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Alessandra, Susanna e Sara, tre donne che fanno grande la Ferrari

Lavorano nell'azienda di Maranello come ingegnere, direzione Digital e operaia addetta alla verniciatura. “Quando per strada vede una Ferrari – dice Susanna – qualunque passante pensa 'wow!'. Mi piace pensare che dietro a quel wow ci siamo anche noi"

Sono giovanissime Alessandra, Susanna e Sara, vengono da percorsi di studi diversi ma tutte vivono con passione e orgoglio il proprio lavoro. Che non è un semplice impiego ma anche un senso di appartenenza ad un progetto grande, che fa sognare e dentro al quale si sentono, grazie al loro contributo, un tassello piccolo ma utile. Un pezzetto di mosaico che contribuisce a realizzare l’opera d’arte complessiva: il marchio Ferrari.

Un’altra cosa che accomuna le tre ragazze è il senso di libertà: lavorano e danno molto di sé all’azienda ma vivono il loro rapporto con uno dei brand italiani più prestigiosi con grande responsabilità e nessun senso di colpa, stimolate da un ambiente lavorativo che le apprezza e nel tempo le ha fatte crescere.

E sì, perché Alessandra Cenicola, che ha 31 anni, lavora in Ferrari da sette. Dopo la laurea in ingegneria dell’autoveicolo al Politecnico di Torino è approdata subito a Maranello, inizialmente con uno stage nell’aerea compositi, dove nel corso degli anni ha iniziato occupandosi del bodywork (il corpo vettura), poi del telaio, delle ali anteriori e posteriori, delle paratie, e da qualche settimana coordina i vari responsabili dei sottoprodotti che compongono le vetture di Formula 1.

“È stata la prima azienda che mi ha adottato, – racconta Alessandra – sono cresciuta qui e sono molto felice del mio percorso. Aziende come questa riconoscono l’impegno delle persone che fanno parte del loro gruppo e le valorizzano. Mi interrogo spesso sul mio percorso: a 24 anni cambiare città, da Torino a Maranello, è stata una decisione presa su due piedi, oggi confermo la mia scelta non solo per consuetudine”. Una ‘memoria del presente’ che la aiuta a non “perdere di vista le cose più importanti della vita”.

Il lavoro di Alessandra, che si concentra proprio sulla vettura della Formula 1, è per lei il realizzarsi di due grandi amori, “quello per l’automotive e quello per la velocità. Approdare in Ferrari è stata la somma matematica delle due cose, la conclusione migliore per il percorso universitario e la porta più bella che avrei potuto aprire per il mio futuro. Nel corso degli anni ci sono state altre spinte motivazionali al mio lavoro – continua l’ingegnere – come la dinamicità delle mia giornate e il senso di libertà interiore molto forte nonostante mille dettagli da ottimizzare. La carica costante, impetuosa, che amo, mi dà solidità e mi fa anche sentire libera di… destabilizzarmi”.

Il lavoro nell’area compositi per Alessandra ha anche un altro vantaggio: “Ricevi subito un feedback che ti conferma se hai lavorato bene o male: dopo le gare, ogni due settimane sappiamo subito dove dobbiamo migliorarci, è un input continuo”.

Con i colleghi uomini, la maggior parte in Ferrari, Alessandra si è sempre trovata molto bene: “Sono cresciuta in un ambiente maschile, nella mia facoltà eravamo 59 ragazzi e una sola ragazza: io. Dal punto di vista professionale il sesso non conta, mi sento ingegnere, non donna ingegnere. Il valore di una persone dipende dalla persona. Invece il modo di costruire le relazioni è più legato alla peculiarità di genere. Uomini e donne hanno dei modi differenti di affrontare i problemi, avere un team di lavoro misto significa arricchire le prestazioni”.

Nel futuro Alessandra si vede anche moglie e mamma, “dovrò pensare alla conciliazione tra vita lavorativa e familiare: del resto le cose facili non mi piacciono, amo le sfide, spero di vivere ogni cosa senza sensi di colpa, come faccio oggi”.

