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Sos bambino, a Genova un centro per i figli delle vittime di violenza

Progetti di sostegno psicologico e didattico per i bambini, un aiuto per il reinserimento sociale delle mamme. Con questo obiettivo a Genova la Croce Rossa Italiana dirige un centro per sei nuclei familiari - non solo italiani - distrutti dalla violenza

Dai passeggini allineati all’ingresso della casa si capisce che quel palazzetto tra le vie impervie genovesi non è solo un centro antiviolenza per donne. C’è un cartello “SOS bambino”. Via Ardini 18, Genova, ospita dalla fine degli anni ’90 una comunità di media soglia, gestita dalla Croce Rossa Italiana, e nata dall’esigenza di attuare interventi per la tutela del minore in situazioni di maltrattamento e abuso, a rischio di disagio psicologico o vittima di relazioni disfunzionali. Una casa che è un centro antiviolenza a tutti gli effetti, ma che ha uno sguardo rivolto ai più piccoli, spesso vittime di violenza indiretta. È qui che mamma e bambino vivono in camere spaziose e colorate per cercare, con l’aiuto di psicologhe e educatrici, quell’armonia di cui sono stati privati per favorire un sano ed equilibrato processo di crescita del piccolo che non abbia più alcuna “macchia” da ereditare e sua volta trasmettere, ancora e ancora. Sono i servizi sociali e il Tribunale dei minori a segnalare i nuclei familiari da accogliere volta per volta. Ma mentre all’inizio della sua storia il centro era rivolto quasi esclusivamente a mamme e bambini, vittime di violenza, oggi, in linea con un mondo che cambia, lo spettro si è un po’ allargato, accogliendo ad esempio quest’anno anche una donna incinta agli arresti domiciliari. Prove di Icam, l’Istituto a custodia attenuata per madri detenute, ipotizzata dai Governi precedenti ma mai attuata in Italia, se non nella Provincia di Milano.

Nella casa, che è strutturata su due piani e che può ospitare fino a 6 nuclei familiari, ci sono anche una sala giochi per piccoli e grandi, una sala comune, una cucina in cui ogni nucleo familiare ha il suo frigorifero e la sua dispensa e la sala lavatrici e lavastoviglie. È in questi spazi che ogni giorno questa piccola comunità cerca di convivere. Una sorta di banco di prova d’integrazione dove donne più o meno giovani, italiane e straniere, condividono pratiche e buone esperienze. Non senza problemi, ma d’altronde chi ha detto che la convivenza è una cosa semplice.

La permanenza varia dai sei mesi ai due anni a seconda del progetto individuale concordato. Solo nel 2014 la struttura ha accolto in totale 9 nuclei mamma-bambino di nazionalità italiana, marocchina, nigeriana, boliviana ed ecuadoriana. Madri di età compresa tra i 21 e i 44 anni e bimbi da 0 a 12. Alle psicologhe e educatrici, presenti ogni giorno dalle 7 alle 20.30, spetta il compito di osservare e preparare le donne a una propria autonomia. Non è facile portare queste donne, a volte molto giovani, all’affrancamento totale dalla vita precedente. Spesso si tratta di madri che non sono autosufficienti economicamente. A volte si sopperisce con qualche donazione che viene consegnata direttamente nelle mani della mamma, monitorandone però la gestione. Altre volte si ricorre alle borse di lavoro e ci sono anche delle agenzie con cui il centro collabora per l’introduzione di queste donne nel mondo del lavoro.

Ma non c’è solo l’avvicinamento all’autonomia economica. Lo scopo di SOS Bambino è anche quello di organizzare le attività ludico-ricreative per i bimbi per rinforzare i rapporti anche tra fratelli e sorelle. Ci sono anche donne che non hanno i loro figli accanto. È per quelle situazioni che vengono organizzati incontri in comunità per avvicinare di nuovo quelle mamme ai propri bambini. Perché spesso l’elemento comune che lega le donne vittime di violenza è quella distanza che si crea proprio con i figli.

Quest’anno poi all’interno di due progetti educativi è stata prevista anche l’organizzazione d’incontri protetti padre-figli. Ovviamente fuori dalla casa e gestiti dalle psicologhe della struttura. Un modo per fare un lavoro anche sul padre e in particolare sulla figura maschile per quei bimbi che un giorno saranno adulti.

SOS Bambino è un progetto che funziona perché ormai è inserito pienamente in una rete cittadina di realtà impegnate nel sociale. Si avvale anche della collaborazione dell’associazione “Il Porto dei Piccoli” di Genova con cui settimanalmente attiva laboratori didattici. E poi c’è l’associazione sportiva di zona che ha offerto l’iscrizione gratuita di tre bambini a karate e in una scuola di calcio. E ancora il Poliambulatorio della Croce Rossa che offre visite oculistiche e odontoiatriche. E infine l’Università. Prima quella di Genova, oggi anche quelle di Roma e di Chieti, con cui sono attive delle convenzioni per ospitare nella casa tirocinanti di Psicologia e Scienze della Formazione. Circoli virtuosi che fanno di questo piccolo e modesto centro un grande tesoro da proteggere e da difendere.

 

*Laura Bastianetto è portavoce della Croce Rossa Italiana