Politica ed Economia
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La cooperativa Zajendo insegna il mestiere di sarta alle donne rom

Nel laboratorio si cuciono vestiti per bambini, abiti per adulti, borse, accessori e il fiore all'occhiello: i libri in tessuto tutti da toccare, scritti anche in braille e prossimamente in Lis, che richiedono una manifattura particolare e molte competenze

È una storia di amicizia forte quella che lega Cristina Rosselli del Turco alle donne rom. È nata negli anni, oltre 15, inizialmente attraverso il suo mestiere – come pediatra della Asl visitava i campi nomadi per la prevenzione sanitaria – poi come volontaria dell’associazione ‘Insieme Zajedno’ con progetti sul lavoro. Cristina ci racconta la sua storia nel coloratissimo laboratorio di sartoria e punto vendita di San Lorenzo, quartiere storico di Roma, in un piccolo slargo a ridosso delle mura Aureliane.

“Sono pediatra, in pensione da cinque anni ho fondato con altre due donne la cooperativa multiculturale Zajedno, parola che in lingua slava vuol dire “insieme”, dove è confluita l’associazione”, dice Cristina. “Dopo un impegno forte sia in Italia che in diverse missioni all’estero, tra Balcani e Iraq, ho deciso di impegnarmi a tutto tondo nell’esperienza di un’impresa interamente al femminile. Con tre donne conosciute al campo nomadi abbiamo iniziato l’avventura: per loro è stata un’occasione di riscatto, di inserimento nel tessuto sociale, di acquisizione di valori educativi come l’impegno, la responsabilità, l’autonomia, l’autostima individuale, ma anche la capacità di compiere le proprie scelte”.

Oggi, oltre alle tre fondatrici, nel laboratorio di Zajedno lavorano stabilmente due rifugiate politiche, Chantal, della Costa d’Avorio (44 anni, da dieci in Italia) e Abba Khadija, del Marocco (48 anni, di cui sette nel nostro paese), mentre periodicamente arrivano  ragazze rom che vogliono imparare il mestiere di sarte grazie ad una convenzione con il centro di giustizia minorile.

“Le persone che ospitiamo, a volte per settimane a volte per mesi, vengono seguite in un percorso personalizzato di formazione al lavoro, ma non solo: qui parliamo, stiamo tranquille, l’atmosfera serena permette loro di costruirsi uno spazio di dignità e di consapevolezza”. Sia delle proprie capacità sia delle proprie possibilità, anche quando, come accade nella cultura rom, le donne sposandosi si ritirano dalla vita sociale per rimanere a casa con i figli.

“Il cammino è bello ma faticoso – ci confida Cristina – l’amicizia con i rom è bellissima, intensa, ma in qualche modo ti ‘succhia l’anima’. Una delle difficoltà maggiori è proprio quella culturale: dotare le donne di una maggiore consapevolezza modifica tutto il nucleo familiare, noi crediamo che l’impegno lavorativo abbia un grande significato e una forza in sé”.

Ma cosa produce questo lavoro ‘zajedno’, frutto di una collaborazione paritaria, scambio di confidenze e di culture? I prodotti sartoriali sono diversificati, si cuciono vestiti per bambini, abiti per adulti, borse, accessori. “Ordiniamo i tessuti – spiega Cristina – da fornitori in città o nella regione, ma acquistiamo anche stoffe africane e giapponesi. Ogni lavoro è personalizzato, gli abiti sono su misura, ci occupiamo anche delle shopping bag, realizzate con tessuti avanzati dai lavori, e decorate con dei nastri”.

Una grande fetta del lavoro è rappresentata dai libri in tessuto, che raccontano le storie più diverse, dal libro dei mestieri per i più piccini alle raccolte di racconti, e che richiedono una manifattura particolare e molte competenze. “Questi libri sono il nostro fiore all’occhiello – racconta orgogliosa Cristina – li realizziamo per committenti da tutta Europa, unendo il piacere di un lavoro tutto artigianale all’utilità per le persone disabili: sono scritti anche in braille e ci stiamo organizzando per creare una lettura parallela  in Lis”. I risultati sono sorprendenti: storie rifinitissime da toccare e da immaginare, favole semplici dove il materiale è a disposizione dei bambini anche nella sua consistenza e colore.

Filomena Santella, 34 anni, è con la sorella Elisa vice presidente della cooperativa Zajedno. Lei, operatrice sociale in progetti di scolarizzazione con l’Arci solidarietà nei campi nomadi, ha conosciuto Cristina nel corso delle attività parallele che svolgevano con i rom. “Le tre ragazze che poi l’hanno spinta ad aprire la cooperativa – ci racconta Filomena, lunga treccia sulla spalla e occhi scuri – le avevo seguite io per la scolarizzazione. Abbiamo deciso insieme di buttarci in questa avventura ed è stata un successo”.

La ragazza, che si occupa principalmente della raccolta fondi, ci spiega che “la soddisfazione più grande è l’attenzione che c’è verso il progetto: molti restano sorpresi positivamente dalla dedizione e dalla professionalità con le quali le donne presenti nel laboratorio svolgono il proprio lavoro, come se fossero dei casi eccezionali, escludendo a priori  che le donne rom possano essere valide collaboratrici e addirittura avere delle buone qualità”, conclude Filomena.