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Donne manager nei club e tifose allo stadio: partite da vincere

I club propongono biglietti scontati per le signore, ma i ruoli di dirigente sono ancora preclusi. Il calcio in Italia resta ancora una faccenda maschile, eppure le donne allo stadio ci vanno da una vita e sono anche ben organizzate 

In una recente intervista Rino Gattuso, parlando del nuovo corso del Milan rappresentato da Barbara Berlusconi, si è lasciato sfuggire un “mi dispiace dirlo, ma io le donne non le vedo bene nel mondo del calcio”. Forse Gattuso, nei suoi anni da calciatore professionista, non si è accorto che le donne fanno ormai orgogliosamente parte integrante di questo sistema. Per fare qualche esempio, Marina Granovskaia è il braccio destro di Roman Abramovich al Chelsea, Valentina Mezzaroma è vicepresidente del Siena, Valentina Maio è presidente della Virtus Lanciano, Karren Brady è vicepresidente del West Ham, Rosella Sensi è stata la seconda donna presidente della Roma dopo Flora Viola. In più, le donne vanno allo stadio, tifano, partecipano alle trasferte e sfogliano i giornali per seguire il calciomercato estivo, tanto quanto i maschi.

“Nella mia vita di Presidente del Pescara Club donne biancazzurre e dell’Anfissc (Associazione Nazionale Femminile Italiana Sostenitrici Squadre Calcio) ho organizzato un numero infinito di trasferte facendo partecipare ragazze e ragazzi minorenni, anziani e anche disabili e per fortuna non ho avuto grossi problemi”. A parlare è Nella, fondatrice nel 1990 dell’Anfissc.

“È stato mio padre, grande romanista, a farmi innamorare del calcio. Lui, nato nel 1927 come la ‘magica’, mi portò allo stadio per Roma-Torino, finita 3-1, la partita dello Scudetto dell’83. Non ricordo la partita in sé ma ho scolpiti nella mia memoria i festeggiamenti che seguirono. Io e le mie due sorelle ci ritrovammo in mezzo a tantissimi altri tifosi e mio padre, quasi imbarazzato da tutti quei cori e sfottò goliardici, cercò di mantenere un comportamento equilibrato anche se potevo leggere nei suoi occhi la voglia di festeggiare”. La storia di Federica, del Roma Club B.I. Eurosistema, è quella di molte altre donne che, dopo aver frequentato lo stadio grazie a papà e fratelli più grandi, oggi continuano a seguire attivamente la propria squadra del cuore ovunque.

Non abbiamo dati precisi sull’affluenza ma sappiamo che la federazione lavora continuamente per fare in modo di aumentare la componente “rosa” negli stadi italiani: il 15 novembre scorso, per esempio, per l’amichevole Italia-Germania a San Siro, la Figc ha deciso ancora una volta di promuovere la partecipazione femminile alla vita degli stadi con dei biglietti omaggio (odora un po’ di quote rosa ma per adesso ce lo facciamo andare bene). In più, alcune squadre di Serie A prevedono sconti-donna sul costo dei singoli biglietti d’accesso o sugli abbonamenti. È però ancora troppo bassa la quota negli organi di governo e di controllo del calcio professionistico italiano. Qui la presenza femminile rappresenta una limitatissima minoranza, tanto che solo 25 amministratori su 515 (il 5%) sono donne.

Alberta è presidente del Milan club “Stella” Saronno: “nell’arco dell’anno calcistico organizziamo in media una quindicina di trasferte e il numero aumenta se il Milan prosegue il suo cammino in Champions. Siamo state spesso in giro per il mondo con la nostra squadra, da Palermo a Tokyo, e abbiamo organizzato trasferte per tutte le finali di Coppa Campioni dal 1989”. Federica e Alberta, divise dal tifo, convergono però su un punto: negli ultimi anni hanno notato un aumento della presenza femminile allo stadio che è coincisa anche con il boom di giornaliste sportive preparate che conducono programmi televisivi. Anche le società di calcio hanno finalmente capito la forza della componente femminile; tutte le squadre hanno ormai una sezione dello store dedicata al pubblico femminile.

Continua Federica: “quest’anno siamo andati a Roma-Verona per il “battesimo di mio figlio Niccolò. È stata un’esperienza bellissima a misura di famiglia. Penso che la presenza delle famiglie sugli spalti renderebbe lo stadio un posto ancora più bello ed emozionante”.

Andare allo stadio, partecipare alle trasferte, organizzare incontri ed eventi legati al calcio significa però doversi scontrare con problemi sociali che sono presenti nella nostra società e che sembrano trovare terreno fertile proprio nel calcio. È questo il caso di Gabriella, presidente delle Galline Padovane: “ho organizzato trasferte fino a qualche anno fa, abbinavamo l’uscita alla visita guidata della città ospitante. Se c’era un club femminile “rivale” in città pranzavamo insieme e poi andavamo ognuno a tifare la propria squadra. Negli ultimi anni però tutto è cambiato: disordini, violenze verbali e fisiche sono aumentati e allora abbiamo deciso di sospendere le uscite”. Il suo ultimo ricordo in trasferta è una delle immagini che, purtroppo, sempre più spesso vediamo in tv: “Ricordo ancora il percorso di ritorno verso il pullman dopo la partita, scortati dalla polizia con i tifosi avversari che ci osservavano da lontano. In quel momento abbiamo capito che non era più il caso di andare avanti, quello non era il nostro calcio e non ci divertivamo più come prima”.

Le tifose sono oggi mamme, sorelle e amiche che si frequentano anche fuori dallo stadio e che, tanto quanto gli uomini, non dormono bene se la propria squadra del cuore perde una partita. C’è chi ha addirittura rinviato la data del matrimonio pur di assistere a una partita di Champions League: “l’ho proposto a mio marito perché volevo andare a vedere il Milan che giocava contro il Real Madrid”. A parlare è Nella che, nel frattempo, è diventata nonna: “mia nipote mi ha detto che questa mattina, prima di andare a scuola, ha fatto la fila per comprare il biglietto per andare a vedere il derby di domenica Lanciano-Pescara. Purtroppo però i posti erano già tutti esauriti; sa, qui in città questa è la partita dell’anno”.