropiede, o come amano dire oggi, una “ripartenza”. Quel che stanno dicendo, in pratica, è che sta avvenendo un capovolgimento di fronte sul campo: la squadra che fino a quel momento era quasi tutta schiacciata nella sua metà campo dalla pressione dei giocatori dell’altra squadra, riesce a prendere possesso della palla e improvvisamente si trova davanti la prateria quasi deserta della metà campo avversaria.

E cosa si fa quando ci si trova tutto il campo davanti vuoto, con solo il povero portiere che comincia seriamente a preoccuparsi? Ovviamente, si galoppa palla al piede verso la porta! Attenzione: se avete letto la puntata precedente di questa rubrica, avrete già capito che bisogna fare attenzione a non cadere nella “trappola del fuorigioco”: il contropiede è efficace se tutti i giocatori stanno attenti a non farsi beccare in posizione irregolare, ovvero aspettano che almeno un giocatore avversario si frapponga tra loro e il portiere prima di farsi passare la palla. Altrimenti il contropiede viene vanificato dal fischio dell’arbitro che interrompe l’azione. Ma se il contropiede riesce, è un’azione molto spettacolare e veloce che appassiona ed entusiasma: come una catapulta che si sgancia, il gioco cambia campo, la difesa avversaria si fa trovare impreparata e il gol è sui piedi dell’attaccante. Non a caso, il contropiede si può chiamare anche “contrattacco”.

La possibilità che una squadra faccia o subisca gol di contropiede dipende spesso dal modulo adottato: per modulo si intende la disposizione degli undici (anzi dieci, il portiere ha un solo posto dove stare) giocatori in campo. Esistono moduli difensivi e moduli offensivi, in genere rappresentati da sequenze di numeri che sembrano un enigma tipo Fibonacci nel Codice da Vinci o la sequenza misteriosa dei naufraghi di Lost: 4-1-3-2, 3-4-3, 3-5-2, 4-3-3, 5-3-2… In pratica, più semplicemente quei numeri dicono quanti giocatori giocano in difesa, quanti a centrocampo e quanti in attacco.

Nel caso di moduli difensivi, il rischio di subire un contropiede è più basso perché c’è sempre qualcuno in difesa ad evitare che la squadra risulti “scoperta” davanti al portiere. Nel caso opposto, si va tutti o quasi in attacco, e il rischio di lasciare la difesa sguarnita, e quindi preda dei contropiedi, è maggiore. Un’altra variabile che può influire è la scelta del marcamento: avrete sicuramente sentito parlare di “difesa (o marcatura) a uomo” o “a zona”. In pratica, con la marcatura a uomo il giocatore che sta in difesa (il terzino) è chiamato a seguire passo passo l’avversario che gli è stato assegnato, praticamente “francobollandolo” ovunque vada. In pratica, è uno stalking, regolare però. Questo espone a maggiori rischi che, per seguire il suo giocatore, egli lasci sguarnita la posizione sul campo. Ed ecco qua che il contropiede è in agguato. La marcatura a zona invece impone al giocatore di sorvegliare una zona precisa del campo, chiunque vi capiti sopra. Immaginate che i terzini siano tanti Mastrolindo armati di mattarello che si piazzano a gambe larghe e braccia incrociate davanti al bagno appena finito di lavare e lucidare. Col cavolo che ti faccio entrare, con quelle scarpe tutte inzaccherate, poi!

Adottando una difesa a zona, i difensori che vedono arrivare gli attaccanti avversari cercano di formare una “linea virtuale” di sbarramento che però avanza all’occorrenza, spostando il punto in cui gli attaccanti possono entrare in posizione di fuorigioco. E se c’è rischio di fuorigioco, il contropiede non può partire.

Allora, direte voi, la soluzione è facile: adottiamo tutti la marcatura a zona e il problema è risolto. Eh no, mie care. La risposta giusta, come sempre, è quella dei gesuiti, che non a caso ne sapevano una più del diavolo: dipende. Dipende dalle caratteristiche dei giocatori che si hanno davanti, dipende dal modulo che adottano gli avversari, dipende dalle condizioni del campo, dipende da un sacco di fattori. Anche i moduli di gioco possono cambiare in corso di partita. Altrimenti vincere le partite sarebbe solo un sudoku un po’ più impegnativo, mentre è un cubo di Rubik incasinatissimo. Però la tentazione di sentirsi allenatori ce l’abbiamo un po’ tutti, una volta che le nebulose del gioco cominciano a diradarsi. E in fondo è anche questo il bello del calcio.

In Italia abbiamo una lunga tradizione di moduli difensivisti molto chiusi, il cosiddetto “catenaccio” che infatti dava luogo spesso e volentieri a gol fatti in contropiede. Vincevamo le partite, magari 1-0 in contropiede, il minimo sindacale e poi ci chiudevamo a riccio. Un divertimento folle, insomma. Poi è arrivato Sacchi e ha cambiato tutto. Per non parlare dei moduli offensivisti di Zeman, allenatore famoso per fare e prendere una caterva di gol a partita. Prandelli, l’allenatore della nostra Nazionale, predilige un modulo più prudente, ma certo non si può definire un difensivista: ama giocare e far giocare anche gli avversari. Oggi pomeriggio vedremo cosa avrà scelto per vincere questa partita che ci collocherebbe in testa al nostro girone. E sempre sempre forza azzurri!