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Rosa Giancola, da operaia simbolo della crisi a consigliere regionale

Aveva condotto la protesta contro i licenziamenti alla Tacconi di Latina. Poi chiamata da Zingaretti per essere inserita nel listino delle elezioni regionali del Lazio. Così è diventata consigliere (ha uno stipendio da 7.500 euro), ma non ha perso la disponibilità all'ascolto 

Gli anni sono aumentati un po’, ma sono rimasti uguali la forza d’animo e l’irruenza. La stessa irruenza che l’ha portata a diventare “Il capitano”. Soprannome che le hanno dato le ex colleghe e che Rosa Giancola, 47 anni, porta ancora addosso, assieme agli stessi jeans, anche ora che non è più operaia in fabbrica, ma consigliere alla Regione Lazio.
La storia della Tacconi sud, azienda tessile di Latina, in cui Rosa ha lavorato per anni, è diventata una delle vicende simbolo della crisi italiana: le dipendenti, tutte donne, si sono barricate dentro lo stabilimento industriale per 550 giorni, per difendere quella stessa fabbrica da una chiusura certa. È stata Rosa – anche attraverso i suoi diari quotidiani sul presidio pubblicati sui social network – a condurre per mano le colleghe in quella faticosa battaglia, sacrificando buona parte della vita personale. Le dipendenti, quasi tutte, alla fine sono uscite da quella lotta con un nuovo lavoro in tasca. La fabbrica è stata riconvertita, molte operaie reintegrate, qualcuna ha scelto un altro lavoro.

Quella storia ha già preso una nuova e positiva piega, quando, nell’autunno del 2012 il cellulare di Rosa squilla. È la segreteria dell’attuale presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti: “Zingaretti vorrebbe inserirla nel listino, come rappresentante del mondo del lavoro nel Lazio”. All’inizio prevale lo stupore. “Quella telefonata non me l’aspettavo proprio”. “Poi ho capito la filosofia che c’era dietro quella chiamata. Il listino, in cui entrano persone che non vengono elette, ma sono scelte dal candidato presidente, di solito era appannaggio dei vari partiti che formano la coalizione. Zingaretti, invece, ha fatto con coraggio una scelta diversa, puntando per il listino su persone fuori dalla politica, ma che rappresentavano già, per loro esperienza personale, determinati mondi. E ha pensato a me per il lavoro”. Incomincia così, fra lo stupore e la consapevolezza appena acquisita, l’avventura politica di Rosa alla Regione Lazio.
Impegno che comincia alle 6 di mattina. “Ma nemmeno questo è cambiato rispetto al passato, è lo stesso orario in cui mi alzavo per andare in fabbrica”. Ora però, fra le prime cose infilate nella mattinata, ci sono le carte da studiare, nuove leggi, progetti, da discutere in consiglio e nelle commissioni. E poi, le riunioni da seguire, una dietro l’altra. Non si è modificato neppure il modo con cui Rosa si rapporta agli altri. “Prima rappresentavo un piccolo gruppo, ora ne rappresento uno più grande, ma ho conservato la stessa attenzione all’ascolto”. L’esperienza della fabbrica, la fatica di una battaglia durata quasi due anni, sono bagagli che Rosa ha portato con sé in Regione, con orgoglio, come quel paio di jeans che non ha nessuna intenzione di lasciare per far posto a un tailleur.

Oggi fa parte della commissione Cultura e di quella Lavoro. “Ho chiesto che tutte le proposte, prima di diventare legge, siano discusse con associazioni e cittadini”. Questo implica girare Latina e dintorni quasi tutti i pomeriggi, per illustrare quei progetti e ascoltare idee, contributi e far tesoro delle critiche. Un mondo diverso, quello della politica rispetto alla fabbrica, in cui Rosa ha trovato conferma di alcuni luoghi comuni, ma anche competenze inaspettate. “Tutto ciò che è contro il principio di realtà è riscontrabile qui in Regione”, dice ridendo. Poi ridiventa seria: “Ti si rompe la tastiera del pc? Devi mandare tre mail a tre persone diverse. Quando basterebbe andare di persona dal tecnico e fargli presente il problema”. “Mi aspettavo di trovare una politica preda della burocrazia e l’ho trovata. Si rischia di avere persone piene di buona volontà, di capacità, ma bloccate dalla burocrazia. Ogni giorno molte di loro combattono la loro battaglia personale contro quell’intricato e assurdo sistema”. Fra le sorprese in positivo, invece, “tante competenze negli uffici legislativi, in cui ci sono parecchie donne.

Quando bisogna curare i dettagli, scandagliare i particolari, trovi molte donne che sanno, fanno, hanno grandi intelligenze e che non sempre si conoscono”. Rosa sta lavorando anche a un nuovo progetto di legge, “per ora sono in fase di studio”: l’idea è trovare uno strumento normativo per favorire i lavoratori che vogliono rilevare la propria impresa (di piccole dimensioni) in caso di fallimento, sulla scia di quanto successo prima in Argentina e poi, in qualche caso, anche in Italia. E allo stesso tempo l’altro obiettivo sotteso a quel progetto è capire quali sono le condizioni economiche per aiutare chi è rimasto senza lavoro a mettere in piedi imprese e start up. Rosa parla del suo lavoro senza fermarsi un attimo, dei risultati raggiunti dalla squadra di Zingaretti, racconta della sua giornata, mescolandolo passato e presente.

Le ex colleghe della Tacconi sud le sente ancora, soprattutto al telefono. “Loro provano anche a organizzare ogni tanto una serata in pizzeria, ma io finisco tardi, non riesco mai a raggiungerle. È più di un anno che non riesco ad andare a cena fuori con un’amica”. Racconta anche di come si è trasformata la sua vita in un anno e mezzo. “Certo, per alcuni aspetti è cambiata”. Stipendio compreso: i 7500 euro che guadagna da consigliere (divisi fra diaria e indennità) non sono ovviamente gli stessi soldi che percepiva da operaia. “Ma non mi sono concessa alcun lusso. Parte dei soldi li metto via per pagarmi i contributi. Stessa casa, nessun viaggio”. E qualche risparmio lo ha speso per iniziative culturali. Una di queste, una rassegna organizzata a luglio in provincia di Latina “Articolo 1”. Parla nel dettaglio di quel progetto, per cui ha stanziato personalmente 5mila euro. Poi si sofferma un attimo. “Ah no, un lusso me lo sono concessa. Non riesco più ad andare a correre, per cui ho comprato un tapis roulant. Così posso continuare a macinare chilometri pur stando a casa”. Anche quella vecchia passione non è cambiata.