Politica ed Economia
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La professoressa Giachi e il cambiaverso delle politiche giovanili a Firenze

Ha accompagnato la corsa a sindaco di Matteo Renzi e oggi è tra gli assessori di punta della giunta fiorentina, con deleghe sparse e un'agenda fittissima. Cristina Giachi però passa più tempo con i ragazzi che nel suo ufficio

Più che renziana è una vera ‘sestessiana’, con un tratto del tutto originale e autonomo nel fare politica. Cristina Giachi ha 44 anni, una figlia di 10, è docente universitaria di storia del diritto romano e assessore a Università, Ricerca, Politiche giovanili, Fondi europei, Pari opportunità e Educazione (i suoi biglietti da visita sono a fascicoli) del Comune di Firenze, e un profilo da stretta di mano davanti a un caffè più che da copertina patinata.

Tutte le settimane pranza in una mensa scolastica: “Sono stata mossa da una duplice motivazione“ dice ridendo, “mia figlia si lamentava sempre della pasta ‘al puzzo di mare’ e io sentivo la necessità di toccare con mano la realtà con cui mi trovavo a collaborare. Ho così scoperto una filiera di lavoro straordinaria, con persone di valore che ogni giorno preparano con cura dai 25 ai 30mila pasti per i nostri bambini”.

Ha cominciato con la politica attiva nel 2008, in occasione delle primariette del Pd “un po’ per reagire alla tendenza alla critica acida indivanata che stava avendo il sopravvento su di me, un po’ perché mi convinceva questa idea di partito nuovo proposta da Veltroni”, e ha proseguito commentando le newsletter dell’allora presidente della Provincia Renzi. Sua, per esempio, è la proposta di un governo cittadino per metà al femminile, così come la convinzione che l’istruzione sia lo snodo fondamentale delle politiche di cittadinanza. Renzi le chiese di coordinare l’attività di raccolta delle idee dei cittadini che sono andate a comporre poi l’ossatura del documento di mandato e dei 100 punti con cui si è candidato a sindaco.

Altra cosa che fa sempre, il mercoledì mattina, salvo rare eccezioni, è il consiglio comunale aperto con i ragazzini delle scuole medie. La Giachi riceve le scolaresche nel salone dei Dugento, in Palazzo Vecchio, facendole discutere di temi a loro cari, esattamente come se fossero consiglieri comunali responsabili di decisioni per la cittadinanza. Un modo giocoso di far capire loro il compito delle istituzioni, il valore della discussione, del dissenso e del bene comune.

“Ricordo una volta in cui un gruppo di bambini voleva stanziare fondi per costruire una piscina nel proprio quartiere. Il dissenso degli scolari che non abitavano lì ha fatto comprendere loro il significato dell’interesse particolare rispetto a quello di tutti. Il commento dirimente è passato dalla voce di un ragazzino che protestava dicendo che siccome a lui piaceva la montagna, allora voleva fossero stanziati fondi per costruirne una artificiale vicino a casa sua”. Si illumina divertita mentre racconta questi episodi, con la passione di chi nelle persone ci crede. “È fondamentale coltivare il rapporto con i più piccoli. Bisogna partire da loro per costruire cittadini consapevoli e attenti”.

Ma non è facile parlare ai giovani, altro motivo per cui stima molto Renzi, anche quando ci prova in modi meno canonici, come quella volta ad Amici di Maria de Filippi. “Non si tratta di abbassare il livello della discussione ma di dare un segnale di apertura, di accettazione, si tratta di rendere avvicinabile a tutti un ambito che fino a ora è rimasto precluso a pochi. Io insegno storia del diritto romano: una disciplina astratta, lontana nel tempo. Se non facessi lo sforzo di aprirmi ai miei studenti, e usassi un linguaggio autoreferenziale, non farei loro un buon servizio”.

La sua attenzione alla memoria collettiva e al coinvolgimento dei più piccoli nella “cosa pubblica” ha preso corpo quest’anno nell’iniziativa ‘Girotondo per Caterina – Firenze abbraccia gli Uffizi’: nel giorno della commemorazione della Strage dei Georgofili, oltre 600 alunni delle scuole primarie e secondarie inferiori della città si sono trovati per ricordare i bambini scomparsi durante l’attentato agli Uffizi, tenendosi per mano e circondando gli edifici dell’area coinvolta. Con lo stesso spirito di trasmissione del ricordo e di cittadinanza attiva, anche la mostra fotografica allestita sull’argomento è stata pensata con un taglio didattico e inserita tra i progetti proposti a tutte le scuole di Firenze.

Nel suo modo di vedere le cose la scuola è fatta di persone e da quelle è necessario ripartire. “A Firenze siamo fortunati”, commenta con una punta di orgoglio, “ci sono realtà, soprattutto al sud, dove la vita nell’istituzione scolastica è davvero complicata. Noi siamo riusciti, nonostante la spending review, a investire ancora. Ci sono tanti, tantissimi individui di valore, e molti altri che sono pronti a crederci. Però non basta basarsi sulla passione dei singoli. Si deve mettere a sistema questo patrimonio e partire dai fondamentali. Nei decenni passati, lottando contro l’autoritaritarismo, abbiamo eliminato anche il senso dell’autorevolezza dell’insegnante, che invece è importante e va valorizzato. Sicuramente il ricambio generazionale che si sta per imporre sarà salutare: la mancanza di continuità è di per sé una grande opportunità. Ma per una riorganizzazione seria della scuola non si può partire dai tagli, bisogna puntare sulle persone. Anche perché ormai non c’è davvero più niente da tagliare: i genitori portano a scuola carta igienica, sapone, fogli, cosa vogliamo chiedere loro ancora?”.

#bambinicittadini è l’hashtag per seguirla su twitter ogni giorno.