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Adele Teodoro, la ginecologa che insegna la prevenzione nelle carceri

Del penitenziario di Genova Pontedecimo a San Vittore per dare vita al progetto Gravidanza Gaia, che prevede screening e diagnosi precoce per tutte le detenute, ricordando che "un medico non deve essere utile solo clinicamente, ma anche emotivamente"

“Dare un mondo migliore a chi verrà”, un motto lasciato su una pagina Internet personale che diventa la cartina tornasole di un intero percorso professionale e umano. Lo scrive sul suo sito Adele Teodoro, ginecologa 43enne, che ha diviso la sua vita tra Napoli “che ti entra nel cuore”, e Milano “una città che ti offre mille possibilità, l’ombelico del mondo italiano”.

La sua carriera è decollata presto, proprio nel capoluogo lombardo Adele è diventata socia di uno studio medico, ha insegnato la prevenzione alle ragazze, assisto donne e fatto nascere tanti bambini. Eppure qualcosa le mancava ancora. “Volevo fare di più. Rendermi ancora più utile, ma non sapevo come”.

Nel 2010 una paziente le chiede di visitare la figlia, detenuta in carcere. Lei accetta, incontra la ragazza e scopre un mondo, dove, oltre all’assistenza medica, si può portare anche calore. È un inizio, una scintilla. Un anno dopo Maria Milano, direttrice del penitenziario di Genova Pontedecimo, le fa visitare la struttura. Insieme decidono di dare vita a un progetto unico in Italia, Gravidanza Gaia, che prevede screening e diagnosi precoce per tutte le detenute.

“La cultura della prevenzione spesso fatica ad attecchire tra le donne libere, figuriamoci in carcere”, spiega Teodoro. “Lì non ci sono visite di routine, sono tutte a rischio, non c’è conoscenza della malattia. Faccio pap test e ecografie, con la diagnosi precoce si riducono costi sanitari e sofferenza umana. In poco tempo ho diagnosticato tre tumori al collo dell’utero che sono stati subito operati”

“Non volevo che le donne subissero la visita”, continua la dottoressa, “per cui ho spiegato loro perché ero lì. Si sono sentite scelte e rispettate. Ho lavorato in un clima di grande stima reciproca e presentato un nuovo modello di donna, preparata e indipendente, lontano dalla delinquenza e dalla violenza a cui, purtroppo, molte sono abituate. Oggi a Pontedecimo ho più di 70 pazienti, dai 18 ai 70 anni, sia italiane che straniere”.

Le detenute che più sono rimaste nel cuore di Adele sono quelle che hanno dovuto lasciare i figli piccoli, mamme come lei, e una donna in isolamento. “Sembrava lo spettro di se stessa –racconta- probabilmente aveva chiesto la visita anche per avere un contatto umano. Non ho mai domandato a nessuna dei reati da loro commessi o dei loro trascorsi”.

Durante il primo anno i costi del progetto sono tutti a carico della dottoressa. Affitta l’ecografo con un leasing e paga personalmente farmaci e lettura dei pap test. Va in carcere nei fine settimana in cui Gaia, la figlia di 9 anni, resta con il padre da cui è separata. La accompagna anche la sua storica segretaria, anche lei a titolo completamente gratuito. Il progetto, seguito con dedizione, anche con qualche rinuncia personale, dà i suoi frutti e la Asl Ligure decide di coprire i costi dei pap test.

“Ho cominciato a pensare di fare la stessa cosa anche a Milano –racconta Adele- ma ho incontrato scarso interesse, da parte sia della politica che di alcuni colleghi, e, francamente, non riesco a capacitarmene”. La ginecologa però non ha mollato e ha continuato a lavorare al suo progetto fino a quando non ha incontrato Giulia Martinelli, compagna del segretario della Lega Nord Matteo Salvini, che, a titolo personale, si è adoperata per la sua realizzazione. “In queste cose la politica non c’entra, né mi interessa –puntualizza Teodoro – contano i fatti, le persone e il loro impegno”.

Da settembre Gravidanza Gaia entrerà anche nel carcere di San Vittore. “Spero sia solo un inizio, vorrei che il nostro programma di prevenzione arrivasse in tutti i penitenziari della Lombardia. Il carcere priva della libertà, ma non del diritto alla salute ed è in queste realtà complesse che c’è bisogno di volontari motivati. Un medico non deve essere utile solo clinicamente, ma anche emotivamente. L’umanità è fondamentale”. Dopo quattro anni, quella voglia di fare di più, in Adele, è ancora più viva che mai.