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#Cosedauomini, campagna antiviolenza espressa attraverso parole maschili

Le pubblicità sociali contro la violenza sulle donne riescono raramente a sorprendere. La violenza di genere è un fenomeno tanto inquietante quanto complesso, e forse per questo difficile da affrontare con gli strumenti della comunicazione. Il 25 novembre novembre di ogni anno ne abbiamo una spiacevole riprova, di fronte al dilagare di immagini mortuarie e avvilenti di donne dai volti tumefatti che, quando non contengono al proprio interno messaggi ambigui, riescono comunque a produrre l’effetto di rimandare a ogni donna un’immagine di fragilità e solitudine.

Anche per questo, non si può non apprezzare l’iniziativa del Dipartimento per le Pari Opportunità, che ha appena lanciato contro la violenza una campagna con uno sguardo e un respiro nuovo, efficace nel contenuto e inusualmente curata nella forma.

#Cosedauomini è il titolo di questa webserie in 5 episodi in cui è stata compiuta una scelta decisa: spostare l’attenzione dalle vittime al retroterra culturale della violenza, facendo degli uomini – fidanzati, mariti, padri – i protagonisti di una riflessione sul maschile e sulla relazione incerta con la libertà delle donne. La violenza sulle donne è un problema degli uomini, lo diciamo da anni. Già, ma come possono gli uomini liberarsi dagli stereotipi maschili in cui la violenza mette radici? Come arrivare a comprendere che accettare un rifiuto, prendersi cura dei figli, stimare e sostenere la compagna sul lavoro, ammettere e affrontare le proprie insicurezze sono “cose da uomini” – come recitano i payoff dei cinque episodi?

C’è Davide con i suoi 18 anni e il suo desiderio impacciato di conquistare una ragazza che – dicono gli amici – è una facile, se ci provi ci sta. Ma quando dice no, è davvero un no? Poi c’è  Nicola, 42 anni, professionista che ha perso il lavoro e che si trova suo malgrado a occuparsi della casa e dei figli mentre la moglie è lanciata nella carriera. Diventa rancoroso, geloso e aggressivo. Come evitare che la sua frustrazione distrugga i suoi affetti? C’è anche la storia di un neopapà, Riccardo, incapace di inserirsi nella coppia madre-figlio, che trasforma il senso di estraneità in egoismo. E così Massimo, geloso e possessivo della fidanzata Irene, incapace di ascoltare e accogliere dell’altra desideri o bisogni che non gli appartengano. E infine Paolo, il più vecchio del gruppo, che non accetta la volontà della moglie di separarsi, e rischia di trasformarsi in pericoloso stalker.

I cinque sono legati tra loro da un’abitudine tipicamente maschile: il calcetto. Un espediente narrativo già visto al cinema (Amore, bugie e calcetto) e in tv (All Stars), ma che viene qui riproposto fuori dallo stereotipo. I rapporti tra uomini servono ai protagonisti della webserie a guardarsi l’un l’altro come in uno specchio. E quella omosocialità maschile che tanta parte ha nel perpetuare i modelli di genere tradizionali, qui è trasformata in risorsa di cambiamento. Non è forse un caso che nella partnership del progetto che ha prodotto la campagna ci sia, oltre alla rete D.I.Re. dei centri antiviolenza anche l’associazione nazionale Maschile Plurale, che lavora da tempo alla critica ma anche alla produzione di nuovi discorsi sulla mascolinità.

Infine c’è un ultimo aspetto positivo da menzionare. In questa campagna si parla di violenza senza mettere in scena la violenza. La violenza agita resta una possibilità e una minaccia, una strada che si spalanca nella situazione di scacco. Ma è scacciata dalle opportunità aperte da una parola maschile nuova.