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Neera, la stakanovista democratica tra clintonismo e obamismo

Durante le primarie del 2007-2008 era soprannominata “il mulo di Hillary”, oggi Tanden è a capo di un importante pensatoio, il Center for American Progress, ma la sua non è un'eccezione

John D. Podesta, fondatore e presidente emerito del Center for American Progress (Cap), lavorerà nell’amministrazione Obama, occupandosi della riforma sanitaria e delle questioni relative al cambiamento climatico. Il più clintonista dei clintonisti torna dunque al fianco dell’attuale presidente democratico (fu lui, origini genovesi e greche, a guidare la squadra democratica della transition dall’amministrazione Bush alla nuova amministrazione). Forte della sua riconosciuta e apprezzata esperienza di strategist e di conoscitore della macchina presidenziale (fu capo di gabinetto di Bill Clinton), gli darà una mano su un paio di dossier cruciali nell’agenda presidenziale, che continuano a essere due priorità e due spine nel fianco di Obama, la riforma sanitaria e le misure di contrasto al cambiamento climatico.

Può essere un fatto “politico” oltre che “tecnico”? Certo. L’arrivo di Podesta alla Casa bianca è il sintomo di una convergenza tra clintonisti e obamiani in vista di una probabile candidatura di Hillary alle elezioni del 2016 nel segno della continuità e quindi di un patto tra l’ex-segretaria di stato e l’attuale presidente, anche per quando Obama finirà il mandato. A rafforzare quest’impressione, c’è il recente discorso pronunciato da Barack Obama – tema: la lotta all’ineguaglianza e alla diseguglianze – in una scuola professionale nella periferia degradata di Washington, un evento proprio organizzato dal Cap e introdotto dalla sua attuale numero uno, Neera Tanden. Anche lei personaggio-chiave nel territorio di contiguità e contaminazione tra clintonismo e obamismo. Personaggio, peraltro, assai interessante. Come Podesta, orgogliosa delle sue radici lontane dall’America e, come Podesta, grata all’America per l’opportunità che ha offerto loro, figli di immigrati, di arrivare a posizioni di vertice a Washington.

Nata nel 1970, in un sobborgo di Boston, da genitori immigrati dall’India e che si erano sposati con un matrimonio combinato, conobbe da bambina la povertà estrema, quando il padre abbandonò la moglie e i due figli Neera e Raj. “Mia madre – ha ricordato in un colloquio con Politico – non aveva mai lavorato un giorno fuori casa in vita sua, e si trovò di fronte a una scelta davvero dura, tornarsene in India, dove non si sapeva di una donna che avesse divorziato, o restare qui”. Sopravvissero grazie ai sussidi pubblici, poi sua madre trovò lavoro in un’agenzia di viaggi e Tanden riuscì a frequentare la scuola nel benestante sobborgo di Bedford, grazie a una “corsia” riservata ai figli dei residenti nei comprensori popolari a basso reddito.

È stata una studente modello, e si è laureata in due delle più prestigiose università americane, University of California e Yale. “Lo devo ai miei genitori indiani – ha detto al The Times of India – che mi hanno istillato il senso di poter andare lontano tanto quanto mi sarei duramente impegnata a farlo”. La certezza poi di poter contare solo sulle sue forze ce l’ha “da quando mi resi conto da piccola di non appartenere a una famiglia con agganci. Ho dovuto lavorare duro per raggiungere il successo che ho avuto”.

Sgobbona (principale consigliere di politica di Hillary Clinton nelle primarie del 2007-2008 era soprannominata “il mulo di Hillary”) e dotata di “una visione acuta, innovativa ed espansiva di quale direzione dovrebbe prendere la politica progressista” (parole di Gene Sperling, consulente economico di Obama), Neera Tanden è una delle figure più rispettate nella capitale e nel mondo liberal. Dal 2011 dirige il Center for American Progress (Cap), dopo gli anni della leadership di Podesta, e potrebbe assumere anche la direzione del nuovo think tank aggregato al Cap, l’appena costituito Washington Center for Equitable Growth (Wceg), un centro fondato e guidato finora da Podesta, specificamente dedicato al tema della “crescita equa”. Questione al centro del dibattito americano e cavallo di battaglia della sinistra, dal momento che “negli ultimi trent’anni – come si legge sul sito di Wceg – la diseguaglianza economica è tornata ai livelli degli anni Venti” e “oggi gli Usa sono nel gruppo di testa dei paesi con più diseguaglianza”.

Un tema caro a John e a Neera anche per ragioni biografiche, evidentemente. Ancor più sul lato del blocco della mobilità sociale, quel meccanismo, forse anche mitizzato ma pur sempre forte nell’immaginario collettivo, che consentiva a bambini come Neera e John di sognare un futuro nei palazzi del potere di Washington. E di vederlo anche realizzato.

Colpisce, nella straordinaria carriera di Neera e nella posizione conquistata, anche il fatto che sia donna. Anche se non dovrebbe stupire. Una donna al posto di comando di un importante think tank progressista, infatti, oggi non è l’eccezione ma addirittura la regola. Anne-Marie Slaughter, lo scorso aprile, è diventata presidente della New American Foundation, succedendo a Steve Coll. Prima di lei, nel febbraio 2011, Jane Harman aveva preso il posto di Lee Hamilton alla guida del Woodrow Wilson Center, e Katherine McFate, nel maggio 2011, era stata nominata presidente e amministratore delegato del Center for Effective Governement. Poi nel luglio e nell’ottobre dello stesso anno, la nomina di Janice Nittoli a capo della Century Foundation e quella di Neera Tanden.

Ancora: Sarah Rosen Wartell, cofondatrice con Podesta del Cap, nominata nel febbraio 2012 alla direzione dell’Urban Institute, e Felicia Wong al posto di Andrew Rich, nel marzo 2012, alla presidenza del Roosevelt Institute. Che questo avvenga nel campo progressista, può essere considerato normale, e rende ancora più evidente la differenza con quanto accade nei “pensatoi” della destra, ancora regolarmente e rigidamente “al maschile”. Semmai, ha detto Slaughter all’Huffingtont Post, stupisce per quanto tempo questi posti siano stati appannaggio degli uomini. Già, ma quale il “valore aggiunto” di una leadership “al femminile”? Per esempio, Neera Tanden, sostiene l’Huffington Post, ha portato nel Cap qualcosa di diverso in quanto donna, a cominciare dal trattamento dei dipendenti: una più generosa politica di distacchi pagati, permessi di paternità, più posizioni direttive a donne, sostegno a ricerche per politiche per la famiglia più “friendly”, di stampo europeo.

La prossima settimana sarà ospite del Cap Elizabeth Warren, senatrice del Massachusetts, nuova icona con Bill de Blasio della sinistra, con le sue idee radicali a favore dell’ampliamento della rete di protezione sociale, e sempre più spesso tirata in ballo come possibile sfidante di Hillary Clinton nelle primarie democratiche per le prossime presidenziali. Un’ipotesi rafforzata dalla sua prodigiosa capacità nel raccogliere fondi. Lei però nega una sua ambizione presidenziale e ha anzi firmato una lettera con altre esponenti democratiche a favore della candidatura di Hillary. Compito di Neera sarà anche quello di far sì che questa convergenza si consolidi e rafforzi le possibilità di successo di Clinton.