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“Il sistema scolastico non funziona più”, Fanny Greco preside a Roma

Dirigente scolastiche che dirige una materna, tre elementari e due medie, divise in quattro sedi e raccoglie complessivamente 1200 alunni. Alle prese con tagli di fondi, insegnanti che non si presentano, orari ridotti. E chi ci rimette sono i bambini, senza continuità e senza certezze. Ogni anno è peggio del precedente

A settembre tutti in classe. Ma, al suono della prima campanella, in classe non ci sono tutti. Capita che manchino gli insegnanti, perché le nomine sono arrivate tardi oppure perché gli incarichi sono stati assegnati, ma poi maestre e/o professoresse di fatto in aula non sono mai entrate, per malattia, maternità o altri motivi. Quindi tocca cercare in fretta e furia supplenti, che spesso non si trovano. Le prime settimane di scuola diventano così un percorso ad ostacoli per i genitori (alle prese con un orario ridotto), per gli insegnanti presenti che devono sostituire chi non c’è. E soprattutto per i bambini, che hanno diritto a continuità e certezze. Anche nell’istituto “Via Fabiola” di Roma – che comprende una materna, tre elementari e due medie, divise in quattro sedi e raccoglie complessivamente 1200 alunni – non tutti gli incarichi sono ancora coperti, quindi per 15 giorni si è attivato l’orario ridotto. Da un lato famiglie costrette a prendere i figli a scuola prima del previsto, dall’altro insegnanti in classe che fanno quello che possono. In mezzo la dirigente scolastica, Fanny Greco, 52 anni, da 9 preside in quell’istituto: come un direttore d’orchestra prova a dirigere tutti e quattro i plessi nel modo migliore possibile, nonostante le assenze e nonostante “un sistema scolastico che non funziona più”.
“A fine anno scolastico 2013-2014 avevamo vacanti nove cattedre nelle elementari e due nelle medie – dice la dirigente scolastica – A inizio settembre otto posti erano formalmente coperti, ma il 15 settembre, giorno di riapertura della scuola, c’era solo una docente in più, invece delle otto previste. Oggi sono quattro quelle arrivate”. Cosa è successo? “Le insegnanti hanno preso il ruolo, poi però non si sono presentate in classe, usufruendo delle tutele previste per legge nei casi di maternità, allattamento, malattia”. Risultato: la preside è stata costretta a emanare una circolare per attivare l’orario ridotto per 15 giorni. Anche perché, spiega la stessa professoressa Greco, “non posso né creare classi pollaio – per una questione di gestione, ma anche di sicurezza – né posso far fare delle ore in più agli insegnanti che ci sono”. Fra un diritto e un altro da rispettare, il percorso a ostacoli si complica: “Non si può pensare di togliere tutele alle donne, ma ci sono anche i diritti dei minori che vanno tutelati e non lo sono”.

Neppure trovare un supplente è semplice: “Spesso vengono chiamate per pochi giorni a settembre. Accettare quel lavoro significherebbe perdere la disoccupazione per quel mese, senza avere nemmeno la sicurezza che l’incarico poi venga prolungato”. Insomma, il caos. “Il sistema scolastico sta implodendo, va rivisto il sistema delle graduatorie. Ci sono diverse formule fattibili, come, ad esempio, dare la possibilità di fare delle ore aggiuntive agli insegnanti che sono disponibili”. Intanto, lunedì 29 settembre nell’istituto Via Fabiola si torna all’orario normale, anche se “non ho la certezza che ci saranno tutti gli insegnanti. Troveremo il sistema di organizzare attività collettive. Nel frattempo in queste ore il provveditorato dovrebbe fare le convocazioni”.
Attualmente mancano anche alcune insegnanti di sostegno. “Arriveranno”, assicura la professoressa Greco. Nei prossimi mesi saranno attivati laboratori ad hoc per gli alunni in difficoltà. Per decisione presa negli anni passati dal ministero dell’Istruzione, sono stati ridotti i casi in cui si può chiedere quell’aiuto alla scuola, sono quindi diminuiti i bambini “certificati” che hanno riconosciuto quel diritto, però sono aumentate le ore di sostegno (non il numero di insegnanti), ore in più da utilizzare per attività di supporto e laboratori mirati, che a fine anno dovranno essere valutati dall’organo competente.
Se l’orario ridotto e l’organico non completo sono problemi che riguardano l’inizio dell’anno scolastico, ci sono altre difficoltà con cui quell’istituto, ma anche gli altri sparsi per l’Italia, devono fare i conti anche per tutti gli altri mesi: per mancanza di fondi sono diminuite le ore da dedicare ai laboratori curriculari, dall’arte alla musica, passando per il teatro. Nell’istituto Via Fabiola si è passati dalle 60 ore a disposizione in passato per due scuole medie alle 4 ore a settimana di oggi, ore nelle quali i docenti svolgevano attività varie. Per ampliare l’offerta formativa spesso si chiede un contributo economico ai genitori. “Quest’anno cercherò di eliminare alcuni laboratori a pagamento, perché la legge così prevede e perché si richiede di non fare spendere troppo ai genitori. Non ci sarà più la libertà di scelta che c’era prima – dice la dirigente scolastica – Ma scuola pubblica significa anche a costo zero per le famiglie, io condivido questo principio. Anche perché se i genitori mettono sempre una “pezza”, si deresponsabilizzano le istituzioni. La scuola deve ripartire con le sue forze, bisogna tornare a investire in quel settore”.