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Helena Costa un “mister” donna cambia la storia del calcio, ma non è la sola

Fino a oggi il mestiere dell’allenatore è stato un ostacolo per le ragazze di tutto il mondo. In Europa sono solo due le donne riuscite a ricoprire questo ruolo negli ultimi quindici anni, negli Stati Uniti non ci sono mai state allenatrici in nessuna delle squadre dei maggiori sport maschili 

Helena Costa, portoghese di 39 anni, è la nuova allenatrice del Clermont, squadra francese della Ligue 2. La notizia ha conquistato le prime pagine di molti giornali in tutto il mondo proprio perché solitamente le donne non ricoprono ruoli di primo piano negli sport maschili – prima della Costa solo Carolina Morace, scelta da Luciano Gaucci nel 1998 alla Viterbese, è riuscita a diventare allenatrice di una squadra maschile. All’epoca la sua carriera durò solo due partite a causa dei continui scontri con il presidente e forse anche alla morbosa attenzione mediatica che si era generata subito dopo la sua nomina e non parliamo di tattica, ma di allusioni sessuali più o meno esplicite, va da sé . Dopo di lei, nessuna più.

Oggi la scelta del Clermont rappresenta davvero un grandissimo passo in avanti per le donne nel mondo dello sport visto che la Costa è l’unica a essere riuscita a conquistarsi un ruolo di comando in uno dei cinque maggiori campionati maschili europei. Siamo, speriamo, a una svolta.

Fino a oggi il mestiere dell’allenatore è stato un ostacolo quasi insormontabile per le ragazze di tutto il mondo: se qui in Europa sono solo due le donne riuscite a ricoprire questo ruolo negli ultimi quindici anni, anche negli Stati Uniti – dove lo sport è vissuto proprio come un vero e proprio percorso di crescita personale e il calcio femminile è ormai una realtà emersa e consolidata – non ci sono mai state allenatrici in nessuna delle squadre dei maggiori sport maschili americani (e neanche a livello universitario).

Dal 1990 in poi, quando cioè Bernadette Mattox fu nominata prima assistente donna nella squadra di basket dell’Università del Kentucky, solo due ragazze hanno ricoperto un ruolo simile. Sono esattamente zero (!) le donne che oggi lavorano come allenatrici nelle 122 squadre presenti tra NBA, MLB, NHL e NFL. Quindi, indipendentemente dalla disciplina sportiva, le donne sono da sempre le grandi assenti sia in Europa che negli Stati Uniti e il problema, come spesso accade quando parliamo di differenze di genere, è rappresentato principalmente dagli stereotipi e da una certa pigrizia culturale nell’accettare un cambio di approccio come quello intrapreso dal presidente del Clermont, Claude Michy. “Quando vivevo in Portogallo ho sempre allenato squadre dilettanti maschili ma sapevo che arrivare a un livello così alto sarebbe stato impossibile visti i preconcetti sulle donne e il calcio, radicati un po’ in tutto il mondo”, dice Costa intervistata dal New York Times, che parla di Michy come di un visionario e di un uomo coraggioso. Lei però non si ritiene una femminista: “non lo sono per niente ma penso sia avvilente cercare con tutte le proprie forze di fare qualcosa e rendersi conto che non puoi realizzare il tuo sogno perché, semplicemente, sei donna. Si tratta di una pazzia”.

Non è certo comune vedere una donna cercare di farsi largo in un mondo così prettamente maschile e questo ha fatto sì che, prima dell’arrivo di Helena Costa, non esistessero dei modelli femminili di riferimento che potessero incoraggiare le nuove generazioni a superare la barriera di genere. Insomma, si tratta di un circolo vizioso che, purtroppo, non ha mai alimentato un dibattito vero e proprio sul tema: le donne non allenano i maschi perché non lo hanno mai fatto. Punto. Ci sono poi una serie di superficiali considerazioni, profondamente radicate in questo mondo, che vengono sbandierate come se fossero delle certezze e non opinioni (spesso piuttosto banali, peraltro). Esempi? Niente di più facile: le donne non sono all’altezza perché i loro sport non sono competitivi come quelli maschili; oppure, gli uomini non possono prendere ordini da una donna, quindi mancherebbe il rispetto all’interno dello spogliatoio; e poi un evergreen, le donne sono psicologicamente fragili. Provate a parlare di questo tema con un vostro amico, sicuramente a un certo punto ascolterete una di queste frasi.

Intanto però buone notizie arrivano proprio in questi giorni dalla UEFA, l’organo di comando del calcio europeo, che ha reso noto un programma per cercare di includere nella federazione donne e minoranze etniche. Il percorso è sviluppato su due fronti diversi: cercare di coinvolgere maggiormente le donne perché secondo Karen Espelund, prima dirigente donna della commissione UEFA, “la diversità produce sempre i migliori risultati possibili” (per adesso nessuna donna è stata mai eletta presidente di una federazione calcistica), e porre come obiettivo quello di diminuire il numero delle persone bianche negli organi di comando del calcio europeo cercando di coinvolgere le minoranze, appunto.

Fino a ieri solo Carolina Morace aveva tentato di allenare una squadra di calcio maschile e oggi con Helena Costa la strada sembra essere un pochino meno in salita.