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Lo sport per l’Unione Europea è anche una questione di genere

Le donne praticano meno sport e sono meno del 10% nelle posizioni di vertice delle società e compagnie atletiche. Ecco come le istituzioni europee stanno affrontando un problema trasversale in ogni stato dell'Unione

Dalle parole ai fatti. L’Unione Europea ha dichiarato guerra alla discriminazione sessuale nello sport e, per affrontare quello che rappresenta prima di tutto un problema enorme nella vita quotidiana della società civile, ha affidato alla Commissione per l’istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù il compito di rendere operative le linee guida da tempo definite sul delicato argomento.

A sollecitarne l’urgenza è stata Androulla Vassiliou, nominata Commissario nel 2010 e promotrice di una serie di iniziative culminate nella Conferenza sulla parità tra uomo e donna che si è tenuta a Vilnius, in Lituania, il 3 e il 4 dicembre. “Sono sotto gli occhi di ciascuno quanti ostacoli le donne debbano ancora affrontare nello sport, sia sotto l’aspetto agonistico, sia sotto quello dirigenziale. Non abbiamo bisogno di altre dichiarazioni, adesso servono i fatti. Fatti che diano, e garantiscano, la possibilità alle donne di praticare sport in totale sicurezza e occupare ruoli di potere”.

L’evento ha riunito i rappresentanti delle organizzazioni dello sport (tra cui il Comitato Olimpico Internazionale, il Comitato Paraolimpico Internazionale e l’Uefa, l’associazione che raggruppa le federazione europee di calcio), tutti concordi nel “creare un insieme di azioni, coordinate a più livelli, tese alla realizzazione di un ambiente privo di discriminazioni e molestie”.

I dati dell’Eurobarometer on Sport and Physical Activity sono molto chiari: il 43% degli uomini pratica sport almeno una volta a settimana, mentre per le donne la percentuale scende al 37%. Inoltre, la ricerca condotta dalla Loughborough University ha mostrato come, in linea generale, in Europa le donne con una posizione di vertice nel settore siano una rarità stimabile attorno al 10 per cento. E le differenze riguardano anche i compensi: è il caso, per esempio, della Germania, dove le donne percepiscono in media mille euro al mese in meno rispetto ai colleghi uomini.

La conferenza di Vilnius, che ha dato mandato a un gruppo di esperti di realizzare una strategia specifica per il periodo 2015-2020, ha, come spesso accade, radici lontane: la Carta dei Diritti delle Donne nello Sport, proposta nel 1985 dalla Uisp e trasformata dal Parlamento europeo nella Risoluzione delle Donne nello Sport due anni più tardi, è stato il primo passo per riconoscere ufficialmente la rivendicazione delle pari opportunità. Un lungo percorso – alimentato anche dalle nuove competenze nel settore sportivo attribuite all’Europa nel 2007 dal Trattato di Lisbona – che adesso sembra finalmente trovare sbocchi concreti, tanto che in Lituania è stato fissato un obiettivo imprescindibile: entro il 2020 il 40 per cento di posti dirigenziali nello sport sarà assegnato alle donne.

Allo stesso modo, la rappresentanza femminile in tutte le discipline dovrà rispecchiare le realtà sociali, ferma restando l’importanza della meritocrazia. Un primo passo in questo senso è già stato compiuto: ai Giochi Olimpici di Londra, per la prima volta nella storia, le donne hanno gareggiato in tutti gli sport. Questo aspetto è stato sottolineato con grande soddisfazione dalla Vassiliou: “È una pietra miliare nella lunga battaglia per l’uguaglianza tra donne e uomini. Ma deve rappresentare un punto di partenza”.

Nel mirino delle sue osservazioni è finito l’atteggiamento dei media, accusati – non a torto – di non dare all’attività femminile gli stessi spazi e lo stesso risalto concessi alle competizioni maschili. L’ultimo tema sul quale hanno posto l’accento i gruppi di lavoro a cui si è affidata la Commissione riguarda la prevenzione della violenza e delle molestie sessuali in ambito sportivo, altra questione delicatissima sulla quale, è stato osservato, è indispensabile tenere costantemente alta l’attenzione. Non a caso, tutti questi argomenti sono stati inseriti nel Work Plan for Sport dell’Unione Europea, che verrà discusso nel maggio 2014, quando la presidenza della Comunità sarà affidata alla Grecia.