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Gloria Hooper, le speranze di un’italiana veloce come il vento

Velocista, campionessa di origine ghanese, la vedremo agli Europei di Zurigo la prossima estate. Appassionata di libri e musica, crede nella valorizzazione delle diversità

A ventun anni i sogni possono convivere con la passione. Una passione che rende concreto un sogno e un sogno che si trasforma in passione: diventare ricercatrice biotecnologica e correre più veloce delle altre. Quale sia l’ordine, per adesso, non si sa.

Gloria Hooper è un’atleta italiana di origine ghanese dall’allegro accento veneto, con idee precise su quanto vuole ottenere nello sport e nella realizzazione professionale: una determinazione che soltanto i più fortunati delle nuove generazioni possiedono e che qualcuno – più di qualcuno, a ben guardare – non riesce a trovare neppure con la maturità.

In parte sarà merito di mamma e papà e delle due sorelle, con le quali ha formato un trio che canta e suona musica gospel nelle chiese protestanti pentecostali. Musica e libri, per un certo periodo soprattutto romanzi storici, sono il filo conduttore di intere giornate scandite dagli allenamenti in pista e dallo studio nelle aule dell’università di Verona.

Nel Veneto, quella terra in cui convivono rumorosamente tolleranza e razzismo, è nata la grande promessa dell’atletica azzurra, ma bisogna spingersi un po’ più a sud per riavvolgere il nastro della sua storia.

Prima di Verona, infatti, c’è stata Napoli, la città dell’incontro tra i suoi genitori, entrambi ghanesi. Parte da molto lontano il cammino, non sempre semplice, che ha condotto la velocista a indossare i colori dell’Italia anche all’Olimpiade di Londra 2012. E Gloria non smette di correre neanche per affermare il diritto di cittadinanza per gli italiani di seconda generazione.

Lei, che non ha dovuto aspettare il traguardo della maggiore età per ottenerla ma che l’ha avuta in conseguenza di quella dei suoi genitori, ha deciso di mettersi in gioco per cercare di aiutare atlete e atleti che ancora lottano con la speranza di rappresentare il tricolore.
La velocista veneta è stata protagonista, assieme a Delmas Obou (campione italiano assoluto nei 100 metri, nato in Costa d’Avorio), dell’evento sportivo “Italiani al traguardo”, nell’ambito del festival della rivista Internazionale, svoltosi nel primo fine settimana di ottobre: una corsa non competitiva per le vie di Ferrara per promuovere una più facile unione tra sport e cittadinanza. “È stata un’esperienza emozionante che ha permesso di raccontarmi e di confrontarmi. Un’occasione di crescita preziosissima”, racconta la Hooper. “Spesso c’è poca informazione su un tema delicato come quello della cittadinanza. E si tende a compiere errate semplificazioni, o si predilige affrontare la questione sempre dallo stesso punto di vista, non capendo che sono proprio le piccole peculiarità a fare la differenza”.

Gloria Hooper racchiude le speranze azzurre: dopo anni spesi per la pallavolo, è stata l’intuizione del professore di educazione fisica a riconoscere in lei le doti che quest’anno le hanno permesso di vincere l’oro ai Campionati italiani nei 100 metri, l’argento nei 200 e il bronzo nei 60 indoor.

Ora che è iniziata la fase di preparazione invernale per la prossima stagione, Gloria si concentra già sugli Europei assoluti di Zurigo (in programma dal 12 al 17 agosto): “Cercherò di mettermi un po’ in mostra”, confessa con entusiasmo non celato e, anzi, amplificato dalla consapevolezza di rappresentare – anche suo malgrado, talvolta – un esempio importante per chi è convinto che l’integrazione razziale sia un problema a proposito del quale il confronto dovrebbe essere argomento quotidiano.

Il fatto è che ci si concentra su certe tematiche soprattutto, se non soltanto, quando gli sbarchi di clandestini provocano centinaia di morti. Gloria corre anche per aprire le menti di chi tende a difendersi, a proteggersi, nonostante non ci sia alcuna ragione per atteggiamenti del genere. Gloria corre per chi muore di illusione e corre per il riscatto sociale di chi rispetto a lei ha avuto in dono meno talento o forse solo meno fortuna. Gloria corre perché null’altro le dà una sensazione simile: “Per me è quasi come volare”. E a volare non è soltanto il suo corpo, ma anche la sua mente, le sue speranze, i suoi sogni. Quei sogni che a volte possono convivere con la passione.