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Chiara Tonelli, l’architetto delle case a energia pulita

Ha guidato un team di un progetto per l'edilizia sostenibile a Roma, ha battuto altre 19 università del mondo, conquistando un primato importante nella ricerca, nella sperimentazione e nella costruzione. Ora però è decisa a realizzarlo davvero

Durante le gare il suo team in coro urlava “Tonelli meglio di Prandelli”. Il manto verde brasiliano era già un ricordo, ma a Versailles si giocava un altro mondiale. Chiara Tonelli, architetto e docente di Tecnologia dell’architettura presso il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi Roma Tre, è il ct di quella squadra che in Francia ha strappato il massimo titolo nel campo dell’architettura sostenibile. RhOME for denCity  è la casa che ha vinto quest’anno il solar decathlon 2014, la competizione tra università di tutto il mondo per la progettazione e la realizzazione di edifici ad alta efficienza energetica in programma ogni due anni.

Forte del terzo posto ottenuto in Spagna due anni fa, Chiara Tonelli è andata in Francia per vincere e ce l’ha fatta. “Il nostro prototipo era bello, pulito, chiaro, essenziale e ben disegnato grazie agli esperti che ci hanno lavorato. In più la casa ha reagito bene alle prove dimostrando una garanzia di confort senza eccessivi consumi”. Il terzo posto se l’erano aggiudicato con medinitaly, un prototipo a metà tra il resort turistico e la casa per tutte le tasche. Stavolta l’ispirazione è venuta proprio da una specifica zona di Roma, città di provenienza del team, tutto di Roma Tre. “Abbiamo pensato a un progetto concreto per la zona di Tor fiscale visto che il Comune ha già in programma una riqualificazione del quartiere. Ci è sembrato emblematico per risolvere il problema dell’abusivismo edilizio. Tor fiscale è perfetta perché ha due acquedotti in mezzo ai quali sorge una sorta di favelas romana. E la casa pensata, progettata e realizzata dal team universitario conviene davvero. “È una costruzione già testata su cui è stata fatta una ricerca raffinata su tutti i componenti. I concorsi pubblici, di solito, si vincono su un’idea, non su un prototipo. Inoltre abbiamo puntato a un edificio che potesse rispondere alle classi meno abbienti, una sorta di social housing da 1030 euro a mq”. Roma, in questa competizione, ha battuto altre 19 università del mondo, conquistando un primato importante nella ricerca, nella sperimentazione e nella costruzione. “Ci piacerebbe dare concretezza a queste case, ma dobbiamo aspettare qualche richiesta vera che arrivi da enti o da privati. Vinciamo all’estero, ma poi qui in Italia c’è sempre un po’ di sfiducia e poca considerazione e ci troviamo in una situazione di stallo. Appena abbiamo vinto si sono fatti sentire ‘Casa spa’ di Firenze e l’Ater, ma poi sono spariti di nuovo”.

Chiara Tonelli però non demorde. Agguerrita e determinata sa già chi è il suo prossimo interlocutore. Il sogno è portare l’Olimpiade Decathlon in Italia nel 2016 visto che non c’è ancora un paese candidato. “Serve un accordo intergovernativo tra Stati uniti e Italia o l’Europa che faccia da tramite e potremmo approfittare del semestre di Presidenza italiana. Nei miei sogni nel cassetto c’è questa candidatura. L’interlocutore è uno solo: Matteo Renzi”. Chiara Tonelli è già pronta per la prossima sfida anche se il suo ruolo spesso non si concilia con la vita privata. “Per tutto il mese del Decathlon i miei figli sono stati con me. A loro ho tolto molto per partecipare a questa gara, ma sono sacrifici che una persona nelle mie condizioni deve mettere in conto”. Lei non è l’unica ct donna. “I paesi emergenti avevano tutti delle team leader donne: l’India, il Cile, la Thailandia. Questo è un dato importante perché è bello vederle agguerrite, ma senza quella ‘violenza’ un po’ maschile”.