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Sochi, un’atleta al giorno: Lydia Lassila, l’australiana che salta con gli sci

Non è solo una sciatrice, è un'acrobata nella vita e un'eroina contemporanea: imprenditrice, mamma, impegnata nel volontariato. Questa tostissima donna di Melbourne si divide tra la sua azienda, le gare e il figlio di due anni

Lydia Lassila è famosa per i suoi successi – a Sochi si è portata la medaglia d’oro agguantata a Vancouver – ma non è solo una sciatrice, è un’acrobata nella vita, una delle eroine che conosciamo bene: imprenditrice, mamma e anche impegnata nel volontariato. Questa tostissima donna di Melbourne si divide tra la sua azienda, le gare di sci e il suo bambino di due anni. Vive tra la Finlandia, terra natia e di successi di suo marito (il campione Lauri, di cui porta il cognome), e l’Australia, dove è nata trentadue anni fa.

Ama sciare in Canada ed è “stregata dalla bellezza delle Alpi”. Pratica sport da quando è nata, ha sempre saputo sin da bambina che a questo si sarebbe dedicata e sognava l’Olimpiade, anche se non sapeva quale sarebbe stata la sua specialità. Che infatti ha scelto “per caso” quando, sedicenne, ha aderito a un programma australiano per la formazione al salto con gli sci, abbandonando l’amata ginnastica.

La grande finale femminile dei salti a Sochi sarà domani, alle 18.30 ora italiana, dopo una serie di qualificazioni (in ognuna si gareggia in due salti) in cui si è valutati per la tecnica, il decollo e l’atterraggio. Nelle ultime classifiche, dalla Coppa del mondo dello scorso anno in cui è arrivata terza, ai Giochi del 2010, Lydia non si è fermata praticamente mai.

La sua idea di business l’ha coltivata anche perché il tempo incalza: la terribile caduta ai Mondiali di Torino – e non è stato il suo solo infortunio – con la necessità di riposare il ginocchio tra un allenamento e l’altro facendo la terapia del ghiaccio consigliata da tutti gli ortopedici, l’ha spinta ad aguzzare l’ingegno: è così che ha inventato la sua speciale borsa del ghiaccio, una “soluzione terapeutica” con un timer ad hoc.

La sua autobiografia è già molto ricca, e l’ha anche già pubblicata. Sulla copertina del suo Jump campeggia una bella foto di lei sorridente, l’oro al collo. E questo è “un viaggio alla scoperta di sé” tra i convincimenti, le battaglie, le storie della vita di una donna che “con impegno e dedizione” è arrivata al top. Che trova anche il tempo per sostenere Liptember, una campagna di sensibilizzazione al femminile sulla malattia mentale, e la campagna I Support Women in Sport, per incoraggiare le donne australiane ad abbracciare le attività atletiche. Chissà quale altra avventura ingaggerà, al ritorno da Sochi.