Scienza e innovazione
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Codemotion, la start up high tech di due amiche molto in gamba e poco nerd

L’azienda fondata da Mara Marzocchi e Chiara Russo è la più grande conferenza tecnica di sviluppatori di software in Italia e Spagna, una delle principali in Europa, e un network internazionale di oltre 30 000 persone

Mara Marzocchi (la bruna) nasce come psicologa all’Università di Roma La Sapienza. Chiara Russo (la bionda) come ingegnere informatico a Roma Tre. Una storia, la loro, che parte romana e si allarga oltreconfine: Madrid, Berlino, ora anche Tel Aviv. Poi chissà. Il quartier generale, d’altronde, sta in un crocevia di viaggi, la stazione Termini a Roma, nella confusione vitale di un open space di 1500 mq, una terrazza su via Giolitti, l’incubatore Luiss Enlabs che pullula di start up, molte al femminile.

È lì la sede di Codemotion, l’azienda fondata da Mara e Chiara, la più grande conferenza tecnica di sviluppatori di software in Italia e Spagna, una delle principali in Europa, un network internazionale di oltre 30 000 persone. Ai loro eventi, gli incontri periodici, ci sono centinaia e centinaia di speaker e partecipanti. Siamo alle soglie del prossimo: dal 9 al 12 Aprile a Roma, 120 relatori da tutto il mondo, con l’obiettivo di mettere in contatto aziende e sviluppatori – alle prime serve chi realizza un progetto, ai secondi serve conoscere il mondo delle start up.

Incontriamo Chiara e Mara alla presentazione della seconda edizione della Maker Faire di Roma, che si svolgerà dal 3 al 5 ottobre prossimi, con un prologo dal 28 settembre, visto il gran successo dell’anno scorso. È lì che ci raccontano la loro storia che ha un avvio tradizionale: impiego stabile e ben retribuito in aziende informatiche dell’area romana. “Mi occupavo di comunicazione -dice Mara- gestivo una community per una società informatica romana. Il mio tempo libero era impiegato soprattutto per organizzare il JavaDay, una manifestazione di informatici da circa 2000 persone. Da sola, alla quarta edizione, non ce la facevo più. E proprio quando stavo per mollare è arrivata Chiara”.

Chiara era alla ricerca di un suo modo di stare nel mondo dell’informatica: aveva sognato una carriera tradizionale in un colosso dell’Itc fin dall’università, quando i suoi colleghi maschi, tutti un po’ nerd, speravano di diventare hacker. È chiaro che se il tuo modello è qualcuno come Marissa Mayer (la presidente di Yahoo) gli aspiranti hacker ti guardano storto. “Mi ritrovavo in assurde serate di LanParty: pizza, birra, pc e videogiochi tutta la notte […] cercavo di essere come loro […] ho anche iniziato a giocare al fantacalcio!” ha raccontato Chiara al TedxMilanoWomen lo scorso dicembre.

Né le cose migliorano in azienda, col primo impiego: “Ero l’unica donna. Mi sentivo un pesce fuor d’acqua. A un certo punto è scattato qualcosa, ho deciso semplicemente di smettere di pormi il problema e le cose sono cambiate: facevo quello che facevo prima, ma a modo mio.” E come spesso accade nella vita, quando ti apri al cambiamento avvengono gli incontri. “Ero andata a trovare il professor Paolo Merialdo (docente di informatica a RomaTre, NdR), mi ha proposto di aiutare Mara nell’organizzazione del JavaDay. Nemmeno sapevo cosa fosse, ma a me piace stare in mezzo alla gente. Ho accettato”.

Anche Mara dice di essersi sempre sentita attratta da queste manifestazioni: “Quando nel 2002 sono andata a Padova a vedere il Webbit, la prima grande riunione di community e esperti di software, ho trovato un’agorà centrale dove tutti scambiavano idee e pensieri con tutti. Dopo un’ora ero come inebriata, c’era una tale energia… sono stata carica per due giorni. Lì ho cominciato a pensare che quella potesse essere la mia strada”. E così ecco buttati i semi di Codemotion. Una cifra personale per stare in un mondo codificato dalla prevalenza maschile.

Le conferenze Codemotion nascono nel 2011, come evoluzione del JavaDay. E prendono il volo. L’edizione 2012 è ospitata nella H Farm di Riccardo Donadon, la fucina di innovatori dove si è recato in visita Matteo Renzi nel suo primo giorno da premier. “Quello è stato un momento importante –spiega Mara- perché per la prima volta abbiamo organizzato un evento fuori dall’area di Roma”. “Sono arrivate più di 1000 persone – ricorda Chiara, ridendo-. Donadon ci aveva chiesto di non farne entrare più di 600. Ci ha minacciato di mettersi personalmente all’ingresso per bloccarlo. Un grande successo”.

