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Sochi, un’atleta al giorno: Holly Crawford, giù per il tubo

Una bionda australiana che sa il fatto suo ma che non ama i riflettori e i social network. Ha trionfato ai Mondiali di halfpipe nel 2011 e ora la “ragazza volante” combatte per l'oro olimpico, con inventiva e coraggio

Ci vogliono creatività, precisione e un effetto wow per catturare punti nell’halfpipe, la pista a forma di tubo da coprire da una sponda all’altra con inventiva e coraggio, perché anche la capacità di rischiare conta quando sei una “ragazza volante”.

Holly Crawford è una di queste ed è una campionessa a tutto tondo. Una bionda australiana che sa il fatto suo ma che non ama i riflettori, è quasi ungoogleable, scrive Fox Sports. Eppure alle Olimpiadi invernali c’è stata già due volte (Vancouver e Torino), ha trionfato ai Mondiali di halfpipe nel 2011 e la collezione di medaglie e premi che può vantare racconta bene la sua tempra.

Un tipo da “dietro le quinte”, dicono (infatti non sta sui social), un “orso bruno”, si schernisce lei, nickname Edna, che magari sconta il fatto di avere sempre al fianco Torah Bright, popolarissima collega e compagna di squadra anche a Sochi: tanto per dare l’idea, Torah è sempre nelle classifiche delle “più belle” dei Giochi che tanto piacciono ai media.

Certo, il terreno per Holly è una zona di guerra, con tutti gli incidenti che si è procurata in questi dodici anni, dalla cartilagine al ginocchio ricostruito, dalla spalla slogata al rischio – due settimane prima di partire per la Russia – di rompersi i polsi.

Ha affermato che l’impianto di Sochi per gareggiare le piace, racconta di essere in grandissima forma, e che qui è “così veloce e così grande” che sarà un vantaggio. Trent’anni compiuti proprio il 10 febbraio, due giorni fa, un debutto che risale al 2002 nell’Australia World Cup. Nel suo passato la passione per il calcio, un impegno professionale a livello nazionale.

Ma poi è arrivato il primo snowboard, a dieci anni: “È stato amore a prima vista”, confessa, lei che ai Giochi cerca proprio l’oro, magari per farne un altro bellissimo ricordo. La sua scheda atletica cita il suo motto: “Luceat lux vestra”. Magari è anche per questo che è stata nominata atleta dell’anno nel 2011 dal New South Wales Institute of Sport e finora neanche le numerose cadute l’hanno fermata: “Ho capito che farsi male è un grande incentivo a tenere i piedi per terra”.
Se lo dice lei, che solo sei anni fa è stata la prima asutraliana a vincere nell’halfpipe, meglio darle credito.