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I fantastici cinquant’anni di Michelle Obama

Portatrice di una rivoluzione estetica e pop, la first lady non è nata per fare solo quella che viene bene in foto. Dopo il compleanno – il 17 gennaio – lavorerà al progetto finale per un Paese che ha già contribuito enormemente a cambiare

“Venite già mangiati”. L’ha scritto proprio così, con la formula inglese Ebyc, eat before you come. L’ha scritto nelle mail di invito che ha mandato per la festa del suo 50 esimo compleanno, perché se c’è una cosa che non difetta a Michelle Obama è la schiettezza. L’ha scritto e apriti cielo, si sono scatenate le polemiche. E chissà quante altre se ne sarebbero scatenate se avesse scritto “venite a digiuno che qui alla Casa Bianca abbiamo cuochi a volontà e si mangerà di tutto e di più”.

“Con i soldi dei contribuenti”, avrebbero subito aggiunto i criticoni, che quando si tratta di fare le pulci sulle spese tutto il mondo è paese. Viene quasi da dire: povera Michelle Obama, costretta a festeggiare gli anni nel momento in cui il marito presidente è al minimo storico di consenso. Chissà che cosa sarebbe stato un party di compleanno nel momento di massimo splendore della coppia, quando tutti li amavano, quando, come disse Obama stesso durante il discorso di ringraziamento dopo la seconda vittoria presidenziale “ho visto l’America innamorarsi di lei”. Quella che lui ha sempre definito come “la mia roccia, la mia migliore amica”. Quella che senza di lei – lo sa benissimo lui, e lo sappiamo noi – non ci sarebbe stato il secondo mandato, e chissà, forse neanche il primo.

“Ho 50 anni e sono fantastica”, ha detto Michelle in un’intervista a ridosso del grande giorno, usando un’espressione più da protagonista di Sex and the City che da first lady: “I’m 50 and fabulous”. “Sono più rilassata, posso finalmente respirare, non sono mai stata così sicura in me stessa e non ho mai avuto così chiaro chi sono io come donna come in questo momento”, ha aggiunto, forse per farci dimenticare una delle sue ultime immagini, quella imbronciatissima alla cerimonia funebre di Mandela, mentre il marito e quell’altro galletto di Cameron si facevano i selfie con la prima ministra danese Helle Thorning-Schmidt.

Il sottotesto potrebbe essere benissimo una cosa del tipo: “Ora si comincia a fare sul serio”. Ora che ho assicurato a mio marito il suo secondo mandato, ora che di campagne non ce ne saranno più, ora che ho svolto il mio dovere, ora che ho assicurato al mondo e alla storia una collezione di immagini sbaciucchiose che nessuna coppia presidenziale potrà mai eguagliare, ora sì che sono finalmente libera di essere la Michelle che voglio. Imbronciata se e quando mi va. In vacanza con Oprah alle Hawaii mentre mio marito torna a Washington con le bambine. Con le scarpe comode se mi va di metterle o di farle mettere ai miei invitati (sì, oltre che già mangiati gli invitati pare siano stati esortati a indossare scarpe comode per poter poi ballare, anche se l’ospite musicale ancora non è certo: forse Beyoncè, forse Adele, forse tutte e due).

Ora, finalmente, posso scegliere come vorrò essere ricordata come first lady e, conoscendo un po’ la sua storia di avvocato tosto, è evidente che le ambizioni sono più di “quella sempre avvinghiata al Presidente Obama” o “quella che piantava le carote biologiche alla Casa Bianca” o “quella con le braccia più toniche che si siano mai viste a Washington”. Tutto vero, tutto bene, tutte immagini che sono già comunque passate alla storia, ma che non sono di sicuro sufficienti a caratterizzare in modo definitivo la sua posizione di first lady.

Ed è probabilmente che dal cinquantesimo anno e un giorno, finite le danze e i festeggiamenti, Michelle si metterà a lavorare. Al progetto finale, alla grande zampata, a ciò che lascerà davvero in eredità a un Paese che ha già contribuito enormemente a cambiare. Gli analisti politici sostengono che potrebbe essere la battaglia per il controllo della vendita delle armi da fuoco, un tema caro anche a Barack. Oppure nuove leggi sull’immigrazione. O, ancora, la lotta all’obesità infantile.

Qualcosa sarà. Michelle non è nata per fare solo quella che viene bene in foto. Per quanto già riconosciuta portatrice di una rivoluzione estetica e pop, difficile che si accontenti solo di quello. Vuole di più. E farà in modo di ottenerlo. Perché se c’è una cosa ormai chiara è questa: quel “il meglio deve ancora venire” detto da Barack a novembre del 2012, poco dopo essere stato rieletto, si riferiva a Michelle, mica a se stesso.