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Tre donne irrompono nella scena politica turca, ma l’uguaglianza è lontana

Fatma Sahin, Özlem Çerçioğlu, Gültan Kışanak, sindaci di schieramenti politici diversi, le prime tre elette nelle metropoli in un Paese dove però la percentuale di candidate non ha superato il 5%. Le elezioni hanno segnato la vittoria di Erdogan, ma anche l’affermazione di una nuova classe politica femminile

In Turchia, dopo le elezioni amministrative di domenica, nulla sembra, gattopardescamente, cambiato. Il partito del premier Recep Tayip Erdogan Giustizia e sviluppo (Akp) ha rafforzato il suo primato, nonostante gli scandali che ultimamente avevano travolto proprio il primo ministro, e ha mantenuto il controllo di Ankara, Istanbul e altre regioni importanti.

Eppure, a guardare bene, all’ombra della Mezzaluna qualche novità c’è e ha il volto di Fatma, Gültan e Özlem.

Tre donne di tre schieramenti politici diversi, le prime tre elette sindaco di grandi metropoli in un Paese dove, in realtà, la percentuale di candidati femminili non ha superato il 5%.

Fatma Sahin, classe 1966, è ingegnere chimico, madre di due figli e politico di lungo corso. È stata la prima donna a rappresentare in parlamento la città di Gaziantep, grande centro del Sud da cui proviene e che ora si prepara a guidare come sindaco, dopo aver ottenuto oltre il 50% delle preferenze e battuto i rivali uomini. La Sahin ha sempre militato nell’Akp ed è stata anche ministro della Famiglia del terzo governo Erdogan, incarico che ha lasciato lo scorso dicembre dopo un rimpasto.

Özlem Çerçioğlu, invece, sindaco lo era già. Dal 2009 governa Ayidin, nella regione dell’Egeo, estremo Ovest del Paese. Ieri è stata riconfermata, ma con un’importante novità perché dal 2012 Aydin è diventata città metropolitana. La Çerçioğlu, potente industriale di 45 anni, è esponente del partito Popolare Repubblicano Chp, forza socialdemocratica di opposizione, di cui è stata anche deputato dal 2002 al 2009.

A migliaia di chilometri, all’estremo opposto della Turchia, nella complessa regione del Kurdistan, un’altra donna si prepara ad amministrare Diyarkbakir, capitale della regione. Stiamo parlando di Gültan Kışanak, giornalista e madre di un bambino, da anni esponente del Bdp, Partito Curdo per la Pace e la Democrazia. Governerà al fianco dell’alleato Firat Anli, in linea con il modello di leadership congiunta voluta dalla sua coalizione per supportare la presenza delle donne in politica, tema a lei caro e per cui si è sempre battuta. Nel 2008 la Kışanak ebbe una piccola parte nel documentario “What a beautiful democracy”, dedicato proprio a questo argomento.

La Turchia è pronta ad accogliere anche il primo sindaco con il velo, che eletti e dipendenti pubblici possono portare dopo che il governo Erdogan ne ha revocato il bando. Fatma Turo, ingegnere di 41 anni, madre di tre figli e esponente dell’Akp, guiderà con il capo coperto il distretto di Mera a Konya.

Successi femminili che segnano passi importanti, ma ancora troppo piccoli per un Paese in cui le donne si affermano con grande fatica.

Al di là dell’entusiasmo per le nuove sindaco, delle grandi promesse e delle speranze, la presenza femminile in questa ultima tornata elettorale è stata ridotta. Nell’Akp le candidate donne erano solo l’1,5%, nel Chp si sono attestate intorno al 4,5% e nel Mhp (Partito del Movimento Nazionalista) al 2,5%

Menzione d’onore solo per il curdo Bdp e per il Partito Democratico dei Popoli Hdp, i cui candidati erano donne rispettivamente per il 55,3% e per il 71,8%. In parlamento su 548 deputati, solo 79 sono donne.

La rappresentanza politica, però, è solo la punta dell’iceberg di una situazione generale complessa. Nelle grandi città come Istanbul o Ankara le donne stanno cominciando ad emanciparsi e a raggiungere traguardi professionali importanti, ma nelle zone rurali restano ancora ai margini della società. Nelle regioni più isolate del Paese esistono ancora il delitto d’onore, i matrimoni forzati e il fenomeno delle spose bambine. La violenza domestica è un’altra grave piaga. Negli ultimi quattro anni in Turchia ci sono stati 666 casi di femminicidio. Esiste una legge, la 4320, che tutela chi subisce abusi da parte dei familiari.

Peccato riguardi solo le donne sposate con rito religioso. Nessun diritto per single, divorziate o sposate con rito civile.

Per il premier in carica prima dell’uguaglianza di genere viene la famiglia, entità da tutelare e di cui l’altra metà del cielo deve essere innanzitutto garante.

Le ultime elezioni hanno segnato l’ennesima vittoria di Erdogan, ma anche l’affermazione di una nuova classe politica femminile. Toccherà proprio a queste donne guidare il Paese nel lungo e faticoso cammino verso la parità.