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Mirella Fanti e l’arcipelago delle Eolie come modello di integrazione

Parla la preside che favorisce l'incontro fra la comunità magrebina e quella locale e cerca di superare l'isolamento delle zone più remote dell'arcipelago collegando le scuole in rete tramite video conferenza e LIM (Lavagna Interattiva Multimediale)

Bellissima e generosa, ricca di acqua e di sale, di uve pregiate, olive e capperi esportati in tutto il mondo, Salina è l’isola verde delle Eolie. Più affollata d’estate, come tutte le località a vocazione turistica, in inverno è abitata da poco più di 2000 residenti, il 10% dei quali magrebini, sbarcati sull’isola circa 15 anni fa.

I primi ad arrivare sono stati gli uomini, capofamiglia e giovani, per lavorare nei settori dell’agricoltura e dell’edilizia progressivamente abbandonati dai salinesi che si concentravano sulle attività legate al turismo. A poco a poco sono stati raggiunti dalle donne, che hanno seguito i loro compagni nel loro progetto migratorio.

Sei anni fa, dopo un lungo periodo all’estero nelle scuole italiane in Turchia, Grecia, Eritrea e Uruguay, è arrivata anche Mirella Fanti, con l’incarico di preside dell’Istituto Comprensivo “Lipari1”
che poi si è unito con l’Istituto di Salina. Insieme, i due istituti garantiscono l’intero ciclo dell’obbligo di sei delle sette isole dell’arcipelago delle Eolie.

L’Istituto di Salina fa parte di Isoleinrete, un progetto inaugurato 3 anni fa e sostenuto dal ministero dell’Istruzione e dalla Regione Sicilia per facilitare l’insegnamento a distanza. “Con questa iniziativa si cerca di superare l’isolamento delle zone più remote dell’arcipelago, che in inverno peggiora a causa delle condizioni meteorologiche e marine, collegando le scuole in rete tramite video conferenza e LIM (Lavagna Interattiva Multimediale) in modo da garantire la continuità della didattica” racconta la Preside.

Sicuramente gestire una attività formativa distribuita in un territorio così complesso dal punto di vista geografico rappresenta una sfida importante, ma forse il progetto più appassionante che Mirella Fanti segue nell’isola di Salina è quello di integrazione fra la comunità magrebina e quella locale, facilitato dal contatto tra i bambini che frequentano la scuola.

“Gli alunni figli di genitori stranieri sono circa il 15% del totale, contro una media italiana del 9. All’inizio c’era l’esigenza scolastica di aiutare gli adulti a imparare meglio l’italiano. I bambini parlavano italiano solo a scuola mentre a casa parlavano esclusivamente l’arabo, così era più difficile per loro proseguire speditamente nell’apprendimento. E allora abbiamo deciso di organizzare dei corsi di italiano, dividendo gli utenti in due gruppi, uno maschile e uno femminile, per venire incontro alle loro consuetudini culturali.”

Fortunatamente Salina è una isola molto aperta e tollerante e non ci sono state opposizioni all’utilizzo della scuola per attività extradidattiche. Ogni anno a settembre la comunità marocchina organizza una grande festa popolare alla quale sono invitati tutti gli abitanti dell’isola, ma
nella quotidianità le occasioni di contatto sono ridotte. Soprattutto le donne, in maggioranza casalinghe, fanno più fatica a imparare la lingua e si sentono insicure nel contatto con gli estranei.

“Abbiamo pensato di dedicare una parte delle lezioni di lingua ad attività pratiche, alle quali abbiamo abbinato delle uscite di gruppo”, continua la preside. “Abbiamo simulato di andare a fare la spesa al mercato, di andare in farmacia a chiedere delle medicine, di fare il biglietto per prendere l’aliscafo. E poi lo abbiamo fatto veramente”.

E mentre la comunità magrebina cresceva e si ambientava sempre di più, nasceva per loro l’esigenza di trovare un posto dove incontrarsi, parlare, leggere il Corano e pregare. Mirella Fanti si rivolge al
sindaco per verificare la disponibilità di un locale in qualche ufficio pubblico e alla fine viene individuata una sala polifunzionale all’interno della scuola stessa di Salina, in un’ala occupata da uffici, in modo da non disturbare le lezioni. Il Consiglio di Istituto approva e finalmente gli abitanti hanno una moschea che li possa accogliere tutti.

“Il percorso per una reale integrazione non si misura in settimane, in mesi, ma in anni. Ed è necessario cogliere le esigenze che nascono man mano. Per esempio, i bambini magrebini parlano l’arabo ma non lo sanno scrivere, perché non lo studiano. E i genitori sono preoccupati che i figli perdano la loro cultura d’origine. Così da più parti stiamo ricevendo richieste per attivare l’insegnamento dell’arabo nel doposcuola.”

E le richieste di studiare l’arabo non arrivano solo dalla comunità magrebina ma anche dai salinesi di lingua italiana. In un periodo di crisi economica come quello attuale, qualcuno tra gli isolani comincia a vedere i paesi del vicino Mediterraneo come una opportunità di lavoro e di vita, intraprendendo al contrario il percorso iniziato 15 anni fa dai primi magrebini approdati a Salina.