Sì però questo hobby stava assorbendo tutte le energie. “Un anno e mezzo fa abbiamo dovuto scegliere: o gli eventi o il posto fisso in azienda”, dice Mara. U”n contratto a tempo indeterminato contro un salto nel vuoto”. Codemotion diventa una srl. In piena crisi, con tutti intorno a dirti che sei pazza a mollare un contratto a tempo indeterminato, ci vuole gran fegato. Ma di nuovo la carta vincente è l’amicizia.

“Se fossi stata da sola- precisa Chiara- non credo che ce l’avrei fatta. Invece decidere con Mara è stato più facile. Noi due siamo acqua e olio. Anche fisicamente, vedi? Però ci compensiamo. Abbiamo reso Codemotion più profit senza snaturalo. Mara è bravissima nella comunicazione, perciò si occupa degli speaker e delle community, io nel business e perciò curo di più le aziende”. Ora Codemotion è un marchio che racchiude tante cose: conferenze, corsi di formazione, consulenza tecnica aziendale per grandi eventi anche di Microsoft e Google, come della Maker Faire.

Una start up che nei primi sei mesi di vita è in grado di fare un utile è roba rara, tanto da convincere gli investitori a permettere il balzo successivo, quello all’estero. Prima a Madrid, poi a Berlino. “Abbiamo individuato le città dove non c’era un evento simile –spiega Mara- Madrid ci ha scelto, Berlino l’abbiamo scelta come capitale europea dell’innovazione”. E poi lo sbarco in Israele che, dopo Stati Uniti e Cina, è la nazione col maggior numero di aziende quotate al Nasdaq, l’indice dei titoli tecnologici di Wall Street. Sta per aprire (a settembre l’evento inaugurale) una sede in franchising a Tel Aviv. “Questa città è diventata una Silicon Valley concentrata -spiega Chiara- c’è un livello d’innovazione elevatissimo, è aperta alle occasioni che si creano”.

E poi l’ultimo progetto. Perché non insegnare la programmazione ai bambini? Così ecco il Codice ancora una volta in moto: prima Chiara e Mara importano CoderDojo, un movimento irlandese nato due anni fa allo stesso scopo, poi, non contente, si inventano una formula personale. Nasce CodemotionKids. Il motto è una frase di Obama: ”Non comprare il prossimo videogioco, programmalo tu”. D’altronde meglio che i ragazzi conoscano dall’interno i loro passatempi preferiti, no?

“La richiesta di bambini e famiglie era enorme, ci voleva un percorso formativo più continuativo e strutturato, qualcosa di più adatto alle esigenze di apprendimento dei bambini e dei ragazzi”, spiega Chiara. “I ragazzini imparano a programmare i propri giochi e poi se li scambiano”. È un supporto importante all’educazione formale: “Abbiamo ricevuto molte richieste dalle scuole romane, ma dovremmo dire da tutt’Italia. A maggio presenteremo le nostre proposte nelle scuole, strutturate per fasce scolari da 5 a 14 anni. Il problema maggiore è trovare gli sponsor che si accollino i costi, pur limitati, per non farli ricadere sulle famiglie”.

Ora Codemotion conta 12 collaboratori a Roma, quasi tutte donne. “L’ambito tecnologico è a prevalenza maschile –dice Chiara- e gli uomini non sentono nelle proprie corde attività che hanno a che fare con comunicazione e organizzazione di eventi”. Ecco, a proposito: cosa pensano della scarsità della presenza femminile nel settore? “È un dato reale –ammette Mara- ma le donne hanno paura di mostrare le proprie capacità, si sentono poco competitive. Abbiamo pensato come poter dare il nostro contributo e CodemotionKids potrebbe essere una risposta: bisogna cominciare presto. Nei nostri laboratori le bambine sono molto partecipi, non si creano alcun problema. Inoltre con Microsoft stiamo organizzando uno hackathon [evento con esperti informatici con l’obiettivo di trovare nuove soluzioni tecnologiche NdR] il 23 aprile all’interno de La Nuvola Rosa [un’iniziativa per colmare il divario di genere nella scienza e nella tecnologia NdR] rivolto esclusivamente alle programmatrici sotto i trent’anni, allo scopo di renderle più fiduciose nelle proprie capacità tecniche. Spesso succede che pur avendo lauree in ingegneria le giovani donne non si mettano in gioco”.

E poi ci vogliono modelli femminili. Come Mara e Chiara.