Scienza e innovazione
Intervista, di ,

Kate Darling ingegnere del Mit che studia i sentimenti tra umani e robot

È tra le menti più brillanti nel campo dell'interazione uomo-macchina. Lei e le sue colleghe progettano i companion robot che scatenano in noi emozioni e affetto

Molte. E molto competenti. Ecco come sono le donne del Mit per Kate Darling, ricercatrice presso il Media Lab del prestigioso istituto e del Berkman Center for Internet and Society dell’Università di Harvard. Studiosa dei rapporti tra etica e robotica, Darling è diventata nota – anche – grazie a un workshop particolare. Per analizzare la relazione emotiva tra persone e macchine ha chiesto ai partecipanti di interagire prima con Pleo, un robot-dinosauro dai grandi occhi languidi, e poi di distruggerlo con un’accetta. Qualcuno – si è chiesta – riuscirebbe mai a torturare Pleo? La risposta è no. Perché i companion robot – le macchine sociali progettate per interagire con gli umani – scatenano in noi emozioni e affetto. Un po’ come il cane di casa.

Puo’ descriverci le sue ricerche? Quale è stato il percorso che l’ha portata a interessarsi alla relazione tra robot e uomini?

Mi occupo di robot ethics, lo studio degli effetti sociali della tecnologia robotica. Prima ho studiato legge, in particolare la proprietà intellettuale. Ma il mio interesse personale verso la robotica e il mio lavoro al Mit con chi progetta e sviluppa nuove tecnologie mi hanno spinto ad approfondire sempre di più l’analisi delle conseguenze sociali e legali dell’introduzione dei robot nella vita quotidiana. Dal momento in cui un piccolo gruppo di persone ha iniziato a studiare queste questioni, ho subito voluto farne parte e essere coinvolta

Una pioniera. Sono molte le donne impegnate in un ambito innovativo come il suo?

Ce ne sono un bel po’ in robotica. Sia al Mit che su Robohub.org, una comunità online cui contribuisco, ho imparato a conoscere donne incredibili e altamente qualificate. Ed è stata una donna esperta di robotica, Ajung Moon, ricercatrice alla University of British Columbia, che inizialmente mi ha spinto a riflettere sui temi di cui mi occupo ora. Ma naturalmente mi piacerebbe vedere sempre più donne impegnate qui e in altri settori scientifici. Qualsiasi situazione in cui uomini e donne lavorano di più insieme e rispettandosi reciprocamente, è un momento importante verso l’uguaglianza.

Se nessuno si sente in ansia a dover smontare un tostapane, ma tutti si preoccupano se devono fare a pezzi Pleo, cosa significa, che stiamo riconoscendo dei diritti alle macchine? Arriveremo ad attribuire loro anche la facoltà di partecipare alla discussione sulle norme che li riguardano?

La tecnologia si sta espandendo dalla manifattura a molti altri settori: militare, dei trasporti, dell’istruzione, dell’assistenza sanitaria. Mentre questi contesti sollevano questioni importanti come la sicurezza, la responsabilità e la privacy, alcune delle nuove tecnologie saranno progettate anche per assolvere funzioni sociali. Alcune macchine potranno prendersi cura dei nostri anziani o fare compagnia ai bambini. Più questo tipo di tecnologia si diffonderà, più i robot diventeranno attori sociali, non solo strumenti. Studi preliminari mostrano come noi percepiamo e trattiamo i robot in modo del tutto speciale. Ma non stiamo riconoscendo diritti umani ai robot, e non lo faremo presto. È possibile immaginare sistemi legislativi che trattino i robot in modo particolare, riconoscendo agli oggetti robotici uno status speciale, simile a quello degli animali. Permettere, invece, agli automi di intervenire nel dibattito sulla legislazione che li riguarda potrebbe avere senso solo se diventeranno così intelligenti da vedersi riconosciuti diritti sul modello di quelli umani. Finché un’intelligenza artificiale così avanzata resta un concetto futuristico, la questione ha solo una natura filosofica

Come ti rivolgi ai robot: al maschile, al femminile? Oggi, infatti, non hanno genere sessuale. Secondo te lo acquisiranno?

È un tema stimolante. Recentemente ho comprato un robot, LouLou. Le persone assegnano con naturalezza un genere sessuale alle macchine con cui interagiscono perché diventano parte del racconto personale di ciascuno, della narrativa quotidiana. Esistono anche alcune ricerche che hanno cominciato a riflettere sulle interazioni degli umani con robot davvero sessualizzati. È una questione che merita di essere approfondita

Tra tutti quale è il tuo robot preferito?

È un progetto del Media Lab e si chiama TOFU Ha le sembianze di un gufo e non fa niente di utile, balla e ha un aspetto davvero adorabile. Lo amo perché è un esempio di macchina semplice. Ma con un tocco di espressiva personalità.