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Ma come ti vesti? Preferenze maschili sul velo nei paesi musulmani

Dalla Tunisia all'Arabia Saudita, passando per Egitto e Libano, secondo un sondaggio dell'Università del Michigan, l'universo femminile deve ancora coprire il capo per risultare piacevole e socialmente accettabile

La donna? Che faccia vedere il viso. Ma i capelli, quelli mai. Che sia a causa della religione, della tradizione o dell’abitudine, gli uomini dei paesi musulmani vogliono ancora in maggioranza che l’universo femminile si copra il capo: lo racconta un sondaggio condotto recentemente dall’Università del Michigan. Lo studio fotografa le aspettative rispetto al look delle donne in sette paesi a maggioranza musulmana (Tunisia, Egitto, Iraq, Libano, Pakistan, Arabia Saudita e Turchia): capelli e orecchie completamente nascosti dal velo, ma viso interamente scoperto. Uniche eccezioni Turchia e Libano, dove uno su quattro ritiene che la donna possa andare in giro anche a capelli sciolti e ben visibili.

Le rivoluzioni del 2011 che in alcuni paesi islamici hanno assunto il sapore di un’intifada al femminile hanno concentrato l’attenzione sulle donne, attrici attivissime del cambiamento – seppur lento – ma troppo spesso oramai vittime di molestie e aggressioni. Un affronto, in realtà dove la figura femminile, soprattutto se velata, è in teoria fisicamente intoccabile. Un affronto che manda un messaggio chiaro: donne, tornate nelle vostre case, la piazza non è posto per voi.

Le donne però non ci stanno. E denunciano sempre di più i loro aggressori, sfidando quella sessuofobia maschilista che spesso e perversamente le ritiene responsabili e non vittime, un atteggiamento che stimola paura e repressione. Il risultato, al di là della religione, è l’hijab: il viso si può vedere – ma non sia mai che la testa si scopra.

Il sondaggio proponeva sei diverse immagini di donna e chiedeva di scegliere quale fosse quella più appropriata per apparire in un luogo pubblico: il burqa all’afghana con una griglia per respirare, il niqab nero che lascia scoperti solo gli occhi – stile Golfo –, lo chador che copre il capo ma non il viso e si allunga sul corpo (stile Iran tradizionalista), l’hijab da cui emerge il volto ma nessun capello, il foulard colorato avvolto sulla testa.

In Tunisia ed Egitto oltre il 50% si è pronunciato per l’hijab, apprezzato anche in Turchia e Iraq, con una media complessiva del 44%, la più alta in assoluto. In Iraq e in Egitto la seconda scelta è stata però ancora più conservativa. È caduta infatti sul castigato chador, quello che non lascia alcuna possibilità di civetteria nel resto del look, genere pantaloni attillati, molto alla moda tra le ragazze egiziane.

Non sorprende che in Arabia Saudita il più votato sia il niqab, con il 63% delle preferenze; mentre i capelli sciolti hanno il loro fascino per il 49% di intervistati in Libano, il 32 in Turchia e solo il 15 in Tunisia, dove da poco è stata sancita nella nuova costituzione la parità tra uomo e donna. A consolare le donne che della rinuncia al velo hanno fatto una bandiera è solo la scelta quasi inesistente del burqa: eccezion fatta per l’Arabia Saudita, dove l’11% lo preferisce, in Turchia nessuno lo ha nominato e nel resto dei paesi la percentuale è sotto il 5%, con Tunisia ed Egitto fermi all’1%. Insomma, coperte si, ma non troppo. Ancora per quanto?