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Facebook, Apple e gli ovuli congelati: siamo realisti o moralisti?

Non ho un’opinione su se sia giusto o sbagliato per le donne ricorrere al congelamento dei propri ovuli. È una scelta troppo personale e come tale spetta a ciascuna donna. Ho però un’opinione sulla notizia uscita ieri che Facebook e Apple pagheranno le spese per la procedura alle impiegate che desidereranno intraprenderla. In altre parole: se siete donne, lavorate per Facebook o Apple e volete ad un certo punto della vostra vita e della vostra carriera congelare le vostra uova in vista di una gravidanza futura, il vostro datore di lavoro si occuperà delle spese fino a un massimo di 20 mila dollari.

Anche sforzandomi, non riesco a capire come questa notizia abbia potuto essere ricevuta tanto negativamente, soprattutto in Italia, un Paese che di certo non brilla per politiche che aiutino a superare il gigantesco divario tra possibilità di carriera maschile e femminile. L’obiezione secondo la quale così facendo Apple e Facebook costringerebbero le donne a puntare sulla carriera e a rimandare la maternità puzza di moralismo e che soprattutto non tiene conto della realtà.

Punto primo, nessuna donna sacrifica la maternità alla carriera. Se una vuole dei figli, prima o poi li fa. Non c’è carriera che tenga. Se una donna dice che non ha avuto figli per dedicarsi alla carriera, mente. Probabilmente non li voleva, ma piuttosto che ammetterlo e sentirsi giudicata e trattata come un essere con quattro teste e otto braccia preferisce incolpare la carriera.

Punto secondo, il congelamento degli ovuli esiste già, non lo hanno inventato gli ingegneri di Facebook o della Apple. Negli Usa sono ormai due anni – la procedura è uscita definitivamente dalla fase sperimentale nel 2012 – che le donne ricorrono a questa opzione, con il risultato di 2 mila bambini nati da ovociti congelati (300 mila in tutto il mondo, secondo i dati della USC Fertility).

Punto terzo, la fertilità di una donna diminuisce con l’età. È un dato di fatto. Passati i 35 anni, concepire un figlio naturalmente è più difficile che a 30.  Passati i 40 diventa un terno al lotto, visto che la possibilità di rimanere incinta ogni mese precipita sotto il 5% (a 25 anni è del 25%, a 36 anni è del 16%). Tutte cose che le donne sanno benissimo, così come sanno benissimo che avere figli a 30 anni in questo mondo del lavoro fatto di stipendi più bassi rispetto agli uomini e di minori possibilità in generale, costerà loro in termini di carriera.

Eppure alcune donne fanno questa scelta e continueranno a farla. La possibilità di congelare gli ovuli non toglie nulla alle donne che hanno comunque deciso di avere figli prima dei 35 anni. Non sono certo Facebook o Apple o qualunque altra azienda a poter far cambiare idea a una donna che ha deciso di avere figli da giovane.

Non c’è nessuna rivoluzione in atto, non c’è nessun cambio di sistema. Chi vorrà fare figli presto, continuerà a farli. Chi vorrà aspettare, si ritroverà un benefit in più e un aiuto economico non da poco. Non si tratta di dare giudizi morali o di ragionare in base a come vorremmo il mondo. Si tratta di prendere atto di una realtà che già esiste e di riconoscere una iniziativa che cerca di andare incontro alla vita e alla carriera delle donne, quando finalmente ce n’è una.