Politica ed Economia
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80 euro al mese per 3 anni: perché non guardare 30 anni più in là?

Il cambiamento deve essere organico. Con un aiuto economico e con il miglioramento delle politiche per la famiglia si contribuisce alla conciliazione della vita familiare e lavorativa e si promuove la partecipazione  femminile al mercato del lavoro

Da nove mesi sono mamma. Da nove mesi faccio i conti con tutto ciò che vuol dire avere un figlio in Italia oggi. E per questo motivo sono rimasta colpita dall’annuncio di Renzi di un sostegno alle famiglie di 80 euro al mese, per i primi tre anni di vita del bambino. E non per la cifra in sé, ma per il segnale di cambiamento che rappresenta.

È vero, 80 euro non sono molti, ma ci si possono fare tante cose. Di certo con questa cifra non si può mandare un neonato al nido, ma si possono comprare pannolini, omogeneizzati, latte. Si può far fronte a tante piccole necessità quotidiane. E nel bilancio mensile di una famiglia un aiuto, anche se piccolo, si sente.

Dobbiamo smetterla di guardare sempre il bicchiere mezzo vuoto e provare a pensare che questo è un primo passo per avvicinarci agli altri paesi europei, per convincere gli italiani a tornare a fare figli. In Francia ogni famiglia riceve 130 euro al mese per figlio e questo assegno cresce per ogni ulteriore bambino. In Inghilterra e in Svezia per famiglie con due figli si danno assegni di 250 euro, in Germania di 184 euro, in Belgio di 90 euro a cui si aggiunge un “bonus per la nascita” di oltre mille euro. E così via.

E allora va bene lavorare per gli 80 euro, ma questo da solo non basta. Il cambiamento su questo tema deve essere organico. Con un aiuto economico e con il miglioramento delle politiche per la famiglia si dà la possibilità di ritmare meglio le ore della giornata, si contribuisce alla conciliazione della vita familiare e lavorativa, si promuove la partecipazione  femminile al mercato del lavoro.

Proviamo a garantire una maggiore flessibilità lavorativa. Proviamo ad allargare a tutte le categorie di lavoratrici il congedo di maternità. Aumentiamo il numero degli asili nido, così come da tempo ci raccomanda l’Europa. Nei servizi per la prima infanzia l’Italia è tra gli ultimi paesi d’Europa. Solo l’11% dei bambini va al nido, ventuno punti in meno rispetto ai numeri raccomandati dalla strategia di Lisbona 2002. In Europa l’Italia si trova avanti solo a Paesi come Polonia e Repubblica Ceca, ma le coppie che ne hanno bisogno e si scontrano contro le chilometriche liste d’attesa sono sempre di più. Aiutare le madri, inoltre, significa consentire a molte donne, specie al sud, di non dover scegliere fra lavoro e famiglia.

In molti paesi europei, soprattutto in Francia, si lavora per sostenere le coppie che decidono di avere bambini. Si lavora per la famiglia, e per la famiglia numerosa. Diversamente da noi, sempre più un popolo di ‘figli unici’. Una coppia di ragazzi inglesi che vive nel mio quartiere qualche tempo fa mi ha dato una lezione. Loro, miei coetanei, con tre bambini di cui uno appena nato. Io che fino a poco tempo fa sognavo di avere tre figli e che ora, dopo la nascita del primo, ho le mie paure.
Ho detto loro: “Ragazzi complimenti, siete davvero coraggiosi”. Lui, mentre consolava i due piccoli che piangevano gelosi per la nascita del terzo fratellino, mi ha risposto: “Non siamo coraggiosi. Crescere insieme è meglio e loro sono un bene per noi e per la società”.

È vero. Un figlio cambia la vita, ma un figlio in più modifica profondamente anche la relazione tra le generazioni. Forse noi italiani stiamo perdendo di vista tutto questo.
Una nascita è un bene per la coppia, ma è anche e soprattutto un ‘bene comune’ che contribuisce con la sua presenza al benessere della società. È una spinta economica sui beni di immediato consumo e su alcuni di quelli durevoli. Basti pensare che per il 90% delle mamme in Francia è previsto un bonus di quasi mille euro, a partire dal settimo mese di gravidanza, per sostenere le prime spese per il nascituro.

Allora forse sarebbe bene ricominciare a pensare che un contributo per far ripartire l’economia del nostro paese può essere dato anche da pannolini, pappe e passeggini. Perché una nascita è una spinta psicologica nei confronti della vita e del benessere e vuol dire guardare avanti di molti anni. Vuol dire guardare al futuro ed affrontarlo. Vuol dire guardare almeno 30 anni più in là.