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Tanti laboratori di sartoria e cucito per favorire l’integrazione

Grazie e a questi workshop nati attorno ad un telaio molte donne, italiane e straniere, imparano un lavoro e instaurano amicizie. Il passaggio da progetto di aiuto sociale a cooperativa non è facile, ma il risultato ripaga della fatica, creando posti di lavoro

La prima volta che Hanane ha visitato il laboratorio di sartoria tra stoffe, canapa, lana e telaio ha pensato di essere tornata indietro nel tempo: “Mi è sembrata una cosa antica – racconta ora ridendo – Non avevo visto tessere nemmeno in Marocco. Però ho deciso di provare, e ho trovato donne gentili e disponibili che mi fanno sentire a casa”. Laureata in diritto, marocchina di origine, Hanane è in Italia dal 2007 ed è diventata, insieme ad altre donne immigrate, una delle migliori tessitrici del gruppo dell’associazione Penelope di Saluzzo, in Piemonte.

Come lei in Italia sono molte le donne, italiane e straniere, che grazie ai laboratori di sartoria e cucito imparano un lavoro e instaurano amicizie. Borse, tappeti, abbigliamento. Trame di tessuti di alta qualità o materiale di recupero trasformato in creazioni originali per superare le barriere culturali, linguistiche, di isolamento e migliorare l’integrazione. Uno spazio mentale, culturale e sociale. Un luogo dove condividere.

Penelope è un’associazione nata nel 2007 da un progetto del comune e si è sviluppata attorno ad un telaio. Uno strumento per creare non solo oggetti ma anche legami e relazioni. Da un anno la ventina di donne di diverse nazionalità che gravitano attorno al laboratorio dell’associazione hanno imparato anche a cucire realizzando maglie, asciugamani, tovagliette, shopper.

Una maestro tessitore e una sarta seguono le partecipanti: mano e mente imparano un mestiere e una lingua diversa da quella di origine. “La partecipazione al laboratorio è varia – racconta la presidente Grazia Nicoli – e la produzione notevole e di qualità, con lana sarda e canapa scelta, per esempio. Ma possiamo vendere solo nei mercatini e il guadagno è limitato”.

I ricavi vengono reinvestiti nell’associazione per l’acquisto di materiali per il laboratorio, ma Penelope avrebbe bisogno di qualcuno con il coraggio di fondare una cooperativa, nonostante il momento di crisi. “In fondo però – precisa Nicoli – il nostro lavoro è nato per favorire l’aggregazione, non la ricerca di un impiego. L’importante è stare insieme, scambiarsi le esperienze. Il telaio fa da collante”.

A Quarrata in provincia di Pistoia, invece, una cooperativa sociale è nata il 28 luglio 2010. Si chiama Integra, ha come scopo l’inserimento di persone svantaggiate e ha visto la luce grazie all’impegno dell’associazione Pozzo di Giacobbe e della cooperativa Gemma. Offre lavoro a una dozzina di donne italiane, albanesi, marocchine grazie ad un servizio di pulizie e un laboratorio di cucito.

Il progetto, diventato un vero e proprio impiego, è nato per caso: “Nel 2004 è stata donata una macchina per cucire all’associazione che si occupava di insegnare l’italiano alle donne immigrate – ricorda la presidente Arianna Baldi – Si è sviluppata una certa curiosità. Nel 2007 abbiamo ottenuto dei fondi dall’8 per mille per realizzare un laboratorio di cucito e infine nel 2010, grazie a dei finanziamenti europei e alla società Esprit che ci ha aiutate, abbiamo potuto fondare l’attività mettendoci in società”.

Il passaggio da progetto di aiuto sociale a cooperativa non è stato facile, ma il risultato ha ripagato della fatica: i posti di lavoro sono una dozzina per donne che vanno dai 40 ai 60 anni e 23 persone ruotano attorno alla cooperativa tra soci, volontari e dipendenti.

I manufatti venduti, tutti di materiali riciclati, sono difficili da quantificare. Integra riceve richieste anche per 200 pezzi alla volta. In certe occasioni persino 3000. E il guadagno viene reinvestito nella cooperativa: “Crediamo che sia il percorso migliore per persone che vengono da situazioni difficili – commenta Baldi – perché ci si mette alla prova. Ci si trova in situazioni di povertà perché ci si nasce, o perché ci si lascia andare al destino. Invece qui le donne sono protagoniste e attrici che non subiscono ma partecipano in modo attivo”.

A Palermo il progetto “I saperi per l’inclusione” della Scuola di lingua italiana per stranieri ha vinto un bando del Ministero dell’Interno – Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione (Fondo Europeo per l’Integrazione di cittadini di Paesi terzi). Proseguirà il lavoro messo in piedi con due precedenti attività e vedrà la realizzazione di corsi di italiano per donne migrate e vittime della tratta, di un corso per la gestione di strutture di accoglienza e di un laboratorio di taglio e cucito grazie alla partecipazione, tra gli altri partner, dell’associazione Pellegrino della Terra che opera da tempo a sostegno di donne e minori con attività di questo tipo.

Unica università e tra le poche realtà del sud a ricevere i fondi del ministero, la Scuola è una vera eccellenza: “Le carte vincenti sono state il lavoro fatto in tutti questi anni – elenca Mari D’Agostino, referente del progetto e direttrice della scuola -, l’offerta di qualità con dottori di ricerca tra gli insegnanti e la rete territoriale che ha unito enti pubblici e locali tra i soggetti aderenti tra cui, oltre all’ateneo di Palermo, l’Assessorato alla Cittadinanza sociale e l’Assessorato Scuola del Comune”.

Da settembre partiranno i corsi di italiano e di cucito e gli oggetti realizzati saranno venduti su un sito di e-commerce realizzato dall’Associazione Kappaelle, altro partner: “Faremo interagire il piano della formazione linguistica con quello della formazione professionalizzante – precisa D’Agostino -. Questo costituisce la chiave di volta per favorire un vero processo di inclusione”.

@sara_perro