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Perché il 51% delle donne ha votato Democratico nelle elezioni Usa

I Repubblicani hanno vinto le elezioni ma le donne hanno votato in maggioranza Democratico.

Gli americani lo chiamano voting gender gap ed è il fenomeno ben noto per cui le donne tendono a votare leggermente più a sinistra degli uomini, e di per sé non è una novità. In queste elezioni di midterm però la differenza tra il voto maschile e quello femminile ha raggiunto proporzioni maggiori, almeno rispetto alle due elezioni precedenti. Secondo i dati diffusi dal Pew Research Center infatti il 51 per cento delle donne ha votato Democratico, contro il 41 per cento degli uomini. Similmente il 57 per cento dei maschi ha sostenuto il Grand Old Party, cosa che ha fatto soltanto il 47 delle donne.

Nelle due midterm precedenti, cioè quelle del 2006 e del 2010, il divario tra elettori ed elettrici è stato minore (tra il 5 e il 7 per cento, anziché il 10).

Resta da chiedersi quali siano le origini di questo voting gender gap e perché stia aumentando.

Una possibile spiegazione sta nel rilievo che i temi etici – e in particolare l’aborto – stanno assumendo nel dibattito pubblico americano. Per tradizione i candidati democratici sono più favorevoli al diritto all’interruzione volontaria della gravidanza rispetto ai loro colleghi repubblicani (sebbene, naturalmente, esistano eccezioni in entrambe i sensi).

Eppure negli ultimi anni il tema è tornato al centro del confronto politico molto più di prima: lo stesso New York Times aveva dichiarato, con un articolo dello scorso gennaio, che il Grand Old Party stava puntando a farne uno dei punti salienti delle sue campagne elettorali. Sui siti e gli account dei social network gestiti dai liberal, poi, si può notare una diffusa convinzione che i loro avversari starebbero lanciando una “guerra contro i diritti delle donne” (per farsene un’idea basta digitare su un motore di ricerca “war on women”).

Qualcuno farà notare, e a ragione, che esistono uomini favorevoli all’interruzione volontaria di gravidanza e donne contrarie. Però qui non si tratta di stabilire che gli uomini sono di destra e le donne di sinistra, bensì di capire perché le seconde tendono a votare a sinistra un pochino più dei primi. È possibile, se non probabile, che in questa tendenza i temi etici svolgano un ruolo. L’aborto è una questione che, per forza di cose, tocca moltissime donne in prima persona, mentre per molti uomini si tratta di una questione più lontana: una cosa che tocca da vicino persone a te care, magari tua moglie o tua figlia, ma non te direttamente.

Soprattutto il concetto di “gravidanza forzata” – termine con cui la filosofa Chara Lalli ha brillantemente descritto la situazione in cui si trovano le donne che desidererebbero abortire ma cui non è consentito farlo – è di più facile comprensione per una femmina, sebbene questo non escluda assolutamente che molti uomini non l’abbiano fatto proprio.

Tuttavia i temi etici non sono l’unico elemento a svolgere un ruolo. Potrebbe c’entrare in parte l’economia. Le donne, com’è noto, tendono a guadagnare un po’ meno degli uomini e a questo bisogna aggiungere che su di loro grava maggiormente il peso del mantenimento dei figli (non perché le madri tendano a spendere più dei padri, ma perché le madri single sono numericamente maggiori dei padri single. In breve: esistono molte donne che allevano figli senza l’aiuto di un uomo, mentre la situazione inversa è rara). Questo spiegherebbe perché un numero maggiore di donne sostiene un partito favorevole a politiche sociali come la riforma sanitaria voluta da Obama.

Infine esistono questioni ideologiche che nulla hanno a che vedere con l’economia né coi temi etici, ma che rimandano alla visione stessa della vita. Come sosteneva qualche tempo fa Paul Krugman (democratico, premio Nobel e incidentalmente maschio), la differenza tra destra e sinistra “non riguarda tanto il libero mercato e i valori morali”, quanto piuttosto il concetto stesso di autorità: “l’autorità dei datori di lavoro sugli impiegati, degli uomini sulle donne, dei bianchi su ‘quella gente lì’”. C’è da stupirsi, allora, se le donne dimostrano una sensibilità politica un po’ diversa da quella degli uomini?