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Cinque figli, una sonda nello Spazio: Rosetta e Amalia Ercoli Finzi

È un'ingegnera italiana del Politecnico di Milano la responsabile dello strumento di trivellazione del lender Philae, se tutto filerà liscio sarà grazie a questo sofisticato gioiello che sapremo di più sulla nascita del nostro sistema solare. Ma lei ha già vinto la sua sfida

Siamo atterrati su una cometa. E questo è un risultato storico.

La discesa di Philae, il modulo che è stato portato fin lassù dalla sonda Rosetta, è stata un po’ rocambolesca. Secondo gli ultimi dati diffusi dal controllo operazioni dell’Agenzia spaziale europea, Philae ha rimbalzato ben due volte prima di fermarsi sulla cometa 67/P Churyumov-Gerasimenko; un rimbalzo lungo che l’ha fatta risalire a 1 chilometro dalla superficie, uno più corto, di 20 metri. Poi si è fermata finalmente, ma gli arpioni e il sistema di avvitamento che la dovevano assicurare al suolo non hanno funzionato. Insomma non si è ancorata. Le operazioni di trivellazione del suolo di 67/P non possono iniziare oggi come previsto, finché non sarà chiarito quanto è stabile la posizione della sonda.

E per l’ingegnera italiana Amalia Ercoli Finzi del Politecnico di Milano, responsabile dello strumento di trivellazione, detto SD2 (Sampler Drill&Distribution), il giorno più lungo della missione Rosetta non è ancora finito. Il gioiellino del Politecnico di Milano e della Selex Galileo, non può ancora entrare in funzione. Il suoi “taglienti” di diamante, le sue ottiche di zaffiro e i suoi piccoli forni di platino restano per il momento tributi non riscossi dal corpo celeste.

Ma Ercoli Finzi è una professionista d’esperienza. Classe 1937, è diventata la prima donna italiana laureata in ingegneria aeronautica (all’epoca, ingegneria aerospaziale ancora non c’era). Una pioniera in quella stagione piena di promesse per lo spazio italiano, alla fine degli anni Cinquanta, quando Luigi Broglio cominciava a gettare le basi per la grande avventura del satellite San Marco – anche in quel caso, il primo volo nel 1964 fu un primato per l’Italia: la terza nazione dopo i colossi sovietico e statunitense a inviare nello spazio un satellite usando un proprio team di lancio.

Ercoli-Finzi ha macinato successi da quella laurea, entrando a far parte del Consiglio Tecnico Scientifico dell’Agenzia spaziale italiana e dell’Exploration Program Advisory Committee dell’Agenzia spaziale europea per l’esplorazione di Marte. Ma soprattutto, è riuscita in un’impresa che all’epoca non era così scontata per le donne di scienza (e anche oggi non è una passeggiata): conciliare un lavoro da mosca bianca e una famiglia con cinque figli.

“Non mi ha mai preoccupato il fatto di fare una cosa inusuale, soprattutto per una donna – ha dichiarato Ercoli-Finzi a Il Sole 24 Ore – quello che mi preoccupava era che non conoscevo nessuno che fosse riuscito a lavorare (e con un certo successo) e nel contempo gestire una famiglia numerosa, per di più in un contesto sociale dove le donne lavoravano solo per ragioni economiche”.

Oggi affianca al ruolo di scienziata quello di nonna, mentre lassù, a mezzo miliardo di chilometri dalla Terra, c’è un trapano di cui è responsabile pronto a estrarre, analizzare e conservare campioni del suolo cometario, per determinarne la composizione chimico–fisica.

E sì il sogno di Ercoli Finzi è quello di tutto il team della missione Rosetta: individuare come si è originato il sistema solare, perché le comete sono fatte del materiale primordiale della nebulosa da cui si è formato. Ma il sogno più recondito è di scoprire se c’è traccia dei mattoni della vita, gli aminoacidi, e se dunque dalle comete, come molti scienziati pensano, sia arrivata la vita sulla Terra. “Non ne sarei sorpresa – ha detto la ricercatrice – sarebbe solo una conferma che non siamo soli nell’universo”.

Amalia continua a guardare avanti. E d’altronde se non hai lo sguardo lungo non t’imbarchi in una missione al limite dell’impensabile che dura vent’anni e che un niente può mandare all’aria. Nel suo futuro c’è il sogno di una missione italiana sulla Luna e di una con equipaggio su Marte.

Ma intanto c’è Rosetta. E anche se dovesse rimanere una missione imperfetta, soprattutto noi donne sapremmo vederci un grande successo. Siamo abituate ai sistemi caotici che sono le nostre vite, dove una piccola variabilità iniziale può portare a conseguenze enormi e inaspettate. Che non ci spaventano. In fondo anche se lo scrigno dei tesori di diamanti, platino e zaffiri di SD2 dovesse rimanere intonso nella polvere di quella roccia desolata, i nostri sogni sono arrivati lassù.