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Somebody, un’app che è una provocazione artistica e ideologica

L'ha inventata la scrittrice, regista e pensatrice creativa Miranda July con l'intento di riportare la socialità e il calore umano in un mondo permeato dalla rarefazione dei social network. Perché un'intera riga di emoticon non ha il calore di un vero abbraccio

Somebody è la app inventata dalla scrittrice, regista, artista e pensatrice creativa Miranda July con l’intento di riportare la socialità e il calore umano in un mondo permeato dalla rarefazione dei social network. Se la rete avvicina chi è lontano, come si può trasmettere un abbraccio online? E una stretta di mano, il calore di un sorriso che si dischiude, possono essere inviati attraverso la rete?

Somebody è la app che fa recapitare i vostri messaggi ai destinatari tramite una terza persona che, verbalmente e con il pathos richiesto dalla situazione, li comunica per vostro conto. Quando non potete esserci o non trovate il modo di farlo di persona, Somebody vi offre dei messaggeri volontari ma non solo, quando scrivete il messaggio è possibile tramite dei tag dare degli indicatori dello stato d’animo o del modo in cui recapitare la missiva (piangendo, ammiccando, sorridendo ecc…) in modo che il “qualcuno” (somebody) che li dovrà leggere sappia interpretare la vostra emozione al meglio. Al momento la app Somebody è disponibile solo per device Apple, si scarica dall’Apple Store e richiesta la registrazione nella community, per poter chiedere ad altri “qualcuno” di fare da latori dei nostri messaggi, o renderci disponibili a farlo noi per altri.

Grazie alla geolocalizzazione Somebody individua i messaggeri più vicini al luogo dove vi trovate e ve li propone in lista, con tanto di descrizione profilo di ciascuno e recensioni degli utenti sulla qualità delle loro consegne. Può così succedere che il romantico Caleb venga lasciato da Jessica attraverso le parole di Paul, nerboruto appassionato di fitness che frequenta il parco dove Caleb sta allestendo un pic-nic, nella vana attesa di vedere arrivare la sua bella che invece sta piangendo a casa, cercando le parole ma soprattutto, il modo migliore, per dargli la triste notizia.

Un’app che somiglia molto ad una provocazione artistica ed ideologica più che la killer application di cui nessuno vorrà fare a meno. Somebody è stata realizzata con il contributo della maison di moda Miu Miu e recentemente presentata alla 71esima Mostra internazionale del cinema di Venezia all’interno della rassegna Women’s tales con un cortometraggio scritto, diretto ed interpretato dalla stessa Miranda July.

Un’app che vuole favorire l’interazione social(e), lontana dalle mistificazioni della comunicazione online, attraverso cui spesso la nostra vita viene percepita tramite un’immagine mediata e distorta. Recenti studi psicologici e sociologici dimostrano che l’uso quotidiano ed ossessivo dei social network ci rende tristi, depressi ed invidiosi principalmente per via dell’uso passivo che ne facciamo: quando c’è azione, pro-positività ed interazione scopriamo il vantaggio del socialità online.

Somebody, nella parole di Miranda July, è “la prima app metà umana e metà tecnologica” perchè è necessaria la presenza di un Hermes umano, individuato e contattato tramite l’onnipotente rete, ma parte fondamentale nell’interazione traslata tra mittente e destinatario. Dalla consegna dei messaggi poi nascono delle amicizie, c’è l’occasione di bersi una birra e fare due chiacchiere, postando il selfie del messaggio recapitato sul tumblr dedicato alle consegne di Somebody, si allarga la propria rete di conoscenze reali, anche se accettando di portare un messaggio è un po’ come se già si cominciasse a conoscere quelle persone.

Lo slogan di Somebody è “When you can’t be there, somebody can” (quando non puoi esserci, qualcuno può), una provocazione intelligente per non rinunciare a dare messaggi importanti anche quando siamo lontani o quando non ne abbiamo il coraggio. La rete ci ha permesso di estendere i confini del nostro piccolo villaggio rendendolo definitivamente globale, ma non possiamo dimenticare che un’intera riga di emoticon non ha il calore di un vero abbraccio.