Susanna Poli
Susanna Poli

Susanna Poli, 34 anni, festeggia un compleanno – ci racconta scherzando – ogni quattro anni (è nata il 29 febbraio del 1980) ed è entrata in Ferrari nel 2006 quasi per scommessa. Dario, un ragazzino a cui faceva ripetizioni, amante della Formula 1, le diceva di andare a lavorare a Maranello, lei ha mandato il suo curriculum dopo la laurea in Lingue a Parma ed è stata presa per uno stage di sei mesi presso l’ufficio stampa. “Da allora – spiega Susanna – non me ne sono più andata”.

Per la ragazza si è aperto un mondo, i sei mesi di stage, con due capi donne, sono stati entusiasmanti e formativi. “Ho acquisito gli strumenti di lavoro e una conoscenza complessiva dell’azienda – racconta Susanna – poi sono passata all’e-commerce, curavo la vetrina del Ferrari store”. Ora lavora nell’area digital fondamentale per la promozione dell’azienda. “Il mio percorso lavorativo è stato di forte crescita, mi sono avvicinata al core business. Rimanere a stretto contatto con gli ingegneri per raccontare il nuovo motore della Ferrari è entusiasmante. È stare dentro quello che rende unico il nostro brand”.

Susanna ama il suo lavoro, su Facebook la pagina Ferrari ha più di 15 milioni di fan, il digital trasmette con video, foto e contenuti smart l’immagine di un brand con una fortissima carica evocativa: “Quando per strada vede una Ferrari – ci spiega Susanna – qualunque passante pensa ‘wow!’. Mi piace pensare che dietro a quel wow ci siamo anche tutti noi che facciamo sì che si realizzi quella vettura”.

Un aspetto fondamentale nel lavoro di Susanna sono i contatti con i colleghi: “Il nostro lavoro è fornire contenuti, quindi devo sapere le cose come e dove accadono e chi le fa accadere. La relazione è la benzina che può permettermi di realizzare quello che è il mio lavoro, se non sapessi quello che succede farei fatica a costruirci intorno delle cose”.

Sara Passannanti di anni ne ha 26 e lavora dal 2007 nel reparto di verniciatura come operaia. Diplomata perito chimico, è entrata in Ferrari su chiamata dell’azienda. Quando parla del suo lavoro, la terminologia diventa tecnica: “I primi due anni nell’aerea verniciatura sono stata in linea ad applicare le protezioni, a pulire le scocche del fondo, poi nel 2009 mi hanno spostato al pretrattamento e da due anni sono alla centrale vernici”.

Sara ci spiega come dalla scocca grezza della vettura, attraverso dieci bagni di trattamenti, si arriva al prodotto semi-finito, che passa poi alla centrale vernice dove vengono gestiti i colori: “Il processo è chimico, si studiano le tinte, la viscosità, il ph”. Il suo lavoro è esattamente ciò per cui ha studiato: “Mi sento fortunata, non mi sarei mai aspettata di lavorare così presto facendo ciò che mi appassiona. Quel che mi piace di più nel mio lavoro è che quello che faccio viene sempre riconosciuto. Vedere una macchina finita mi rende orgogliosa, perché so che c’è anche il mio tocco”.

La vita lavorativa di Sara, che da tre anni è andata a vivere da sola (e da qualche tempo l’ha raggiunta il suo fidanzato) è organizzata su turni: una settimana inizia alle cinque di mattina e finisce alle 12.30, quella successiva inizia a ora di pranzo e finisce alle otto di sera. Il rapporto con i colleghi è dei migliori, non a caso il suo fidanzato è uno di loro: “C’è una bella collaborazione nella nostra area – conclude – dove non arriviamo noi donne gli uomini ci aiutano volentieri, ma se una vuole riesce ad imparare a fare tutto”.