Politica ed Economia
Intervista, di ,

Desirée Digeronimo: “Oggi più che mai serve una riforma della Giustizia”

La pm che ha combattuto contro la mafia barese propone un sistema di sorteggio dei componenti togati del Csm, scelti in base a parametri oggettivi, e una totale informatizzazione dei processi

A lungo sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Bari, la sua città. Desirée Digeronimo ha condotto numerose inchieste sulla camorra barese, che hanno indagato sui rapporti tra politica locale e criminalità organizzata. Dal 26 luglio 2013 il Csm ha deliberato il suo trasferimento a Roma, come da lei stessa richiesto.

Il trasferimento, ha detto Digeronimo, era stato l’atto finale di un progressivo isolamento all’interno della procura di Bari, dopo la sua inchiesta sulla sanità pugliese che vedeva coinvolto l’ex senatore Alberto Tedesco, e la segnalazione dei rapporti tra la sorella di Nichi Vendola e il gup che doveva decidere sul rinvio a giudizio del governatore della Puglia. “Una delegittimazione”, l’aveva definita allora la pm. “Non dovevo essere credibile, così non sarebbero state credibili nemmeno le mie indagini”.

Da mesi si parla di una sua possibile candidatura a sindaco di Bari. Per il momento la sua risposta è che lei, per la sua città, ci sarà sempre.

Da quando vive tra Bari e Roma, guarda alla sua città con occhi più critici o più benevoli?

Vivere parte della settimana lontana dalla mia città e dai miei affetti più profondi mi induce a riempire ogni istante trascorso a casa con maggiore intensità. Conoscere da vicino altre realtà ha messo in luce le criticità del mio territorio, ma mi ha consentito anche di apprezzare maggiormente la bellezza e l’unicità della mia terra.

Si parla sempre di più della necessità di una riforma della Giustizia. Questa volta, secondo lei, si passerà finalmente dalle parole ai fatti?

Oggi più che mai è necessaria una seria riforma della Giustizia, che restituisca efficienza e trasparenza a un fondamentale servizio per i cittadini. Deve operarsi anche per far recuperare credibilità e prestigio alla magistratura, spesso compromessa dalla degenerazione patologica di alcuni aspetti del sistema correntizio. Il problema non è tanto se oggi si possa passare dalle parole ai fatti quanto se oggi la nostra classe dirigente possa riformare la Giustizia nell’interesse esclusivo dei cittadini.

La prima cosa che farebbe per rendere più efficiente e fluida la macchina della Giustizia.

Proporrei un sistema di sorteggio dei componenti togati del Csm, effettuato sull’individuazione di una rosa di candidati, scelti in base a parametri oggettivi precostituiti per legge. Spingerei per una totale informatizzazione delle procedure e dei processi.

Lei ha dichiarato: “Il problema non è chi fa politica spogliandosi della toga, ma chi la fa indossandola”.

Politica e giustizia devono correre su binari paralleli, separati. Occorre rafforzare le regole che garantiscano piena autonomia e indipendenza alla magistratura, ma anche il primato della politica, intesa come massima espressione della volontà popolare nella scelta del sistema Paese, delle sue strategie, della sua visione concreta di democrazia.

Qual è stato fino ad ora il maggior ostacolo che ha incontrato nella sua carriera di donna magistrato?

Conciliare il lavoro con gli impegni di madre e moglie non è facile, specie per chi come me ama accudire casa e famiglia. Spesso ho dovuto sacrificare i miei affetti per far fronte a impegni lavorativi. Tuttavia, nel suddividersi in più ruoli, si impara a conoscere la scala delle priorità e ad avere la giusta concretezza per affrontare e risolvere i problemi.

In cosa, invece, l’essere donna l’ha facilitata?

La sensibilità di una donna può essere preziosa per percepire dietro le carte d’ufficio le persone e la loro vita. Favorisce il dialogo, aumenta la determinazione a portare a compimento le proprie scelte.

Che rapporto ha con la stampa?

La stampa oggi appare più garantita sotto il profilo della “libertà di stampa” che non sotto quello di “stampa libera”. Quando l’informazione dipende da grossi centri di potere economici, finanziari e politici, diventa difficile informare garantendo equilibrio e correttezza, onestà intellettuale e obiettività.

La prossima primavera Bari sceglierà il proprio sindaco. Cosa augura al futuro primo cittadino?

Chi si propone di fare politica oggi dovrebbe amministrare facendo prevalere l’interesse collettivo a quello clientelare-familiaristico. Un sindaco che veramente non voglia lasciare indietro nessuno deve aprirsi al dialogo, comprendere i problemi della comunità, con attenzione a quelli dei singoli, e perseguire il bene di tutti. Auguro al prossimo primo cittadino di Bari di essere un uomo libero, o una donna libera.