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Sochi, un’atleta al giorno: Coline Mattel, che ha volato verso il bronzo

Diciottenne cresciuta tra le nevi dell'Alta Savoia, nipote di un ex campione, figlia di un maestro di sci, non poteva che appassionarsi allo sci alpino e quindi al salto, la disciplina che l'ha portata sul podio

“Mi sento in paradiso”, ha esclamato sorridente l’altra sera rimirando la sua medaglia di bronzo, il pugno teso mentre riceveva il bouquet sul podio per il suo terzo posto olimpico nel salto con gli sci al trampolino piccolo (una delle nuove discipline promosse a Sochi).

Coline Mattel ha diciotto anni, soprannominata la Demoiselle di Contamines, la signorina di Les Contamines-Montjoie, dal nome del villaggio delle Hautes-Alpes dove è cresciuta.

Un metro e sessantacinque, piccolina, una tempra proverbiale – ma anche “un brutto carattere, spesso arrivo allo scontro”, ammette – Coline voleva vincere e ha mantenuto la promessa piazzandosi orgogliosamente dietro la tedesca Carina Vogt e l’austriaca Daniela Irashko-Stolz, ma soprattutto strappando a sorpresa il podio alla giapponese Sara Takanaski, che sulla carta l’avrebbe surclassata.

Mattel è nota per essere una giovane molto dinamica, una bella testa, appassionata di teatro – sta seguendo un corso di arti e spettacolo – e una grande viaggiatrice.

Il suo primo trampolino di trenta metri l’ha saltato che era piccolissima: “Tutti mi guardavano e non volevo far vedere che avevo paura”, racconta ricordando i suoi esordi. Del salto le piace quell’impressione che si ha mentre si vola, quella “sensazione eccezionale”, una sensazione di “fluidità”, e poi “arriva la velocità e ti senti trasportata”.

La Francia era già molto fiera di lei quando nel 2011, appena quindicenne, riuscì ad ottenere la sua prima medaglia nel salto. E forse il successo ce l’aveva nel Dna. Cresciuta tra le nevi dell’Alta Savoia, nipote di un ex campione, figlia di un maestro di sci, non poteva che appassionarsi allo sci alpino e quindi al salto, che a sette anni l’ha definitivamente conquistata: ne aveva tredici e già partecipava ai campionati del mondo (era Liberec) fino ad arrivare ad Oslo, ai Mondiali, dov’era la più giovane.

“Felice che questo sport sia sempre più popolare”, dice, ma “mai quanto il calcio”, Coline Mattel è schietta nel dire: “Salto per fare piacere a me stessa, non per farmi ammirare”. Proprio come nel teatro, che adora: stessa ansia e stessa adrenalina e, chissà, forse stessi futuri successi.