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L’altra America è donna, al potere in Brasile, Costa Rica e Argentina

Cristina Fernández de Kirchner, Dilma Rousseff e Laura Chinchilla Miranda sono leader del governo dei loro paesi. Ma le proteste giovanili, i problemi economici e gli attacchi dei media non vengono risparmiati neanche a loro

Com’è bello il Sud America con tutte quelle leader al potere. Nel pianeta, tra capi di governo e capi di stato, ci sono una ventina di rappresentanti al femminile, dalla Corea del Sud alla Nigeria, dalla Germania alle Americhe e se adesso il Cile tornerà ad aprire le braccia a Michelle Bachelet si arriverà a 24. Tre capi di stato stanno proprio in quel pezzo di mondo: Cristina Fernández de Kirchner, Dilma Rousseff e Laura Chinchilla Miranda.

Figure che hanno contribuito negli ultimi anni a migliorare la situazione globale della crescita delle donne nei posti chiave – senza calcolare ministri e altre alte figure di rappresentanza – come già segnalava nel 2011 Unifem, il fondo delle Nazioni Unite per le donne. Significa donne leader che contano negli incontri storicamente maschili ai vertici tra le super potenze mondiali e con gli altri potenti leader dei paesi Brics.

Il Brasile, la settima economia mondiale, dopo gli anni della presidenza Lula è guidato dall’ottobre 2010 per la prima volta da una donna, Dilma Rousseff, powerful people numero 20 nella recente classifica di Forbes, il cui gradimento sta però duramente calando nei sondaggi negli ultimi mesi in seguito alle rumorose proteste giovanili di San Paolo. Ora la sua scommessa più grande è l’audace riforma del sistema politico che vorrebbe intraprendere per via referendaria prima del voto del 2014. Ma prima verranno i Mondiali di calcio di giugno e, con in vista le Olimpiadi del 2016, c’è da immaginare che l’evento peserà parecchio sulla sua rielezione.

Sempre dal 2010 è la socialdemocratica cinquantenne Laura Chinchilla – anch’ella prima nella storia della nazione – a guidare il Costa Rica, paese tranquillo anche se pesantemente toccato dalla crisi, stretto tra Messico, Colombia e le vie del narcotraffico. Chinchilla ha vinto nonostante la campagna degli avversari la dipingesse come una “marionetta”. Conservatrice a dispetto della sua collocazione politica, ha grandi legami con le autorità cattoliche ed è contraria all’aborto e ai matrimoni gay. Sul suo profilo twitter si definisce così:”Politologa, sposa mamma e Primera servidora della Repubblica di Costa Rica”.

L’Argentina è infine capitanata per la seconda volta da Cristina Fernández de Kirchner (2007, poi 2011). Rieletta tra il grande consenso popolare, oggi vede la sua immagine alquanto in crisi, tra la proposta di modifica della Costituzione per permettere rielezioni illimitate, scandali e problemi economici che riaffiorano. E l’aria non va migliorando dopo che alle recenti elezioni di mid-term i kirchneristi sono stati sconfitti dal candidato Sergio Massa, che aspira alla Casa Rosada nel 2015: per Cristina, nonostante abbia appena vinto una lunga battaglia contro i media, questo insuccesso potrebbe tradursi addirittura in una fine del mandato anticipata.

In ogni caso, questi sono anni in cui le donne trovano sempre più spazio negli esecutivi, vedi l’Europa, dove l’ultima ad essere riconfermata è stata Angela Merkel, leader della potente economia tedesca. E se è vero che spesso proprio le situazioni di crisi spingono a selezionare nuove personalità, figure precedentemente marginali ai posti di potere, la possibilità che ci sia ancora più spazio per le donne non è così remota. Resta da vedere cosa c’è davvero in ballo. Intanto, le donne (non solo le leader) fanno il tifo per Michelle.