Politica ed Economia
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La parità è una questione generale, non di genere

Non ci riusciamo. Per quanto la diffidenza coltivata negli anni sia sempre sul punto di riaffiorare, la scelta del Partito democratico di indicare cinque donne capolista alle europee ci piace. Abbiamo imparato a diffidare degli annunci strombazzati dalla politica o peggio delle promesse fatte in nome della presunta parità, vedi l’Italicum – che alla camera s’è vista le quote rosa ingoiate dai franchi tiratori –. E anche oggi la sensazione somiglia un po’ a quella che abbiamo provato quando abbiamo visto nascere il governo flash di Matteo Renzi il quale, partorendo il suo snello esecutivo, innovava per il solo fatto di garantire lo stesso numero di uomini e donne, otto di qua otto di là. Bello, ma che succederà con le altre nomine?, ci si chiedeva. L’esito, poi, lasciava poco spazio all’immaginazione.

Nonostante questo, salutiamo positivamente la scelta dei democratici di proseguire sulla stessa linea per il voto europeo, a dispetto di chi legge tra le righe una scelta strumentale. E non riusciamo a sminuire la portata dell’evento. Nel nostro paese, che sconta una pesante cultura tutta al maschile, ebbene sì, c’è ancora bisogno di quote rosa e di partiti che trasformino questo fatto in una grande notizia. Non sarà certo lo spaventoso conto accumulato dalla politica di segno tutto maschile di questi anni di fallimenti a convincerci che queste scelte sono solo di facciata.

Il Partito democratico ha di fatto avviato un ribaltone proprio mentre ogni piccola particella di questa Italia del 2014 grida al cambiamento. È disperato il bisogno di un’inversione di rotta e altrettanto lo è la necessità di una rivoluzione che, va da sé, ora può passare solamente attraverso ben più di uno choc. Nel paese dei record negativi su tutti i fronti della parità uomo-donna, la rivoluzione rosa è una soluzione che molti dovrebbero invocare: chi può permettersi oggi di mettere il freno a un cambiamento che passi attraverso l’opportunità di avere un punto di vista diverso sul mondo, quello delle donne che dovunque agiscano portano solo risultati positivi? Obama è stato l’ultimo in ordine cronologico a lanciare un grido e riconoscere uno stato di fatto appena due giorni fa, con la svolta sulla parità salariale. L’imprinting femminile dà risultati economici importanti ovunque le donne abbiano sufficiente spazio, peso e potere da poter incidere imponendo il loro sguardo nuovo sulla politica.

A queste elezioni c’è in ballo molto più di un voto: c’è la prossima Europa e l’idea stessa di europeismo che il Partito democratico si dovrà dare. In virtù di questa sfida capitale, le teste di lista, la posizione delle candidate e dei candidati – al momento tutta da verificare – e le preferenze (fortunatamente una norma transitoria rende impossibile indicare tre nomi dello stesso sesso) sono cruciali, altroché. Invocare una legge per la presenza femminile nelle istituzioni, come ha scritto su Europa Roberta Agostini è appellarsi a un principio di civiltà che riguarda tutti. Alzi la mano chi può permettersi di rinunciare a costruire un progetto diverso.