Politica ed Economia
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Stefania Ragusa: gli immigrati? Una risorsa per l’Italia multiculturale

Caporedattrice di Glamour e scrittrice, dirige il Corriere delle Migrazioni, settimanale online che spiega all'opinione pubblica quanto sia determinante la presenza dei migranti per l’economia e la crescita della società italiana

Negli ultimi anni in Italia il giornalismo sociale è cresciuto, passando da un approccio che spesso si limitava alla semplice descrizione del problema ad analisi sempre più approfondite, che guardano agli avvenimenti con una prospettiva storica e di contesto. Se all’inizio erano soprattutto i giornali di strada e qualche piccola agenzia specializzata ad approfondire i temi di rilevanza sociale e umanitaria adesso è soprattutto sul web che troviamo le testate più autorevoli.

“Corriere delle Migrazioni è un settimanale online focalizzato sulle migrazioni e su tutto ciò che ad esse può connettersi” ci racconta Stefania Ragusa, direttore responsabile della testata, caporedattrice di Glamour e scrittrice. Nato dall’esperienza del Primo Marzo, l’iniziativa lanciata nel 2010 e conosciuta come “lo sciopero degli stranieri”, il Corriere delle Migrazioni si propone come magazine che non tratta di questo tema in chiave emergenziale ma cerca di far capire all’opinione pubblica quanto determinante sia la presenza dei migranti per l’economia e la crescita della società italiana.

“Avevo scritto spesso di tematiche legate alla cooperazione internazionale e alla giustizia sociale, non solo come giornalista, anche come autrice di libri. Ma la mia conoscenza di questi temi era circoscritta ai viaggi intrapresi e ai circoli interculturali che frequentavo, mentre sapevo poco della quotidianità di chi si trova a vivere nel nostro paese da straniero ‘non privilegiato’. Come privilegiati, o perlomeno ‘ben accetti’, intendo quegli immigrati legati al mondo della musica, del teatro, delle arti in genere. Quelli che io definisco ‘immigrati chic’, non per scherno nei loro confronti quanto per il coinvolgimento un po’ strumentale che ne viene fatto in certi circoli intellettuali, che si percepiscono come aperti e liberi da pregiudizi. Anche io ero una habitué degli ‘spettacoli etnici’, poi ho conosciuto il mio compagno, che viene dal Senegal e si spacca la schiena in fabbrica otto ore al giorno… e lì ho cominciato a capire davvero quale sia la realtà di un immigrato che vive e lavora nel nostro paese”.

Ispirandosi al collettivo francese Journée sans immigrés, e in collegamento con movimenti simili in Spagna, Grecia e altri paesi europei, insieme a tre amiche e attiviste dei diritti umani, Nelly Diop, Daimarely Quintero e Cristina Seynabou, Stefania organizza lo “sciopero degli stranieri”, per stimolare la riflessione su cosa davvero accadrebbe se i milioni di immigrati che vivono e lavorano in Europa decidessero di incrociare le braccia o di andare via.

“La mobilitazione ha toccato oltre 60 città e hanno partecipato a quella giornata più di 300mila persone. In molte aree lavoratori italiani e migranti hanno scelto di scioperare insieme. In seguito, buona parte dei comitati ha continuato a operare sul territorio ma ci siamo resi conto che, oltre al lavoro politico con le istituzioni per l’abrogazione del reato di clandestinità e del pacchetto sicurezza, per contrastare il lavoro nero e lo sfruttamento dei lavoratori migranti e in favore di una regolarizzazione rispettosa dei diritti umani c’era e c’è un lavoro culturale molto impegnativo da portare avanti.

Con questo proposito, grazie all’impegno volontario di un gruppo di giornalisti e di militanti anti razzisti, è nato Corriere delle Migrazioni.“Vogliamo realizzare un’informazione di qualità che contribuisca a far rete tra persone, associazioni e rappresentanti della società civile che si impegnano quotidianamente per la costruzione di una società più giusta. La prima arma, in questo senso, è la conoscenza. Ma con le nostre sole risorse di volontari non è facile. E lo diciamo chiaramente: abbiamo bisogno della collaborazione di chi ci legge e condivide questa visione, per alimentare il dibattito e fare la differenza”, sostiene Stefania. “L’Italia è già un paese multiculturale e il razzismo, consapevole o meno, è un male da combattere.”