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Tutte le donne di papa Francesco, da nonna Rosa all’ex fidanzatina

Le donne nella vita del pontefice contano molto, e dovranno contare di più nella Chiesa che è stato chiamato a guidare. Ma lui ammette che i discorsi sul loro ruolo sono spesso ispirati da un'ideologia machista

C’è l’ormai celebre nonna Rosa. Papa Francesco la cita spesso. Con lei ha avuto un rapporto di speciale affetto. È lei che gli ha insegnato a pregare e lo ha sostenuto nella scelta di diventare sacerdote. Da lei ha imparato ad affrontare con serenità e fiducia le avventure dagli esiti più incerti. In un libro-intervista con Sergio Rubin e Francesca Ambrogetti, edito da Salani, il futuro pontefice racconta di conservare ripiegate all’interno del Breviario due tomi di preghiere che porta sempre con sé anche durante i viaggi, alcune lettere della nonna che rappresentano il suo testamento spirituale.

C’è la mamma, Regina Maria, cuoca eccellente, che il sabato faceva ascoltare ai figli le opere liriche trasmesse dalla radio di stato argentina. C’è la sorella, Maria Elena, più piccola di lui di dieci anni, che lui ha cresciuto come un padre, senza trascurarla mai, nonostante gli impegni sempre crescenti. C’è la cugina suora, Ana Rosa, alla quale chiede sempre di pregare per lui. C’è Amalia, la fidanzatina che Jose Mario forse avrebbe sposato se non fosse arrivata la vocazione. C’è Alicia Oliveira, amica di vecchia data, magistrato progressista, costretta alla clandestinità durante la dittatura del generale Videla, e che l’allora padre Bergoglio ha aiutato a incontrare di nascosto i figli.

L’elenco – che non dimentica come sfondo la profonda devozione alla Madonna – potrebbe continuare, ma è chiaro che le donne nella vita di papa Francesco contano. E dovranno contare di più nella Chiesa che è stato chiamato a guidare. Di fatto, ha voluto due laiche all’interno dei gruppi di consiglieri che lo stanno aiutando nella riforma della curia e del governo vaticano: la professoressa Mary Ann Glendon fa parte della commissione referente per lo Ior, la manager Francesca Immacolata Chaouqui di quella che sta revisionando i dicasteri economici. “La Chiesa è donna, è madre”, ha ripetuto in diverse occasioni e tempo fa, spronando scherzosamente le suore nel loro ruolo, ha detto: “Siate madri, non zitelle”.

Del resto il papa che ha scelto di chiamarsi Francesco non può non avere in mente un’idea di donna forte come quella di Chiara d’Assisi, che non fu una semplice collaboratrice del Poverello ma sviluppò un suo carisma originale. Il magistero di papa Bergoglio al riguardo sembra prendere forma a partire da un presupposto: la presenza femminile non è stata sufficientemente valorizzata perché schiacciata dalla “tentazione del maschilismo”. Lo si comprende bene leggendo la celebre intervista-enciclica a Civiltà Cattolica, la storica rivista dei gesuiti, nella quale rispondendo alla domanda del direttore, padre Antonio Spadaro, su come rendere maggiormente visibile il ruolo della donna nella Chiesa, ha spiegato: “È necessario ampliare gli spazi di una presenza femminile più incisiva nella Chiesa. Temo la soluzione del machismo in gonnella, perché in realtà la donna ha una struttura differente dall’uomo. E invece i discorsi che sento sul ruolo della donna sono spesso ispirati proprio da una ideologia machista. Le donne stanno ponendo domande profonde che vanno affrontate. La Chiesa non può essere se stessa senza la donna e il suo ruolo. La donna per la Chiesa è imprescindibile”.

Sul tema papa Francesco è tornato pochi giorni fa, in occasione dell’udienza ai partecipanti al venticinquesimo anniversario della lettera apostolica Mulieris dignitatem di Giovanni Paolo II – il primo documento pontificio dedicato interamente alla donna – per specificare che non si può ridurre la maternità a un ruolo sociale, né promuovere un’emancipazione che abbandoni i tratti che caratterizzano l’universo femminile. “La maternità – ha osservato il Santo Padre – non è semplicemente un dato biologico, ma comporta una ricchezza di implicazioni sia per la donna stessa, per il suo modo di essere, sia per le sue relazioni, per il modo di porsi rispetto alla vita umana e alla vita in genere”.Inoltre ha calcato la mano sul rischio di confondere il servizio con la servitù, confidando: “Io soffro quando vedo nella Chiesa o in alcune organizzazioni ecclesiali che il ruolo di servizio della donna scivola verso un ruolo di servidumbre”.

La decisione di convocare un sinodo straordinario sulla famiglia per il prossimo anno costituisce un’ulteriore conferma dell’attenzione di Francesco all’universo femminile. L’episcopato globale dovrà riflettere sulle tante sfide che oggi si affrontano nei complessi equilibri matrimoniali, dalle coppie in difficoltà alla realtà di madri e padri che, in tempi di crisi, quotidianamente compiono piccoli miracoli per i loro focolari. Il papa venuto quasi dalla fine del mondo – durante il grande raduno delle famiglie che si è svolto in piazza San Pietro alla fine di ottobre – ha indicato una strada: ritrovare “armonia” tra le persone. Un orizzonte su cui sintonizzarsi.