Politica ed Economia
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Rana Husseini, scrittrice e sportiva giordana in lotta contro il delitto d’onore

Da ragazza era capitano della nazionale di basket della Giordania, ha studiato negli Usa e ora gira il mondo per combattere la violenza e il delitto d'onore. Scrive libri, tiene conferenze, e non smette di parlare con le donne

“Il velo non impedisce alle donne di pensare o di vivere la loro vita. So che in Occidente c’è un grande dibattito al riguardo, ma non si può generalizzare su questo”. Parla così la giordana Rana Husseini, giornalista del Jordan Times che alla difesa dei diritti delle donne ha consacrato la sua esistenza, ottenendo premi e riconoscimenti prestigiosi in tutto il mondo. Come il Reebok Human Rights Award nel 1998. O l’Ida B. Wells Award for Bravery in Journalism nel 2003.

Si racconta a Donneuropa con piglio deciso e affabile, trasmette tutto il calore di chi combatte una battaglia in cui crede profondamente. La sua più grande soddisfazione, dice, è sapere di aver contribuito a salvare delle vite. E di aver dato voce, nel suo libro “Murder in the name of honor” (Oneworld Publications), a tante ragazze e donne che una voce non l’hanno più. Perché uccise in nome dell’onore.

Ed è proprio il delitto d’onore che la Husseini vuole, con tutte le sue forze, annientare. Quello di cui sono vittime donne colpevoli, secondo i loro familiari, di aver irrimediabilmente macchiato l’onore della propria famiglia. Con uno sguardo audace, un comportamento considerato sconveniente, una relazione con un uomo. O, persino, subendo uno stupro.

Parla un inglese fluente, la Husseini. Non è un caso. Prima di essere assunta al Jordan Times ha vissuto in America.  “Ho studiato giornalismo negli Stati Uniti dal 1987 al 1993, poi sono tornata in Giordania – rivela – Allora non sapevo nulla dei cosiddetti crimini d’onore. Da giovane facevo tanto sport, sono stata il capitano della nazionale giordana di basket per cinque anni, e non leggevo molti giornali. Inoltre, nessuno della mia cerchia familiare o di amicizie ha mai vissuto una cosa simile. Tutto è cominciato quando sono arrivata al Jordan Times“. Ma la Husseini non è solo una giornalista: ha anche fatto da consulente sui temi di genere per istituzioni come le Nazioni Unite e la Freedom House.

In Occidente si tende a interpretare il velo come un importante simbolo di repressione. Ma è davvero un aspetto così fondamentale per valutare il livello di emancipazione delle donne musulmane?

Ci sono donne che indossano il velo perché le loro famiglie glielo impongono. Ma ci sono anche moltissime donne emancipate, professioniste di alto livello, che lo portano per scelta. Il velo non impedisce alle donne di pensare o di vivere la loro vita. In Giordania può accadere che qualcuno giudichi una donna per come si veste o perché non indossa il velo, ma non per questo sarà ostile nei suoi confronti. Certo, ci può essere qualche caso di uomini che picchiano la loro figlia o moglie per obbligarle a portarlo, ma non è affatto frequente, sono casi isolati.

Quali sono i motivi per i quali possono verificarsi i delitti d’onore?

Ci sono tantissime ragioni per le quali le donne vengono uccise. In Giordania non ho mai sentito che sia accaduto per il modo in cui una donna vestiva o perché rifiutava di indossare il velo. E sono dell’opinione che i delitti per lesione dell’onore non siano confinati a una sola nazione, cultura o religione. Purtroppo ogni giorno vengono denunciati omicidi di donne in moltissimi Paesi, Italia compresa. E penso che, più che per la religione, queste cose accadano perché in molte parti del mondo c’è sempre la paura di quello che penseranno o diranno gli altri. I delitti d’onore di solito si verificano perché le famiglie si preoccupano di quello che gli altri diranno di loro.

In varie occasioni lei ha spiegato che, per eliminare la violenza contro le donne, è necessario un cambiamento culturale dell’intera società. Come pensa che stia andando?

La violenza contro le donne è un problema internazionale, ed è in aumento. In passato, nel mondo, una donna su quattro era soggetta a qualche forma di violenza. Ora è una su tre, secondo gli studi delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni. Ma per fortuna sta crescendo nelle donne la consapevolezza del fenomeno e dunque vengono denunciati molti più casi. Negli anni ’70 e ’80, per esempio, le Nazioni Unite parlavano solo di “violenza contro le donne”, mentre ora viene specificata tutta una serie di sotto-categorie. Che vanno dai delitti d’onore, alla violenza fisica, a quella mentale.

Si sente appoggiata dagli uomini nel suo lavoro?

All’inizio no. Un giorno però fu proprio un uomo a propormi di lavorare con la gente comune, dal basso. E così, nel 1998, abbiamo fondato il “Comitato Nazionale per eliminare i cosiddetti delitti d’onore”. Eravamo quattro uomini e sette donne e abbiamo lavorato tantissimo. Sono stati tre anni davvero emozionanti: organizzavamo riunioni, parlavamo con tante persone, e così abbiamo accresciuto la consapevolezza e la partecipazione alla battaglia. E oggi, quando vado alle conferenze qui in Giordania, tanti uomini mi chiedono in che modo possono aiutarci. Sono convinta che dobbiamo lavorare insieme perché si tratta di un problema sociale che non riguarda solo le donne, ma anche gli uomini. Credo che nessuno sia felice di uccidere la propria figlia o sorella. Ma la pressione sociale e familiare trasformano una persona normale in un assassino.

Ritiene che un giorno gli uomini accetteranno che le donne siano libere e loro pari?

Questa è davvero una domanda difficile e io non sono una’esperta in sociologia [ride]. Le società evolvono continuamente. A essere sincera, non lo so davvero. Spero che un giorno uomini e donne possano arrivare alla comprensione e al rispetto reciproco. In Europa, ad esempio, ci sono molte donne con incarichi importanti: sono deputate o addirittura capi di Stato. Hanno un ruolo molto forte, e nondimeno hanno dei mariti.

Se potesse mandare un messaggio o un consiglio a tutte le donne del mondo, quale sarebbe?

Penso che le donne debbano sentirsi libere e in grado di seguire il loro cuore, di realizzare quello che vogliono per se stesse, o almeno di provarci. E se per caso sentono di essere in pericolo, che il loro partner le stia soffocando, o se subiscono degli abusi, allora devono cercare aiuto e pensare a salvarsi. È solo un gioco di potere… questi omicidi e queste tragedie avvengono solo per una questione di potere e di controllo. La violenza non deve mai essere ignorata. Credo sia importantissimo che le donne possano svolgere il lavoro che vogliono, per esempio. Anche perché un giorno queste donne avranno dei figli, ed è importante che li educhino a desiderare lo stesso, maschi o femmine che siano.