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Ilaria Santambrogio, mamma e manager con lo smarter working

Anche una donna può svolgere una professione di responsabilità e curarsi dei figli. Tutto si concilia gestendo il lavoro in modo intelligente. Sono poche le aziende che ne comprendono i vantaggi. Ilaria Santambrogio lo può fare, ma la sua azienda non è italiana

Fare una lavatrice fra un report e l’altro da consegnare. Andare a prendere i figli a scuola e all’asilo due volte alla settimana, decidendo di staccare alle 16 e recuperando le ore di lavoro dopo cena. E allo stesso tempo avere un incarico dirigenziale, con una fresca promozione, nella propria azienda. Come è possibile? La formula – che almeno in Italia sembra magica, ma non lo è – si chiama “smarter working”.

La persona che riesce a conciliare vita privata e lavoro, “vivendo serenamente”, è Ilaria Santambrogio, 39 anni, che a maggio è stata nominata Country manager (amministratore delegato) per l’Italia di Plantronics, azienda multinazionale che realizza e vende prodotti legati alla comunicazione, dagli auricolari ai vivavoce, per l’ambito professionale e quello privato.

Risponde al cellulare mentre è a casa: “Sto finendo in queste ore alcuni report, i miei due figli al momento non ci sono, non si può lavorare con i bambini intorno”. Quello che si può fare è lavorare senza l’obbligo di essere tutti i giorni presente in ufficio, riuscire a fare carriera e trascorrere del tempo con la propria famiglia, grazie allo smarter working, appunto, che lei definisce così: “È un processo manageriale che consiste nel dare libertà alle persone di lavorare dove e quando sono più produttive per l’azienda, nel rispetto dell’ambiente”. In altre parole, chi usa quel metodo di lavoro misura l’efficienza del dipendente solo dai risultati che porta, non dal fatto che lo vede tutti i giorni alla sua scrivania, quindi non si è costretti ad andare ogni mattina in ufficio. E sì, c’entra anche l’ambiente: “Se non sono costretta a prendere sempre l’auto per recarmi al lavoro in azienda, che non è detto sia vicino casa, anche lo smog in circolazione diminuisce e i vantaggi li cogliamo tutti”.

Santambrogio non ha sempre potuto adottare quella filosofia. Ha iniziato a lavorare una volta finite le scuole superiori. “Mi sono diplomata perito aziendale col massimo dei voti”. Un’occupazione la trova subito, prima in un’azienda, poi in un’altra,  con ruoli orientati alla vendita e al settore commerciale. Nel 2000 entra in Plantronics e piano piano le sue responsabilità aumentano. Ma la crisi piomba anche lì, nel 2008/2009 vengono licenziate alcune persone. L’azienda sceglie di puntare tutto ciò che ha nel personale che resta, rivoluzionando il modo di lavorare. È allora che decide di investire sullo smarter working, ribaltando l’ottica: la necessità di risparmiare da fattore negativo si trasforma in positivo. “Oggi – dice Santambrogio – abbiamo abbattuto l’assenteismo ed è invece aumentata la volontà di rimanere in questa azienda. Anche le spese sono diminuite, perché non abbiamo più bisogno di uffici grandi e si è ridotta l’esigenza di avere tutti una scrivania fissa”.

I vantaggi per l’azienda diventano anche i punti di forza del lavoro dei dipendenti, situazione che raramente si verifica. “Quando mi hanno chiesto di diventare Country manager, ho risposto sì, pur avendo due figli da crescere, perché sapevo che sarei riuscita a conciliare tutto. Oggi, siamo a fine trimestre, devo preparare dei report e sto lavorando da casa. Questo mi permette di organizzare la cena, fare una lavatrice, ottimizzare il tempo, in modo da poterne passare un po’ di più con la mia famiglia, avendo la fiducia dell’azienda”. Un modello da diffondere, secondo Santambrogio.

“Quando andiamo a parlare con un potenziale cliente, non gli chiediamo solo di cosa ha bisogno, ma di spiegarci come lavorano e come comunicano, con quali strumenti. Cerchiamo di far capire l’importanza dello smart working. Noi non vendiamo la consulenza, ma stiamo collaborando con il Politecnico di Milano che ha un Osservatorio proprio sullo smarter working, per cui diciamo alle aziende di riferirsi a loro se qualcuno vuole poi approfondire l’argomento”.

Eppure quella filosofia in Italia è, se non sconosciuta, sicuramente poco applicata. “Mi capita di confrontarmi con altre realtà, le aziende italiane stanno sprecando un’opportunità, non capendo quanto la flessibilità di orario e di presenza in ufficio possa essere vantaggiosa per loro e per i lavoratori”. Vantaggi che lei stessa vive in prima persona. A tal punto che, dice, “se lo smarter working non fosse applicato nella mia azienda, io non sarei stata interessata a ricoprire il ruolo che ricopro ora. Le persone danno il loro meglio quando sono serene. Io invece avrei avuto il pensiero di non riuscire a essere una brava mamma, non potendo dedicare ai miei figli quello che è per me il giusto tempo”. Le cose sono andate diversamente. Adesso ogni tanto trova anche qualche ora per preparare esami all’Università. “Sono iscritta a Scienze dell’educazione, che non c’entra nulla con la mia professione, ma per me è una passione”. Procedono anche gli studi: “Sono a metà percorso”. Tenere tutto insieme, a volte si può.