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Somaya Jabarti, primo direttore donna di un quotidiano dell’Arabia Saudita

Nel suo Paese all’altra metà del cielo è proibito votare, avere un passaporto, viaggiare, sottoporsi a interventi chirurgici senza il consenso del compagno e fare sport. Ma lei è riuscita ad approdare alla guida della Saudi Gazette e non vuole rimanere un caso isolato

Per le leggi del suo Paese, l’Arabia Saudita, non può guidare una macchina, ma è entrata nella storia diventando il primo direttore donna di un quotidiano, e per giunta in lingua inglese: la Saudi Gazette. Stiamo parlando della giornalista Somaya Jabarti. Una, ma non l’unica, breccia in una nazione e in cui vige l’assoluta autorità maschile e i diritti civili al femminile sono quasi inesistenti.

In Arabia Saudita all’altra metà del cielo è proibito votare, chiedere il passaporto, viaggiare, sottoporsi a interventi chirurgici senza il consenso del compagno e fare sport. Tra i divieti imposti dallo Stato ci sono anche quello di guida dell’automobile, contro cui ci sono state proteste di massa, o quello di lavorare nel settore petrolifero, vero motore economico del Paese. In questo regno ultraconservatore la segregazione dei sessi è quasi totale e gli uomini sono i custodi delle donne a cui sono legati.

Eppure, anche in un contesto così complesso, Somaya Jabarti è riuscita ad affermarsi. La sua storia professionale comincia ad Arab News, si occupa di cronaca locale, ma in poco tempo la sua bravura e la sua determinazione le permettono di crescere e fare carriera fino a diventare vice-direttore. Il salto vero però lo fa alla Saudi Gazette, che guida dallo scorso febbraio.

Il suo predecessore Khaled Almaeena, firma nota del mondo arabo, ha scritto un articolo di commiato in cui sottolineava di aver scelto Somaya “non in base a considerazione di genere, ma solo in base al merito”. Una puntualizzazione che si sarebbe inserita bene anche nel dibattito nostrano sulle quote rose e che in Arabia Saudita ha un valore ancora più importante.

Dal canto suo, la Jabarti ha risposto con un editoriale in cui ha fatto sapere che “essere la prima donna direttore di giornale sarà una responsabilità doppia. Le mie azioni e i miei risultati si rifletteranno anche sulle altre donne del mio Paese. Il mio eventuale successo non sarà completo se non vedrò altre donne saudite raggiungere nel mondo dei media le posizioni di vertice, quelle in cui si prendono le decisioni. Nella nostra e in altre testate la maggior parte dei giornalisti sono donne, ma pochissime hanno ruoli davvero importanti”.

Appena nominata, la direttrice della Saudi Gazette ha detto ai microfoni del network Al Arabiya di vedere finalmente una crepa nel famigerato soffitto di cristallo e di sperare che possa, in un futuro, possa trasformarsi in una vera e propria porta d’accesso per le donne.

Somaya sogna in grande da sempre, per lei e per tutte le abitanti dell’Arabia Saudita. Nel 2011 il suo nome era venuto alla ribalta per un lungo articolo, pubblicato sul sito della tv inglese Channel 4, in cui immaginava la vita delle sue connazionali nell’anno 3000. Grazie al suo viaggio nel tempo le donne potevano guidare, ma per altre attività come aprire un conto in banca o rinnovare il passaporto erano ancora completamente dipendenti dagli uomini, i depositari finali di ogni diritto, anche il più elementare.

Alla fine del pezzo la Jabarti poneva l’accento su come, in fondo, la possibilità di guidare l’auto non fosse altro che un’effimera illusione di parità, senza il reale riconoscimento della propria autonomia. La sua constatazione non era un segnale di arretramento, ma una spinta a chiedere e desiderare di più da una società che relega le donne sempre in secondo piano. Perché Somaya è riuscita ad emergere, ma non vuole essere la sola.