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Vento di novità in un convento del viterbese, da Sudamerica e Ucraina

Quello delle Serve del Signore e della Vergine di Matarà è un Ordine argentino nel monastero di San Paolo a Tuscania che conta oggi 80 suore da 20 paesi diversi per cui la fede è stata anche un riparo dalla vita di strada

Il muro cinge ancora il monastero, proteggendolo dagli occhi indiscreti del passante lì fuori. “Lì fuori” è Tuscania, in provincia di Viterbo, via delle Clarisse, una stradina in leggera pendenza che porta all’ingresso principale del monastero di San Paolo. Nessun evento eccezionale ha mai scosso quel luogo, a parte il terremoto del ’71 quando, solo dopo l’autorizzazione del Papa, le suore clarisse di clausura abbandonarono temporaneamente il monastero che stava lentamente crollando sulle loro teste velate. Poi, 2 anni fa, una ventata di novità ha aperto le porte del convento.

Oggi, dentro quel muro di cinta, si apre un varco da cui si può scorgere un tappeto elastico su cui saltano e si divertono i bambini del paese. Di fronte all’arco d’ingresso c’è la chiesa dove mai nessun matrimonio è stato celebrato – una volta si diceva che le suore di clausura altrimenti si sarebbero ingelosite. Leggende di paese. Dietro l’altare è schierato il coro su cui oggi siedono le suore “giovani e belle”, come dicono a Tuscania, con le loro facce scoperte e con i loro abiti blu cangiante e grigi, che intonano canti che nel passato erano percepibili solo da dietro un telo che copriva le clarisse.

Sono le Serve del Signore e della Vergine di Matarà, un Ordine argentino insediatosi nel monastero di San Paolo poco prima della scomparsa della penultima clarissa nel convento. L’ultima invece ha chiesto di rimanere lì. Entrò a soli 17 anni e pochi giorni fa ne ha compiuti 90, festeggiando insieme con queste nuove sorelle molto diverse dalle sue compagne di una vita, ma per le quali non risparmia ogni giorno una preghiera. “Suor Maria Rosa, può pregare per me che domani ho un esame?”, le chiedono riverenti le sorelle.

Si studia molto lì dove oggi c’è una scuola di formazione dell’Ordine fondato nell’84 da Padre Carlos Miguel Buela. Un argentino come Papa Bergoglio. Dopo il noviziato a Sutri, comincia infatti la scuola di tre anni a Tuscania, dove si studiano filosofia e teologia prima di partire per le missioni in tutto il mondo. Oggi, in questo piccolo paese medievale del Viterbese, le suore sono 80, provenienti da 20 paesi diversi, anche se le ucraine e le sudamericane s’impongono come numero. Poco incidente è la presenza italiana: 8 sorelle nella scuola di formazione, 5 nel noviziato e una decina in missione.

Viene spontaneo allora chiedersi se la vocazione sia spontanea o se si tratti piuttosto di una scelta di vita condizionata dall’ambiente e dal contesto in cui si è cresciuti. Suor Maria Umilenia ha grandi occhi azzurri e una carnagione bianco latte. “Non ci domandiamo mai qual è stato il percorso precedente al noviziato di ognuna di noi – risponde -. Anche se la scelta è arrivata per scappare da uno stato di precarietà, non importa, perché se siamo qui vuol dire che abbiamo risposto alla chiamata di Dio”. In paese le sorelle raccontano le loro storie alla gente di Tuscania. Dall’Ucraina in particolare la scelta del noviziato sembra essere quasi imprescindibile dopo che Chernobyl ha prodotto tante orfane cresciute nei conventi e poi quasi instradate alla vita monacale. Anche per alcune parti del Sudamerica la fede diventa riparo dalla vita di strada.

Maria Umilenia ha 31 anni, è russa e ha un’altra storia da raccontare. Suo padre è musulmano e sua madre ortodossa. I suoi genitori però non sono mai stati particolarmente osservanti per cui lei non ha ricevuto il battesimo fino ai 18 anni quando, da sola, si è avvicinata alla fede. “L’Islam non faceva per me perché sono donna e sarei partita già svantaggiata. In una Chiesa ortodossa non ero a mio agio perché la correzione delle pratiche non è molto gentile. Solo qui ho trovato la carità fraterna e la solennità della liturgia. Ognuno nel Cattolicesimo ha una sua funzione. Come diceva San Paolo, tutte le membra concorrono alla costruzione del corpo. Gli uomini sono la testa, è vero, ma le donne sono il collo. La testa si gira solo per volontà del collo”. Sul potere della donna nella Chiesa suor Maria Umilenia ha un’idea precisa. “Nella Chiesa non c’è una discriminazione della donna anche perché Dio ha pensato a lei in questa forma”.

Il potere delle Serve del Signore si compie a ogni missione in giro per il mondo. A questo ci si prepara con la scuola. Si comincia la mattina alle 7 con lo studio e poi il rosario e la preparazione del pranzo alle 13.15. Il pomeriggio è dedicato al lavoro comunitario: dispensa, lavanderia, orto e sacrestia, e di nuovo lo studio. La tv non c’è e neanche i social network. Non perché siano strumenti “del demonio”, solo perché distraggono. Già ci sono le chiacchiere tra consorelle “in italiano, anche se spesso diventa… itagnolo”.

Si vive grazie alle donazioni della gente di Tuscania, abituata in passato a offrire beni in cambio di un rammendo da parte delle clarisse. In una delle sale del monastero esisteva infatti la ruota dove si lasciava “la provvidenza”. Oggi le sorelle “belle e giovani” offrono la loro musica nella banda del paese davanti agli occhi divertiti dei più giovani fino a far storcere il naso ai più anziani, abituati alla ‘discrezione’ delle vecchie suore.