Scienza e innovazione
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Martina Tamagnone e Federica Bertot: un’app per i giovani affetti da autismo

Le due ex allieve della facoltà di Eco Design di Torino hanno ideato “Il mio autista” per aiutare i ragazzi che non hanno eccessive difficoltà motorie, e comprende la funzione di chiamata rapida, la richiesta di aiuto in caso di difficoltà e la funzione di riproduzione vocale

“Mi sono perso un mondo di cose sull’autismo” è uno slogan, una maglietta, una tesi di laurea, un’app per telefono.
Un progetto, come scritto nel sito, “fatto da due studentesse che prima non ne sapevano nulla dell’autismo, e adesso non è che sappiano tutto, ma quello che sanno lo vogliono raccontare in giro”.

Un lavoro che ha permesso a due ragazze di avvicinarsi ad una patologia per molti ancora difficile da capire. Che le ha messe davanti ad una realtà fatta di amore, famiglie, difficoltà. Una tesi di laurea che da semplice impegno universitario si è trasformata in un’iniziativa per contribuire a rendere il tema dell’autismo più comprensibile a tutti.

Martina Tamagnone e Federica Bertot, ex allieve della facoltà di Eco Design del Politecnico di Torino, hanno portato avanti il tema quasi per caso, su suggerimento del loro relatore: “Quando ci è stato proposto questo argomento non ne sapevamo molto, – raccontano – però ci è piaciuta l’idea di poter progettare qualcosa di utile. Ci siamo rese conto di quanto ancora ci sia da fare e da dire su questa malattia. Quanto sia importante comunicare per aiutare a capire”.

Il progetto iniziale prevedeva il semplice ripensamento grafico di un’applicazione già esistente. Troppo noioso per le due designer torinesi che sono entrate in punta di piedi in un mondo fino a quel momento a loro quasi sconosciuto.
La clinica C.A.S.A. di Mondovì ha aperto le porte mostrando le terapie per aiutare i ragazzi in cura, ha spiegato l’utilità delle storie sociali (la costruzione visiva e cronologica delle attività da compiere durante la giornata, nda), i bisogni e le capacità di giovani dai sintomi più disparati: “Ci sono diversi tipi di autismo – precisa Federica – Lo abbiamo capito poco per volta. Alcuni ragazzi non parlano, altri non si muovono. Nei casi meno gravi invece si riscontrano comportamenti che, se non opportunamente identificati, possono semplicemente sembrare strani alla gente comune e portare all’allontanamento. Abbiamo cercato di intervenire su questo problema”.

Martina e Federica hanno quindi realizzato una vera e propria campagna di sensibilizzazione girando un video per raccontare l’autismo da un punto di vista diverso dal solito, ideando una T-shirt con un QRcode che rimanda ad un sito dedicato, con tanto di blog per i genitori che vogliono scambiarsi opinioni e confrontarsi sulle difficoltà.
“Il video è fatto per destare curiosità, per mostrare il ‘bello’ dell’autismo e le potenzialità dei ragazzi che ne sono affetti. È fondamentale far capire al maggior numero di persone di cosa si tratta. Il sito è una parte importante perché aiuta a fare rete. Design vuol anche dire creare relazioni tra le persone”.

Il lavoro ha richiesto studio e approfondimento, colloqui con medici, psicologi, visione di film e documentari, letture e ricerche di quanto già esisteva nel mercato tecnologico di prodotti e app dedicate all’autismo. Fino alla decisione di creare un tassello che mancava, un mattoncino del Lego come quelli che compaiono nel video, simbolo delle capacità e possibilità dei ragazzi colpiti dalla patologia.

“Abbiamo sviluppato un’applicazione per smartphone per permettere di essere più indipendenti. È pensata per i giovani detti ‘ad alto funzionamento’, che non hanno eccessive difficoltà motorie”. La tecnologia applicata alla vita quotidiana e sfruttata per renderla migliore: lo strumento permette ai ragazzi di vedere i percorsi che devono compiere e di seguirli sullo smartphone passo passo. “Il mio autista” (questo il nome dell’app) comprende la funzione di chiamata rapida, la richiesta di aiuto in caso di difficoltà, la funzione di riproduzione vocale. La sezione riservata ai genitori garantisce invece il controllo degli spostamenti dei figli, li localizza, fornisce un mezzo per contattare gli amici vicini al ragazzo se ha bisogno di un supporto.

Il progetto è stato presentato lo scorso aprile a Torino nel corso di “cinemAutismo” e sarà tra le innovazioni raccontate al Wired Next Festival di Milano del 16, 17 e 18 maggio. Il futuro è trovare i fondi per realizzare l’applicazione di cui per ora esiste solo una versione demo. Una sfida non da poco che richiederà alte professionalità per confezionare un prodotto sicuro, senza difetti, così da non mettere in pericolo i ragazzi che potrebbero farne uso.

La più grande soddisfazione però è arrivata dalla madre di un ragazzo affetto da autismo che ha definito il loro lavoro “una cosa bella”: “Ti senti un designer perché hai realizzato qualcosa che serve”, chiosano Martina e Federica.